PALERMO – “Tutti vogliamo il Ponte e faremo in modo che le risorse necessarie siano disponibili quando arriverà il momento. Ma oggi abbiamo un miliardo di euro fermi, bloccati da rilievi tecnici che non ci consentono di sapere se, e quando, i lavori partiranno. Nel frattempo, la Sicilia è un cantiere aperto di emergenze: strade, autostrade, ferrovie e aeroporti che durante un’attività eruttiva come quella di questi giorni mostrano tutte le fragilità che noi siciliani già conosciamo. Usiamo quel miliardo per interventi immediati e concreti: potenziamento delle infrastrutture viarie e ferroviarie, messa in sicurezza delle autostrade, ammodernamento delle linee interne che collegano l’isola”. Lo dice Salvo Tomarchio, deputato di Forza Italia all’Ars.
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“Non si tratta di essere contro una infrastruttura strategica come quella del Ponte sullo Stretto, ma di non sprecare tempo e risorse mentre aspettiamo – aggiunge -. Quando saremo pronti ad avviare davvero i lavori, sono certo che le risorse saranno disponibili”. Di fronte all’emergenza cenere che paralizza l’aeroporto di Catania, quindi, Tomarchio lancia quello che definisce “un appello al buon senso”: utilizzare il miliardo di euro attualmente fermo per il Ponte sullo Stretto per avviare immediatamente i lavori sulle infrastrutture siciliane più fatiscenti. Quanto alle proposte di potenziare Comiso in alternativa a Catania o costruire nuovi aeroporti, Tomarchio le giudica “inutili”.
“Con il vento la cenere può arrivare ovunque lungo la costa orientale – osserva -. Spenderemmo miliardi per avere lo stesso effetto. Guardando a potenziare l’esistente a servizio del territorio, il governo Schifani ha già stanziato 50 milioni per Comiso: 30 per piste e parcheggi, 20 per l’area cargo. Sono fatti concreti che guardano alla realtà dei bisogni del territorio. La vera risposta a queste emergenze e guardare in prospettiva allo sviluppo dell’isola – sottolinea Tomarchio – è una rete ferroviaria e viaria in grado di far spostare velocemente i passeggeri da ogni provincia verso ogni aeroporto: dalla costa est o da Agrigento verso Palermo e Trapani e viceversa. Solo così si può garantire un’alternativa concreta quando l’Etna decide di chiudere i cieli. A meno che qualcuno non voglia proporre di tappare o delocalizzare l’Etna”.




