PALERMO – Lumen, Aram e Ancol in provincia di Messina. Il Ciapi a Palermo. Le ultime inchieste che hanno travolto questi enti di formazione sono la spia di un sistema che ha mostrato impietose falle.
Sono stati mesi neri per la Formazione professionale siciliana. I nodi sono cominciati a venire al pettine alla fine del 2012. Si è partiti dai cosiddetti extra budget che sono costati una condanna (500 mila euro ciascuno) per danno erariale all’ex assessore regionale Mario Centorrino e all’ex dirigente generale dell’assessorato, Gesualdo Campo. La sentenza della Corte dei conti mise dei paletti all’intero sistema. Gli extra budget costituiscono un danno per l’erario. Si tratta delle cifre non programmate ma sborsate dalla Regione per pagare il personale. Secondo il pubblico ministero contabile Gianluca Albo, si era in presenza di una “trasgressione dei canoni comportamentali”. Quei canoni previsti dal “buon senso comune, secondo cui un ente privato non può gestire arbitrariamente risorse pubbliche” e dal “buon senso gestionale” che deve rispondere ai principi di trasparenza ed economicità.
Per la vicenda extrabudget davanti alla Corte dei conti è in corso il processo agli esponenti politici e amministrativi che nel 2007 hanno avuto a che fare con la formazione: dal presidente Raffaele Lombardo agli assessori Santi Formica, Carmelo Incardona e Luigi Gentile, passando per l’attuale segretario generale della Regione Patrizia Monterosso, l’allora dirigente generale Alessandra Russo ed i dirigenti di servizio Maria Carmela Di Bartolo, Salvatore Di Francesca, Loredana Esposito e Antonino Emanuele. La procura della Corte dei conti ipotizza un danno erariale per cifre comprese tra gli 830mila euro contestati a Incardona ai 270mila euro alla Monterosso, passando per il 386mila euro chiesti a Formica e Russo.
Non è tutto perchè la Procura contabile ha citato in giudizio la dirigente Concetta Cimino ed Emanuele Currao, funzionario dell’area Affari generali del dipartimento dell’Istruzione e della formazione professionale. Currao avrebbe gonfiato il suo conto conto corrente personale con 85 mila euro della Regione destinati a forniori. La Cimino non avrebbe vigilato sulle operazioni, mostrando mancanza di prudenza gestionale.Non si tratta dell’unica vicenda su cui si concentra la Procura della Corte dei conti. Le indagini vanno avanti dalla fine del 2011 e sono venticinque i funzionari e i dirigenti indagati a vario titolo. Ci sono quelli che hanno distratto le somme e coloro che avrebbero dovuto vigilare per impedirglielo. Un altro troncone di indagini riguarderebbe pure lo straordinario pagato dal Dipartimento. Che tra il 2008 e il 2009, per molti dipendenti avrebbe superato, e di gran lunga, le normali ore di servizio.
I primi giorni di dicembre 2012 Livesicilia ha raccontato la storia dell‘inchiesta penale ai danni di una coppia di Partinico, nel Palermitano. Lui fa il vigile del fuoco. Lei la professoressa. Attorno agli enti di formazione Aiprig e Istituto San Gabriele ruoterebbero una serie di illeciti. Maria Caronna e Carmelo Lo Baido dal 2002 hanno ricevuto finanziamenti per circa tre milioni di euro. Sono serviti ad organizzare corsi “fatti in casa”. Secondo l’accusa, infatti, i due coniugi avrebbero sub affittato la villa dove abitano agli enti che loro stessi dirigono. E per migliaia di euro al mese. Senza contare i parenti iscritti nel libro paga.
Sempre Livesicilia ha puntato l’attenzione anche su quanto sarebbe accaduto a Catania, svelando l’inchiesta che ha portato i finanzieri fin dentro gli uffici giudiziari. Il procuratore aggiunto di Catania Giuseppe Gennaro ha messo gli occhi sul progetto “rafforzamento delle capacità d’azione delle autorità per l’Amministrazione della giustizia della Regione Siciliana”. Una montagna di soldi del Fondo sociale europeo che sarebbero dovuti servire per rendere più efficiente la macchina della Giustizia. Un’inchiesta che è partita da Catania ma che potrebbe spostarsi anche a Palermo, dove Gennaro si è confrontato con il procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Insieme hanno passato al setaccio una dozzina di gare bandite dalla Regione negli ultimi cinque per una cifra che supera i 70 milioni di euro. Si indaga sulla preparazioni dei bandi, sulle aggiudicazioni in favore di alcune Onlus, sulle forniture di beni e servizi. E sarebbero già emerse una serie di irregolarità. Uno dei primi bandi a finire sotto la lente di ingrandimento della magistratura catanese è stato quello che ha assegnato un milione e 230 mila euro del Programma operativo regionale 2007/2013 – Fondo Sociale europeo alla Procura di Palermo, al Tribunale e alla Corte d’appello di Catania. La procedura adottata era quella “aperta con il criterio di offerta economica più vantaggiosa”. A presentarla è stata l’Iraps Onlus di Catania. La determina era a firma del dirigente del servizio Concetta Cimino, la stessa già citata in giudizio dalla Procura contabile, e dell’allora dirigente generale dell’assessorato alla Formazione, Patrizia Monterosso.
Da Catania e Palermo a Messina, dove un avviso di conclusione delle indagini nei mesi scorsi è stato notificato a Melino Capone, lo stesso che oggi è finito in cella. L’accusa ipotizzata nei confronti dell’ex assessore comunale alla viabilità ed ex commissario regionale dell’Ancol è truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. I riflettori della magistratura furono accesi sull’Ancol, (Associazione Nazionale delle Comunità di Lavoro), per accertare la legittimità dei finanziamenti ottenuti dalla Regione Siciliana, per 13 milioni e 600mila euro, dal 2006 al 2011. Melino Capone fu commissario dell Ancol sino al 2006. Da quel momento in poi, nonostante la carica gli fosse stata revocata, avrebbe mantenuto il ruolo di commissario. E avrebbe pure, secondo l’accusa “sistemato” parenti ed amici. A cominciare dal padre che aveva uno stipendio di 3500 euro mensili.
Il 19 giugno l’inchiesta della Procura di Palermo ha travolto il Ciapi. Il pool di pubblici ministeri composto da Agnello, Demontis, Padova e Picchi, si è concentrato sul Co.Ora.Ap: 15 milioni di euro per un progetto formativo mai decollato. E l”ente di formazione sarebbe diventato, secondo l’accusa, il bancomat personale per le spese del manager della pubblicità Faustino Giacchetto. Finito in cella, assieme al presidente del Ciapi, Francesco Riggio, agli ex assessori Gian Maria Sparma e Luigi Gentile (poi finiti ai domicilairi) e ad un serie di burocrati, imprenditori e faccendieri.

