La Sicilia che (non) vorrei: scrive Nuccio Di Paola

La Sicilia che (non) vorrei: sanità, giovani e diritti in cerca di risposte

Nuccio Di Paola
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La lettera sui problemi che rifiuta la rassegnazione
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La Sicilia che (non) vorrei. E quella che non possiamo più permetterci. Ci sono due modi di guardare la Sicilia.

Il primo è quello della rassegnazione. Quello di chi pensa che qui le cose non cambieranno mai, che la sanità continuerà a non funzionare, che i giovani continueranno a partire, che trovare un lavoro dipenderà più dalle conoscenze che dal merito e che la politica continuerà a gestire il potere invece di risolvere i problemi.

Il secondo è quello di chi crede che questa terra abbia tutte le risorse per diventare una delle regioni più moderne del Mediterraneo. Io appartengo a questa seconda categoria.

La Sicilia che non vorrei è una Sicilia che costringe una madre ad aspettare mesi per una visita specialistica. È una Sicilia in cui un anziano rinuncia a curarsi perché non può permettersi il privato. È una Sicilia in cui nascere in una provincia invece che in un’altra può significare avere servizi diversi, opportunità diverse, perfino speranze diverse. Non è accettabile.

Il diritto alla salute, così come quello all’istruzione, al lavoro e alla mobilità, non può dipendere dal luogo in cui si vive. Per questo credo che la Sicilia abbia bisogno di una grande stagione di riforme. Non di piccoli aggiustamenti, ma del coraggio di mettere in discussione modelli organizzativi che appartengono a un’altra epoca.

La sanità ne è l’esempio più evidente. Se un sistema produce liste d’attesa infinite, fuga dei medici, mobilità sanitaria verso altre regioni e cittadini che rinunciano alle cure, significa che quel sistema va ripensato dalle fondamenta.

Non servono slogan. Servono competenza, organizzazione e la capacità di liberare la sanità dalla logica dei confini politici, costruendola attorno ai bisogni delle persone. Ma la Sicilia che vorrei non si ferma alla sanità.

Vorrei una Regione nella quale un giovane laureato scelga di restare perché qui trova opportunità e non perché non ha i soldi per partire. Vorrei una pubblica amministrazione capace di premiare chi lavora bene, di attrarre competenze e di utilizzare la tecnologia per semplificare la vita ai cittadini. Vorrei una Sicilia che investa davvero nella ricerca, nell’innovazione, nell’intelligenza artificiale, nelle energie rinnovabili, nella portualità e nell’economia del mare.

Vorrei che la nostra posizione geografica smettesse di essere raccontata come un limite e diventasse finalmente il nostro più grande vantaggio competitivo. Vorrei una Regione che pianifichi invece di inseguire le emergenze. Che prevenga gli incendi anziché limitarne i danni. Che gestisca l’acqua come una risorsa strategica e non come un problema che ritorna ogni estate. Che protegga il territorio prima che sia troppo tardi.

Vorrei una politica che torni a essere valutata per i risultati raggiunti e non per la quantità di incarichi distribuiti. La buona politica non deve occupare ogni spazio. Deve creare le condizioni affinché funzionino le istituzioni, le imprese, le università, il volontariato e la società civile.

La Sicilia possiede tutto quello che serve per essere protagonista: intelligenze, università, imprese, cultura, agricoltura, turismo, energia, creatività. Quello che troppo spesso è mancato è la capacità di trasformare queste ricchezze in sviluppo stabile. Per riuscirci serve una rivoluzione culturale prima ancora che politica. Dobbiamo smettere di pensare che il cambiamento sia impossibile. Ogni grande trasformazione nasce quando una comunità decide di non accettare più ciò che considera inevitabile.

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La Sicilia non è condannata al declino. È condannata soltanto se smette di crederci. Io continuo a credere che questa terra possa diventare un modello di buona amministrazione, innovazione e giustizia sociale.
E continuerò a battermi perché questo accada. Senza sosta e fino allo stremo, perché, come direbbe Coelho, spesso è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta.

Nuccio di Paola, deputato regionale e coordinatore siciliano M5S


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