La Sicilia che (non) vorrei. Puoi partecipare anche tu. Scrivi a direttore@livesicilia.it. LEGGI QUI. Scrive il Presidente della Regione.
Ci sono momenti in cui chi governa deve fermarsi a guardare la strada percorsa, non per mettere in fila le cose fatte, perché un semplice elenco direbbe poco e finirebbe probabilmente per annoiare, ma per capire quanto è cambiato, da dove siamo partiti e, soprattutto, quale Sicilia stiamo costruendo.
In questa terra è un esercizio ancora più necessario, perché ogni scelta di governo si misura con problemi che vengono da lontano, con ritardi accumulati negli anni e con una diffidenza verso le istituzioni che non nasce oggi e che non può essere superata con le parole. Proprio per questo non credo nella politica delle promesse né nella richiesta di fiducia sulla parola. Credo nei fatti e, quando i fatti ci sono, penso debbano essere raccontati e difesi con chiarezza, senza il timore che rivendicare il lavoro svolto venga scambiato per trionfalismo.
L’inizio dalle fondamenta, per recuperare
Quando abbiamo assunto la guida della Regione sapevamo che non sarebbe bastato amministrare l’esistente, perché la Sicilia aveva bisogno di recuperare capacità di governo nei conti, nella macchina amministrativa, nelle infrastrutture, nell’acqua, nei rifiuti, nella sanità e, più in generale, nella capacità di attrarre investimenti e creare lavoro. Per questo abbiamo scelto di cominciare dalle fondamenta, affrontando anzitutto quei nodi che per troppo tempo avevano limitato la capacità della Regione di programmare il proprio futuro.
Lo abbiamo fatto anche proseguendo e rafforzando il lavoro avviato dal precedente governo regionale, con il quale condividiamo la stessa visione politica e lo stesso impegno per la Sicilia. In una terra complessa come la nostra, la continuità e il rafforzamento delle scelte utili rappresentano un valore, perché consentono di consolidare i risultati raggiunti e di costruire su basi già avviate, senza interrompere percorsi importanti per il futuro dell’Isola.
Il risanamento dei conti
Il risanamento dei conti regionali è forse la parte meno visibile dell’azione di governo, ma è quella che rende possibile tutto il resto. Il confronto con lo Stato, il riequilibrio del bilancio e il miglioramento del rating della Sicilia hanno restituito alla Regione una capacità di programmazione che per troppo tempo era stata compromessa e che oggi consente di investire, assumere, progettare e sostenere lo sviluppo senza scaricare sulle generazioni future il costo delle decisioni di oggi.
Su questo, però, la memoria è importante, perché tra il 2012 e il 2017 la Sicilia ha accumulato circa sette miliardi di euro di disavanzo, con conseguenze che hanno condizionato per anni le possibilità di azione della Regione. Non è una polemica, è un dato storico, ed è per questo che sorprende vedere alcuni protagonisti di quella stagione impartire oggi lezioni di buona amministrazione come se tutto ciò non fosse mai accaduto. Il confronto politico è legittimo, ma cancellare la storia per convenienza lo è molto meno.
Avere rimesso ordine nei conti ci ha consentito di tornare a sostenere concretamente sviluppo e occupazione e oggi i dati sull’economia e sul lavoro raccontano una Sicilia che cresce più della media nazionale. Questo non significa che il divario sia già stato colmato, ma significa certamente che una tendenza che sembrava immutabile ha cominciato a cambiare, ed è questo, a mio giudizio, il dato politico più importante.
Nel triennio abbiamo destinato seicento milioni di euro agli incentivi per le assunzioni stabili, scegliendo di sostenere le imprese che investono e creano occupazione vera, perché la dignità di una persona non può essere affidata permanentemente a un sussidio ma alla possibilità di costruire il proprio futuro attraverso il lavoro.
Il rafforzamento della macchina amministrativa
Perché le risorse diventino risultati, però, serve anche una Regione capace di funzionare, ed è per questo che abbiamo avviato un rafforzamento concreto della macchina amministrativa. Dal 2023 alla primavera del 2026 l’amministrazione regionale è stata potenziata con oltre 1.300 nuove unità di personale e circa 2.600 ulteriori ingressi sono programmati entro il 2028, dando avvio a quel ricambio generazionale e professionale di una struttura che per anni si era progressivamente svuotata e che oggi deve tornare a essere uno strumento efficiente al servizio dei cittadini e dello sviluppo.
Allo stesso tempo, l’Accordo per la coesione mette a disposizione della Sicilia più di cinque miliardi di euro, ai quali si aggiungono le risorse europee e quelle del Pnrr, per una massa di investimenti che può cambiare infrastrutture, servizi e competitività della nostra Isola. Il compito adesso è trasformare questa capacità finanziaria in progetti, opere e cantieri, rispettando tempi e obiettivi e facendo in modo che le risorse disponibili producano effetti reali e visibili sui territori.
