La Sicilia che (non) vorrei. Ecco il titolo dell’estate che il nostro giornale propone alla sua comunità di amiche e amici. Con una postilla: c’è chi scrive e chi resta solo a guardare. Diamo l’opportunità di un pensiero da esprimere. Quale Sicilia vorresti, quale non vorresti? Vuoi raccontarcelo per provare a cambiare qualcosa? Che storie hai vissuto? Cosa ti ha fatto arrabbiare? Cosa ti è piaciuto?
Come partecipare
La modalità è semplice. Basta inviare una mail a direttore@livesicilia.it, con un testo, spiegando se si vuole essere riconoscibili (che male c’è) o se si preferisce non firmare. I contributi firmati, nella valutazione della pubblicabilità, avranno la precedenza.
La stessa questione porremo a politici, sindacalisti, personaggi di rilievo. Per uscire dal vago e creare una mappa di contenuti per chi dovrà guidare un rinascimento improrogabile. Perché questa Sicilia o rinasce o sarà condannata alla perpetua marginalità.
La Sicilia che (non) vorrei
La Sicilia che (non) vorrei premette una domanda: a quale Sicilia dobbiamo credere? Alla Sicilia, come ogni estate, sfregiata dagli incendi? (nella foto) Alla Sicilia sfolgorante del recupero del Castello Utveggio? Alla Sicilia della buona politica che – non stupitevi – esiste, per quanto, spesso anonima? Alla Sicilia degli strapuntini, dei traccheggi, della cattiva politica che pensa solo a se stessa? Alla Sicilia della sanità devastata? Alla Sicilia di chi onora la sua missione in corsia? Alla Sicilia della questione morale irrisolta? Alla Sicilia eticamente irremovibile…
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Tutte queste Sicilie compongono l’unica Sicilia, in un miscuglio contraddittorio. Ma dobbiamo mettere ordine e stabilire una rotta, con le idee, come sempre. La Sicilia che (non) vorrei. Non restiamo a guardare.
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