Le lucciole che Pasolini aveva visto scomparire sono tornate, a Palermo, simboli trionfanti della felicità. Palermo-Mantova è terminata da qualche minuto. Dal finestrone della tribuna si vedono i palermitani che tornano a casa, sazi di cinque gol e della qualificazione al turno successivo di Coppa Italia.
Sembrano puntini luminescenti, fiammelle, mentre brillano per la gioia, queste piccole – osservate in lontananza – lucciole rosanero, raggianti per la vittoria, curiose di un futuro che si annuncia ambizioso. Ma non possono sentirsi completamente al sicuro, se ci sono i nemici della contentezza in agguato.
Che – presto o tardi – cominceranno con la risaputa cantilena, tetragona a ogni orizzonte di sollievo: ‘Iddi (quelli del Manchester City) in serie A non ci vogliono andare… Gyasi non è cosa sua… Inzaghi è scarso come allenatore, ma pure come giocatore…’. Implacabile, instancabile, irriducibile, il nemico della contentezza – idealmente inteso, nella sua essenza impersonale, nessuno si senta offeso – è colui che ha eletto l’infelicità sociale a sistema di pensiero. Il calcio raccoglie degli esempi, applicabili all’intera città.

Chi è il nemico della contentezza?
Chi è il nemico della contentezza? Uno che non si accontenta del proprio pessimismo: deve predicarlo, annunciando una fosca novella. Non è un rassegnato artigianale, fatto in casa. Il suo massimo gaudio (un controsenso) consiste nel dimostrare che gli altri sbagliano. Perché a Palermo non possiamo dirci contenti, né sereni. Perché Palermo è Palermo.
In realtà, sotto la scorza, si intravvede l’alibi del non fare. Che senso avrebbe impegnarsi, intraprendere, costruire, nello sfacelo che, prima o poi, avrà la meglio? Più saggio – cioè sommamente folle – restarsene in un angolo a contemplare la deriva. Nello specifico: tu, tifoso rosanero, che osi sognare? E se arrivasse la promozione? Per il nemico della contentezza sarebbe un incidente della storia che non modifica la storia stessa. Se fosse mancata, avrebbe, invece, la conferma di un sacro principio.

La magia di Jovanotti, ma…
Il pallone, tinto di rosanero, ha una consistenza maggiore della passione per la città nella sua interezza. E’ nello sfondo che il nemico della contentezza campeggia. C’è il concerto di Jovanotti, con qualche legittima apprensione per l’impegno? Viene superato brillantemente da un superbo aspetto organizzativo? Palermo può specchiarsi in un riflesso di normalità?
Non basta. I nemici della contentezza ricorrono alla sempreverde risorsa della munnizza, dei marciapiede sgarrupati, delle buche nelle strade. Tutti guasti risaputi che non modificano il plauso di una cosa ben riuscita. Per cui non si capisce il senso di annegare un raggio di sole dentro l’amarezza. Ovvero, si capisce benissimo.
La serata jovanottiana, tanto attesa, si è risolta in un tripudio. Ma alcuni nemici della contentezza hanno avuto bisogno – nel loro regno social, soprattutto – di ricordare cos’è Palermo. Sono sempre loro ad agognare, senza confessarlo, che il Palermo perda ogni partita. Ne sarebbero tristi in quanto tifosi, lietissimi in quanto cultori della signoria della catastrofe, con relativo travaso di bile fosforescente.
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Palermo – è vero – ha centomila problemi più uno. Se, però, riuscissimo a rendere innocuo il nemico della contentezza che vive in ognuno di noi, la nostra Palermo – solo per questo – sarebbe già una città migliore.
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