Immaginiamolo Salvatore Giglia, morto a ventisei anni, con il corpo ferito dalle ustioni, sotto i neon della Rianimazione dell’ospedale Civico di Palermo. Immaginiamolo da come lo descrivono. Un ragazzo saggio, buono, generoso, gentile. Un bravissimo docente d’Italiano.
Figlio di una mamma e un papà inseriti pienamente nell’affetto di Ciminna, conosciuti per una sostanza di garbo e affidabilità. Fratello amato di un fratello Fidanzato con una dolcissima ragazza, anche lei colta e sensibile. Ci raccontano di un amore senza confini. Di quei sentimenti che prendono il tempo tra le mani e lo trasformano in eternità.
“Una famiglia perbene”
Ci raccontano, nel velo della discrezione straziata dal lutto: “Una famiglia perbene e unita. Di quelle ancora capaci di trasmettere valori importanti ai propri figli. Era un ragazzo profondamente religioso. Faceva parte di una confraternita e si spendeva sempre per tutte le attività in parrocchia”.
E ancora: “Un ragazzo che si spendeva sul serio per il prossimo e per la sua comunità senza mai risparmiarsi. Amava la sua terra e la rispettava così come gli animali che aveva in campagna. È morto proprio per nel disperato tentativo di salvarli”.

Il coraggio di Salvatore
Immaginiamolo, Salvatore, con l’angoscia addosso, circondato dal fuoco. Con un solo pensiero, nato dal suo cuore coraggioso: salvare il salvabile. Tentare il tutto per tutto. Affrontare la minaccia, per mettersi al sicuro, non prima di avere pensato agli altri. Immaginiamo lo spavento, la sofferenza, il mondo, intorno, che diventa una cappa di fiamme e di fumo. Un muro invalicabile.
Immaginiamo i volti cristallizzati nel dolore di chi lo ama. Non scriveremo mai ‘di chi lo amava’. Il tempo era già diventato eternità. Un peso di marmo, non piegato allo scorrere di niente. Tutto gli scivolerà sopra. Tutto lo ricorderà in ogni momento. Proprio come accade all’amore.
La rabbia per l’incendio
La rabbia è un soffio potente. Aspettiamo l’esito delle indagini. Appiccare un incendio è un atto di violenza senza confini, una dichiarazione di guerra alla propria terra.
E poi smettiamola di parlare di ‘emergenza’. L’abisso dei roghi è il drammatico controcanto di quasi ogni estate siciliana. Vogliamo conoscere il confine tra l’impossibilità e l’incapacità. Vogliamo sapere quanto ci sia di ineluttabile e quanto, eventualmente, di mancata prevenzione. Un chiarimento necessario, per onorare la memoria che avrebbe dovuto essere vita.

La memoria di un ragazzo buono
Purtroppo, è l’ora dei ricordi. Tantissimi sui social stanno celebrando un ragazzo voluto bene da tutti. Si capisce, nel leggere, che non si tratta di frasi di circostanza. Ma di affetto concreto, di un lutto vero.
La confraternita del SS. Sacramento pubblica un post con una foto di Giovanni Pollaci: “Oggi la nostra comunità è più povera! Ci viene a mancare un testimone di gentilezza e un compagno nel cammino di fede e di lode al Signore. Sì! Noi ci sentiamo più poveri ma tu, caro Salvatore, avrai sicuramente iniziato una lode senza fine nella ricchezza della Gloria di Dio”.
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Noi pubblichiamo uno scatto felice, tratto dall’album social delle cose care di Salvatore, splendido ragazzo siciliano. Per ricordarlo con quel sorriso luminoso che lo caratterizza. Abbracciamo con forza chi lo ama. Abbracciamo Ciminna e il suo cuore ferito a morte. Che non smette di battere.
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