La questione dell’acqua
La questione dell’acqua dimostra quanto sia importante passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione. La siccità del 2024 ha colpito duramente la Sicilia, con una disponibilità di acqua potabile diminuita del 30 per cento e territori nei quali la riduzione aveva raggiunto il 90 per cento, coinvolgendo complessivamente 2,8 milioni di siciliani.
La risposta della Regione è stata concreta. Tra aprile 2024 e giugno 2026 abbiamo mobilitato 120 milioni di risorse regionali, 48 milioni nazionali e altri 110 milioni destinati ai dissalatori e, attraverso interventi su pozzi, reti e dissalazione, abbiamo recuperato 2.300 litri d’acqua al secondo. La disponibilità è già cresciuta del 33 per cento e raggiungerà il 66 per cento al completamento degli interventi, mentre Gela, Trapani e Porto Empedocle rappresentano non soltanto una risposta alla stagione della siccità, ma tasselli di una nuova politica dell’acqua che deve rendere la Sicilia progressivamente meno vulnerabile alle emergenze climatiche.
Il settore dei rifiuti
Lo stesso principio vale per i rifiuti, un settore nel quale per troppo tempo la Sicilia ha vissuto di discariche, proroghe e trasferimenti fuori dall’Isola, pagando costi economici e ambientali elevatissimi. Abbiamo deciso di interrompere questa spirale attraverso il Piano regionale, l’aumento del recupero di materia e la realizzazione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania, costruendo finalmente un percorso che punta all’autosufficienza.
I termovalorizzatori, inoltre, non rappresentano soltanto uno strumento per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma consentono di trasformare ciò che oggi costituisce un costo in una risorsa, producendo energia attraverso il trattamento stesso dei rifiuti e senza dover acquistare la materia prima che la genera. È energia che può essere immessa nel sistema e contribuire, insieme alle altre politiche energetiche regionali, ad abbassare i costi a beneficio dei cittadini e delle imprese. Ogni scelta può essere discussa, ed è giusto che sia così, ma governare significa scegliere e lasciare tutto com’era avrebbe significato semplicemente continuare a pagare un sistema inefficiente.
Gli investimenti nella sanità
Anche sulla sanità abbiamo scelto di investire con una visione precisa, destinando più risorse, rafforzando le tecnologie, le case di comunità, gli ospedali di comunità e la rete territoriale. La vera misura di questo lavoro resta naturalmente l’esperienza concreta del cittadino, cioè la possibilità di ricevere una prestazione nei tempi giusti, di trovare assistenza sul territorio e di entrare in un pronto soccorso che funzioni meglio, ed è proprio su questo terreno che stiamo concentrando investimenti, organizzazione e responsabilità.
Negli ultimi anni abbiamo dovuto affrontare contemporaneamente incendi, siccità, eventi climatici estremi e il ciclone Harry, intervenendo ogni volta per sostenere Comuni, famiglie e imprese, ma sarebbe profondamente sbagliato raccontare la Sicilia soltanto attraverso le sue emergenze. C’è infatti un’altra Sicilia che cresce, quella del turismo e della cultura, dell’energia, della logistica, della tecnologia, dell’agroalimentare e dell’economia del mare, e la nostra posizione nel Mediterraneo, che per anni è stata considerata soprattutto un limite geografico, può diventare uno dei principali vantaggi strategici dell’Isola.
Gli investimenti, però, arrivano e restano dove trovano infrastrutture, competenze, amministrazioni affidabili e regole chiare, ed è per questo che il lavoro fatto sui conti, sulla macchina regionale e sulla programmazione non è separato dalla crescita economica, ma ne costituisce la premessa indispensabile.
La sfida per i giovani
E poi ci sono i giovani, che rappresentano probabilmente la sfida più importante. Per troppi anni intere generazioni di siciliani hanno considerato la partenza quasi una tappa obbligata della propria vita, mentre io credo che partire debba essere una possibilità e non una necessità, così come tornare deve diventare un’opportunità e non essere percepito come una rinuncia professionale.
Gli ITS Academy, la formazione tecnica, i voucher per i master, gli incentivi al lavoro e le misure legate al South Working vanno esattamente in questa direzione, perché servono a creare condizioni nuove affinché competenze, professionalità e opportunità possano incontrarsi anche in Sicilia, consentendo a tanti giovani di lavorare per imprese nazionali e internazionali senza essere costretti ad abbandonare la propria terra e rendendo possibile, allo stesso tempo, il ritorno di chi ha costruito altrove esperienze e competenze che oggi possono diventare un valore per l’Isola.
Una Regione cambia davvero quando un giovane può scegliere di restare, quando chi è andato fuori considera possibile tornare e quando un’impresa decide di investire qui e non altrove. È questa la direzione che stiamo cercando di consolidare e che oggi possiamo perseguire partendo da una posizione molto diversa rispetto a pochi anni fa, con conti più solidi, un’amministrazione rafforzata, miliardi di investimenti programmati, una maggiore capacità di intervento e un’economia che mostra segnali concreti di crescita.
