Carcere di Siracusa, agenti della penitenziaria feriti con bastoni

Carcere di Siracusa, agenti della penitenziaria feriti con bastoni

carcere di siracusa
Stavano riportando un detenuto nel blocco da cui si era spostato arbitrariamente
L'AGGUATO
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SIRACUSA – Agenti di polizia penitenziaria erano intervenuti nel carcere di Siracusa per riportare un detenuto nel blocco in cui era rinchiuso. Lui si era spostato arbitrariamente in un altro blocco, e durante queste fasi sono stati aggrediti dai reclusi di una cella. Li hanno colpiti con bastoni e sgabelli. A riportare le ferite più gravi sono stati il dirigente, colpito violentemente al volto con un pugno. Il pugno gli ha causato la sospetta rottura del setto nasale. Un assistente di polizia ha riportato la lussazione della spalla.

I due sono stati portati, con ambulanze, al pronto soccorso dell’ospedale di Siracusa. Lo rende noto Mimmo Nicotra, presidente della Confederazione sindacati penitenziari (Consipe). Il sindacalista parla di “guerriglia contro lo Stato” e di “agguato agli agenti da parte dei detenuti”.

La ricostruzione dei fatti

“I fatti – ricostruisce Nicotra – sono iniziati ieri sera quando un detenuto italiano del Blocco 10 ha deciso arbitrariamente di trasferirsi al Blocco 20. Ha occupato una cella al terzo piano. Un atto di sfida aperta alle regole che questa mattina ha portato all’intervento di un nucleo di polizia penitenziaria. Equipaggiato con i dispositivi di protezione per procedere all’estrazione e al trasferimento forzoso dell’uomo. L’intervento – aggiunge il sindacalista – si è trasformato in un agguato: tutti i detenuti presenti nella stanza hanno affrontato i poliziotti armati di sgabelli e bastoni”.

“Siamo di fronte a una mattanza giornaliera – dichiara il sindacalista – è inaccettabile che un detenuto possa pensare di gestire la propria allocazione come se fosse in un albergo e, di fronte al legittimo intervento dello Stato, risponda con una violenza di gruppo organizzata. Esprimo la mia totale solidarietà al dirigente e al collega ferito, ma la solidarietà non basta più”.

La richiesta: provvedimenti immediati e non negoziabili

“Se i detenuti non temono più di aggredire un dirigente e il personale in assetto di sicurezza – osserva il presidente del Consipe – significa che il sistema di deterrenza è fallito. Chiediamo al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il Dap, provvedimenti immediati e non negoziabili: i responsabili di questa aggressione devono essere trasferiti d’urgenza in altre strutture e sottoposti a regimi disciplinari rigorosi”.

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