Processo “Università Bandita”, 6 condanne: c’è l’ex rettore Basile

Processo “Università Bandita”, 6 condanne: c’è l’ex rettore Basile

Il processo si chiude anche con 45 assoluzioni con formula piena

CATANIA – L’ex rettore Francesco Basile è stato condannato a cinque anni di reclusione al processo “Università bandita”. È stato emesso pochi minuti fa il verdetto della seconda sezione penale del Tribunale di Catania, presidente Enza De Pasquale, giudici Cristina Scalia e Mariaconcetta Gennaro. In tutto i condannati sono sei. I pm avevano chiesto 39 condanne e 12 assoluzioni. Gli assolti sono invece 45.

Per Basile l’accusa principale era induzione indebita a dare o promettere utilità. Per alcune imputazioni, va precisato, è stato assolto con formula piena. Il tribunale ha condannato a 2 anni Filippo Drago, imputato in veste di direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche dell’università di Catania.

Condanna a due anni anche per Antonio Giuseppe Biondi, Marcello Angelo Alfredo Donati e Marco Montorsi, imputati per un’ipotesi di falso in relazione a un concorso (è una delle ipotesi per cui è stato condannato anche Basile). Condannato a 8 mesi infine Giuseppe Maria Pappalardo, imputato nella qualità di membro interno e presidente delle commissioni di due distinti concorsi.

L’inchiesta da cui è scaturito il processo

L’inchiesta da cui è scaturito il processo è quella condotta dalla Digos e coordinata dalla Procura etnea. Quando scattò, nel 2019, portò alle dimissioni dell’allora rettore Basile e la programmazione di nuove elezioni universitarie. L’ipotesi riguardava la presunta predisposizione a tavolino di una serie di bandi e di assegnazioni di cattedre.

Basile è stato dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici nonchè in stato di interdizione legale durante la pena. Gli altri cinque condannati hanno ottenuto comunque la condizionale: la pena è sospesa. I giudici hanno dichiarato prescritte le accuse a carico di Vincenzo Perciavalle e Giuseppe Barone. Va evidenziato che tutti gli imputati, anche chi è stato condannato in primo grado – come detto pure Basile – hanno ottenuto delle assoluzioni parziali.

Gli imputati assolti con formula piena

Gli altri imputati sono stati assolti tutti. Sono Massimo Libra, Ferdinando Nicoletti, Agostino Cortesi, Giovanni Gallo e Luigi Vincenzo Mancini (per non aver commesso il fatto). Velia Maria Lucia D’Agata, Giuseppina Lavecchia, Massimo Mattei, Carmelo Giovanni Monaco, Luca Vanella, Giovanni Puglisi, Alessia Facineroso, Anna Garozzo, Giovanni Barreca, assolti perchè il fatto non sussiste. Giovanna Schillaci è stata assolta perché il fatto non costituisce reato.

I reati caduti perché il fatto non è più reato

In 39 infine, tra cui anche alcuni degli altri prosciolti, sono assolti perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Le accuse erano state infatti derubricate in abuso d’ufficio.

Sono Salvatore Cesare Damato, Piero Baglioni, Laura Ballerini, Antonio Barone, Giuseppe Barone, Giovanni Barreca, Francesco Basile, Vincenzo Bianco, Paolo Cavallari, Michela Maria Bernardetta Cavallaro, Giovanna Cigliano, Velia Maria Lucia D’agata, Vincenzo D’agata, Francesco Di Raimondo, Filippo Drago, Santi Fedele, Giovanni Gallo, Sebastiano Angelo Alessandro Granata, Calogero Salvatore Guccio, Giampiero Leanza, Orazio Antonio Licandro, Paolo Mazzoleni, Carmelo Giovanni Monaco, Maura Monduzzi, Matteo Giovanni Negro, Ferdinando Nicoletti, Maria Caterina Paino, Giuseppe Maria Pappalardo, Pietro Pavone, Roberto Pennisi, Vincenzo Perciavalle, Giacomo Pignataro, Giovanni Puglisi, Stefano Giovanni Puleo, Maria Alessandra Ragusa, Romilda Rizzo, Salvatore Saccone, Giuseppe Sessa, Giuseppe Vecchio.

I difensori di alcuni assolti: “Soddisfazione”

“Esprimo soddisfazione per l’assoluzione del mio cliente, ma mi riservo comunque ogni altra valutazione, dopo aver letto le motivazioni della sentenza, ivi compresa anche quella di impugnarla, per ottenere un’assoluzione con formula più ampia”, afferma l’avvocato Francesco Azzolina, difensore del professore Guccio.

“Dico solo che il Tempo è galantuomo e la Verità è figlia del Tempo, anche se le sofferenze di un imputato costretto a anni di processo sono enormi. Il processo è una pena”, dichiara l’avvocato Giuseppe Lipera, difensore del professore Negro, docente di Scienze politiche. Per il professore Negro i pm avevano chiesto la condanna a 4 anni e mille euro di multa


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