PALERMO – Gianfranco Miccichè risponde al telefono e la prima risposta dà già l’idea di come proseguirà il resto della telefonata: “Se il centrodestra sta così male? Sì, ma non so se il centrosinistra stia meglio. Qui sono saltati i partiti, è saltato tutto”. L’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana non è più nel pieno della mischia, a centrocampo, a smistare palloni e a dare suggerimenti in avanti, anzi si chiama fuori dalla contesa futura (“farò altro, non mi ricandiderò”), ma non lesina giudizi su ciò che vede in quest’ultimo scorcio di legislatura.
Miccichè: “Centrodestra e centrosinistra divisi”
“Si fermino, tutti, altrimenti sarà lo sfascio totale e la Sicilia sarà ingovernabile”. L’ipotetica scena finale, però, ha bisogno dell’intero film e così il fondatore di Forza Italia argomenta: “Le ultime elezioni amministrative sono state emblematiche. Il centrodestra non è riuscito a trovare l’unità in nessuna città e lo stesso è accaduto al centrosinistra. Il Pd, poi, vince dove non presenta il simbolo”.
La chiosa è in perfetto stile miccicheiano: “Se dovessimo prendere i risultati di queste ultime elezioni amministrative per fare una valutazione sullo stato di salute della politica siciliana dovremmo già chiamare il prete…”. La seconda immagine richiamata è quella del film di Marco Tullio Giordana, ‘La meglio gioventù’, quando Mario Schiano, nelle vesti di docente di Medicina, consiglia al giovane studente Luigi Lo Cascio di lasciare l’Italia, “un posto bellissimo ma inutile e in mano ai dinosauri”. “La Sicilia, in questo momento, è proprio così”, esclama Miccichè.
Miccichè: “Tre aspiranti governatori nel centrodestra”
Secondo l’ex presidente dell’Ars, in questo momento in asse con Raffaele Lombardo, “l’attuale quadro politico regionale è dominato da odi e da protagonisti che credono di avere la ricetta decisiva per la Sicilia”. Lo sguardo, in questo caso, è soprattutto al centrodestra, “dove Cateno De Luca, Giorgio Mulè e Marco Falcone – spiega -, i tre aspiranti alla carica di presidente della Regione, non hanno nessuna intenzione di fare un passo indietro”. Un tris di nomi dal quale viene lasciato fuori l’attuale governatore, Renato Schifani, pur in pole per la ricandidatura, ma davanti alla sottolineatura Miccichè sostiene che la sua non sia una dimenticanza: “Da ciò che vedo, mi sembra che non sarà ricandidato”.
E allora l’analisi riparte dai tre nomi: “Ho parlato con tutti e nessuno di loro è intenzionato a fare un passo indietro”. Se così sarà “il prossimo presidente della Regione vincerà le elezioni con il 30% dei voti e non avrà nessuna maggioranza: terribile”. Ad oggi “vedo una probabile moltiplicazione dei candidati ala presidenza – aggiunge Miccichè -. Nn si ritirerà nessuno, da entrambi i fronti, perché ciascuno è convinto di essere la persona giusta e di avere la ricetta giusta”.
“La Vardera? Non ha le capacità”
Il quadro dipinto da Miccichè nel corso del colloquio non esclude la vittoria del centrosinistra, dove “neanche La Vardera intende ritirarsi”. Il giudizio sul fondatore di Controcorrente è rispettoso ma netto: “Non credo abbia le capacità per fare il presidente della Regione. Ha vinto ad Agrigento e Bronte? Il centrodestra era dilaniato in entrambi i casi e ad Agrigento il neo sindaco Michele Sodano non ha neanche la maggioranza. Il popolo è una bella cosa ma il populismo è dannoso per la politica, lo dico con il massimo rispetto per le persone”.

Il pronostico di Miccichè sulle elezioni
E tornando ai tre nomi del centrodestra, Miccichè formula il suo pronostico: “Vedo favorito De Luca, è un populista ma è bravo. A Messina e a Taormina ha fatto bene. Un populista che ha dato dimostrazione di sapere fare”.
La proposta sulla modifica della legge elettorale
Davanti a questo scenario di balcanizzazione della politica regionale, l’ex presidente dell’Ars propone un cambio di regole in corsa. “L’elezione diretta del presidente della Regione ha fatto il male della Sicilia, creando degli autentici imperatori che non rispondono a nessuno perché sanno di essere intoccabili. Modifichiamo la legge elettorale inserendo la sfiducia costruttiva (la possibilità di sfiduciare il presidente della Regione con l’obbligo di proporre un nome alternativo, ndr)”.

