Palermo, mafia di Porta Nuova: 22 condannati

Zio, nipote e altri 20: mafia di Porta Nuova, condannati boss e gregari

Alcuni imputati assolti e subito scarcerati

PALERMO – Tra i condannati per mafia l’unica pena confermata è quella di Tommaso Lo Presti, boss di Porta Nuova, soprannominato il lungo. Deve scontare 20 anni di carcere. Per gli altri imputati la Corte di appello ha deciso degli sconti di pena. Ci sono pure due nuovi assolti che sono stati subito scarcerati.

Sotto processo c’erano capi e picciotti arrestati nel blitz denominato “Vento” del luglio 2022. Poco prima, alla Zisa, fu assassinato il boss Giuseppe Incontrera. C’era anche il suo nome nella lista delle ordinanze di custodia cautelare da eseguire.

L’accusa era rappresentata dai sostituti Giovanni Antoci, Luisa Bettiol e Gaspare Spedale. Per la prima volta si sono costituiti parte civile i lavoratori di un’impresa edile. Sono i primi a subire le minacce degli uomini del racket che si presentano nei cantieri. Al loro fianco l’avvocato Salvatore Caradonna di Addiopizzo.

Parte civile anche Comune di Palermo (rappresentato dall’avvocato Ettore Barcellona), Centro Pio La Torre (avvocato Francesco Cutraro), Federazione anti racket, Sos Impresa, Sportello di solidarietà (assistiti dagli avvocati Maria Luisa Martorana, Valerio D’Antoni e Ugo Forello).

Mafia, gli imputati condannati

In 18 hanno ottenuto uno sconto di pena dal collegio della seconda sezione, presieduto da Fernando Sestito: Salvatore Incontrera, figlio del boss ucciso, che passa da 18 anni e 4 mesi a 11 anni 2 mesi e 20 giorni (difeso dagli avvocati Domenico Trinceri e Vincenzo Giambruno, è caduta l’accusa di associazione mafiosa), Giuseppe Giunta, da 20 anni a 14 anni (difeso dall’avvocato Filippo Gallina), Calogero Lo Presti, alias “Zu Pietro”, da 16 anni a 14 anni e 8 mesi in continuazione con una precedente condanna (difeso dall’avvocato Luciano Maria Sarpi, 5 anni e 8 mesi per questa sentenza), Nicolò Di Michele da 20 anni a 12 anni e 4 mesi (difeso dagli avvocati Edi Gioè ed Angelo Barone), Leonardo Marino da 20 anni a 14 anni e 8 mesi, Andrea Damiano da 20 anni a 14 anni (difeso dall’avvocato Giovanni Castronovo).

Ed ancora: Maria Carmelina Massa, moglie di Incontrera, da 12 anni e 8 mesi a 6 anni (difesa dagli avvocati Giuseppe Farina e Domenico Trinceri), Filippo Burgio, da 17 anni e 9 mesi a 14 anni,Giuseppe D’Angelo da 13 anni a 9 anni 6 mesi e 20 giorni, Antonino Ventimiglia da 18 anni e mezzo a 9 anni (difeso dall’avvocato Luigi Miceli), Domenico Lo Iacono da 14 anni a 12 anni e 8 mesi, Gioacchino Pispicia da 12 anni e 10 mesi a 9 anni, Massimiliano D’Alba da 12 anni a 9 anni 6 mesi e 20 giorni.

Antonino Fardella da 12 anni e 8 mesi a 9 anni (avvocato Domenico Trinceri), Antonino Bologna da 7 anni e 4 mesi a 5 anni 6 mesi e 20 giorni, Antonino Talluto da 4 anni e 4 mesi a 4 anni e 2 mesi, Francesco Cerniglia da 4 anni e 8 mesi a 3 anni e 10 mesi, Francesco Domina 2 anni e 4 mesi (un anno in meno del primo grado), Roberto Verdone da 20 anni a 14 anni di reclusione (difeso dall’avvocato Rosanna Vella), Gaetano Verdoneda 17 anni 9 mesi e 10 giorni a 8 anni, Vito Lo Giudice da 7 anni e 10 mesi a 5 anni e 10 mesi.

Gli assolti

La Corte ha assolto e disposto l’immediata scarcerazione di Salvatore Di Giovanni, che in primo grado era stato condannato a 10 anni e 8 mesi (difeso dall’avvocato Angelo Barone) e Antonino Stassi, condannato in primo grado a 17 anni 11 mesi e 10 giorni (difeso dagli avvocati Michele Rubino e Filippo Gallina).

Confermate le assoluzioni di Giorgio Stassi, Francesco Verdone, Marco Verdone (difeso dagli avvocati Michele e Marco Rubino) e Gioacchino Fardella (difeso dall’avvocato Silvana Tortorici).

Mafia di Porta Nuova, zio e nipote al potere

Tommaso e Calogero Lo Presti, zio e nipote, erano tornati liberi dopo una lunga detenzione. Del più anziano Calogero, che tutti chiamano “zio Pietro, Giuseppe Incontrera diceva “una belva è”. Verso di lui tutti mostravano rispetto: “Tutti ci vannu a liccuniari”. Calogero Lo Presti fece un passo indietro per lasciare il potere al nipote Tommaso, che decideva tutto, persino il prezzo di vendita della porchetta. Tra i condannati anche Filippo Burgio che meditava la vendetta per la morte del figlio Emanuele assassinato alla Vucciria.

Hanno scelto il rito ordinario il terzo” pilastro” della mafia a Porta Nuova, Giuseppe Di Giovanni, consuocero di Incontrera, processato a piede libero per scadenza dei termini di custodia cautelare, e Giuseppe Auteri. Rischiano anche loro di essere condannati.


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