Palermo, commesso giudiziario e "talpa": processo da rifare

La condanna del commesso giudiziario e “talpa”: processo da rifare

Annullamento con rinvio da parte della Cassazione

PALERMO – Annullata con rinvio la sentenza di condanna del commesso giudiziario Feliciano Leto, accusato di essere stato una “talpa” all’interno della Procura della Repubblica di Palermo. La Cassazione ha confermato, e dunque reso definitiva, solo la parte che riguarda la truffa per essersi allontanato dal posto di lavoro senza giustificazione.

Da rivalutare in un nuovo processo di appello la parte più consistente del processo a carico del commesso giudiziario. L’ex Pip in appello era stato condannato a 4 anni con l’interdizione temporanea dai pubblici uffici.

Ex Pip e “talpa”

Leto era imputato per avere passato informazioni riservate su indagini in corso apprese consultando i fascicoli dei pubblici ministeri. Di “aiuto concretamente idoneo ad eludere le investigazioni” e “condotta sorretta da coscienza e volontà” avevano parlato i giudici nella motivazione di condanna di primo grado.

Il commesso, addetto al trasporto dei fascicoli delle segreterie dei pm, avrebbe fotografato i fascicoli e diffuso in maniera illecita atti coperti dal segreto istruttorio.

Il suo comportamento avrebbe danneggiato alcune inchieste su rapine a mano armata, traffico di armi, corruzione e falso. A confermare i sospetti sarebbe stato un spyware installato nel cellulare che ha registrato ogni mossa di Leto.

“Non aiutò il mafioso”

Al Riesame era caduta l’ipotesi che Leto avesse fatto da talpa anche per Luigi Abbate, boss della Kalsa, detto “Gino u mitra”. “Ci sono proroghe, continue proroghe, intercettazioni, tu hai il telefono sotto controllo”, diceva ad esempio il commesso giudiziario a un indagato per corruzione.

Per l’imputato, difeso dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Luigi Miceli, la Cassazione ha stabilito che si dovrà celebrare un nuovo processo di appello. L’annullamento con rinvio riguarda le ipotesi di “violazione della pubblica custodia di cose”, l’aggravante di avere ostacolato un’indagine sul traffico illegale di armi e una ipotesi di favoreggiamento.


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