Il percorso che vogliamo portare avanti
È questo il percorso che abbiamo avviato e che vogliamo portare avanti con ancora maggiore determinazione. Non sostengo che ogni problema sia scomparso né che il cambiamento sia già compiuto, ma credo che oggi la Sicilia abbia imboccato una direzione diversa e disponga di strumenti, risorse e capacità che prima non aveva. La sfida adesso è trasformare questa direzione in un cambiamento sempre più concreto e riconoscibile nella vita quotidiana dei siciliani.
Per questo mi colpisce vedere ancora la nostra Isola descritta come una terra irrimediabilmente fallita, talvolta perfino da chi ha il compito di rappresentarla. La critica è indispensabile in una democrazia, ma esiste una differenza profonda tra criticare e negare sistematicamente qualunque risultato, così come esiste una differenza tra esercitare il diritto al dissenso e trasformare ogni difficoltà in una catastrofe, ogni emergenza in un’occasione di attacco e ogni polemica in uno strumento per conquistare qualche titolo, qualche clic o qualche consenso sui social.
Non chiedo una comunicazione compiacente e non pretendo che nessuno rinunci al proprio ruolo, ma chiedo che i fatti vengano riconosciuti per quello che sono e che il lavoro di migliaia di persone non venga cancellato per convenienza politica, perché governare significa avere davanti persone e non soltanto tabelle, e i numeri acquistano valore soltanto quando diventano un’impresa che assume, una famiglia che riceve un servizio, una strada che viene completata, un giovane che trova lavoro o un territorio che torna ad avere acqua.
Nulla di quanto è stato realizzato appartiene a un uomo solo, perché dietro ogni risultato ci sono gli assessori, il mio staff, i dirigenti e migliaia di dipendenti regionali che ogni giorno consentono a questa amministrazione di andare avanti, e a tutti loro va il mio ringraziamento.
La critica non può essere delegittimazione
Sul piano politico, però, c’è una riflessione che considero necessaria. Le opposizioni hanno il diritto e il dovere di controllare chi governa, ma troppo spesso il confronto ha superato il terreno della critica politica per trasformarsi in attacco personale, talvolta anche con toni che poco hanno a che vedere con la normale dialettica istituzionale. Nella mia esperienza nazionale ho conosciuto una politica nella quale, pur tra differenze e conflitti, il confronto riusciva più spesso a mantenere chiara la distinzione tra critica politica e delegittimazione personale, mentre in Sicilia, in alcuni momenti, questo confine è stato superato.
Non è una lamentela e non modifica di un millimetro la mia determinazione, perché governare significa anche assumersi la responsabilità delle decisioni quando sono difficili e continuare ad andare avanti quando sarebbe più comodo fermarsi, ed è esattamente quello che continueremo a fare.
C’è anche una ragione personale che sento il dovere di dire con chiarezza. Quando mi è stato chiesto di assumere la guida della Regione non ho accettato per costruire una carriera politica o per aggiungere un’altra tappa a un percorso personale, perché nella mia vita pubblica ho già avuto responsabilità e ruoli importanti. Ho accettato per un motivo molto più semplice e, per me, molto più forte: la passione per la mia terra e il desiderio di restituirle almeno una parte di ciò che mi ha dato. Essere presidente della Regione non rappresenta per me una progressione di carriera, ma una responsabilità che ho scelto di assumere verso la Sicilia e verso i siciliani.
La Sicilia che voglio lasciarmi alle spalle
La Sicilia che voglio lasciarmi alle spalle è quella rassegnata ai ritardi, alle emergenze permanenti e all’idea che partire sia l’unico destino possibile, mentre quella per cui lavoro è una Sicilia consapevole delle proprie possibilità, capace di trasformare la sua posizione geografica, il suo patrimonio, le sue competenze e il talento dei suoi cittadini in sviluppo.
I siciliani conoscono già il valore della loro terra e il compito della politica è fare in modo che quel valore diventi infrastrutture, servizi, lavoro, investimenti e opportunità, senza raccontare una Sicilia immaginaria ma mostrando con chiarezza ciò che è cambiato e ciò che continueremo a fare.
Ai giovani dico di non considerare perduta in partenza la possibilità di costruire qui il proprio futuro, a chi governa insieme a me chiedo di avere sempre il coraggio di difendere il lavoro svolto e ancora maggiore determinazione nell’accelerare, e alla Sicilia chiedo di non accettare più il racconto secondo cui nulla può cambiare.
Perché qualcosa ha già cominciato a cambiare e adesso dobbiamo fare in modo che questo processo entri sempre di più nella vita quotidiana delle persone, trasformandosi in servizi migliori, opportunità concrete, investimenti e lavoro.
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La Sicilia non ha bisogno di promesse più grandi, ma di una fiducia costruita giorno dopo giorno con i fatti. È questa la responsabilità che sento e che continuerò ad assumermi fino in fondo, con la determinazione di chi sa quanto questa terra abbia atteso e con la convinzione che il suo futuro possa finalmente essere all’altezza della sua storia.
Di Renato Schifani, Presidente della Regione Siciliana




