PALERMO – Cosa nostra non è affatto sconfitta e continua a guardare al futuro. L’allarme arriva dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
De Lucia ha detto: “Qualcuno ha la tentazione di dire che la mafia è superata e ridotta a una delinquenza di straccioni. I risultati dimostrano il contrario: quest’anno sono state emesse 409 misure cautelari in indagini di mafia. Cosa nostra è dietro l’angolo, pronta a continuare le sue attività criminali e capace di guardare al futuro”.
Il procuratore ha espresso forti perplessità anche sul referendum di marzo sulla riforma della giustizia. De Lucia ha affermato: “Quando si tocca la Carta costituzionale bisogna farlo in modo studiato e riflessivo. I cittadini chiedono una giustizia efficiente, con tempi accettabili e decisioni giuste. Nessuna di queste esigenze sarà risolta dal referendum”.
Sul tema dell’autonomia della magistratura, de Lucia ha osservato: “Se i principi non trovano conferma nella Costituzione vivente, non sono nulla”. Il procuratore ha infine ringraziato le forze dell’ordine. De Lucia ha sottolineato: “L’alternativa alla collaborazione con la magistratura sarebbe la soggezione all’esecutivo, che non era l’obiettivo dei Costituenti”.
Alla cerimonia è intervenuta anche la procuratrice generale di Palermo Lia Sava, che ha descritto un quadro preoccupante. Sava ha dichiarato: “L’uso del metodo mafioso e la corruzione sono diventati sistematici. La società mostra una pericolosa etica, fondata esclusivamente sulla fame di guadagno”. La procuratrice generale ha aggiunto: “Le indagini rivelano una ritrovata vitalità di Cosa nostra, sospesa tra nuove tecnologie e legami col passato”. Sava ha ricordato che molti detenuti continuano a esercitare il loro ruolo criminale dal carcere. Sava ha spiegato: “Attraverso le videochiamate partecipano a veri e propri summit”.
Il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini ha richiamato l’attenzione sulla necessità di cooperazione istituzionale. Morosini ha detto: “Per non trasformare il Pnrr nell’ennesima occasione perduta serve una forte sintonia tra istituzioni giudiziarie, avvocatura e amministrazioni”. Il presidente del Tribunale ha criticato il clima della campagna referendaria. Morosini ha osservato: “Si accusano i giudici di mancanza di imparzialità, minando la fiducia dei cittadini nello Stato”.
Nella relazione sullo stato della giustizia, il presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca ha denunciato il livello dello scontro pubblico.
Frasca ha affermato: “La critica alle sentenze è legittima, ma diventa inaccettabile quando si trasforma nel dileggio della funzione giudiziaria”. Il presidente della Corte d’Appello ha aggiunto: “Accusare la magistratura di essere il cancro della democrazia alimenta sfiducia e mette a rischio la coesione sociale”.
Sul referendum, Frasca ha detto: “La mancanza di un vero confronto parlamentare ha trasformato la riforma in una campagna contro i magistrati, con toni populistici e aggressivi”. Infine, Frasca ha concluso: “Il nome di Giovanni Falcone viene usato in modo strumentale. Non fu un sostenitore apodittico della separazione delle carriere, ma pose il tema come oggetto di confronto”.

