Ferrandelli sindaco di Palermo? Nessuna corsa: resta con Lagalla

Ferrandelli: “Sostengo il bis di Lagalla, resto al servizio di Palermo”

Fabrizio Ferrandelli
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Dopo la convention “Una proposta per Palermo”, l’assessore rilancia il sostegno al sindaco

Assessore Ferrandelli, ma è vero – come qualcuno dice – che lei stia facendo un pensierino alla candidatura a sindaco di Palermo?
“Chi lo dice? Non mi risulta affatto. E, trattandosi di me, penso di essere bene informato (una risata è il suggello, ndr)”.

Fabrizio Ferrandelli, assessore comunale all’Emergenza abitativa e altro ancora, ha presentato ‘una proposta per Palermo’, l’iniziativa-kermesse è stata organizzata insieme al consigliere comunale Leonardo Canto, condita dai consueti tavoli tematici. Stessa cosa aveva fatto, pressappoco, l’onorevole meloniana, Carolina Varchi. Entrambi hanno espresso vicinanza politica al sindaco Roberto Lagalla. Abbiamo scritto una cronaca sul punto: oggi è così, ma domani? Cosa succederà nei pressi delle elezioni? Non resta che chiedere alla fonte.

Una foto dell’iniziativa (Facebook)

L’intervista a Fabrizio Ferrandelli

Assessore, quel ‘qualcuno dice’ è riferibile a uno scenario che ha sfiorato più di uno. Lo riassumiamo: Ferrandelli adesso è con Lagalla. Ma siccome (si dice) i numeri li avrebbe, siamo sicuri che non sarà ‘tentato’ dalla corsa per Palazzo delle Aquile?
“Le rispondo nell’unico modo possibile: il tempo delle corse e delle rincorse io non l’ho mai preso in considerazione. Ho fatto delle scelte, giuste o sbagliate che fossero, per la comunità. Mi sono dimesso da parlamentare regionale, lo ricordo. Non è sufficiente per stabilire, una volta per tutte, che gli obiettivi personali, per me, non contano?”.

Sarà, però, sa com’è… Ci si fa vedere, si mette in piedi un incontro. Lei è molto visibile. La sua battaglia contro il racket delle case è nota. Ha un profilo politico e amministrativo costruito nel tempo, dunque…
“Dunque, vivo sotto scorta, per la mia attività. Non ho mai intrapreso azioni nel mio interesse. Anzi, ci ho rimesso in serenità. Non mi lamento, sia chiaro. E ringrazio i meravigliosi angeli custodi che, quotidianamente, con grande sacrifico, mi proteggono. Sono una famiglia”.

D’accordo, però il suo nome circola. Lo sa anche lei, no?
“Sì, lo so. Non posso controllare la circolazione, quello lo fa benissimo Angelo Colucciello, un grande comandante della Polizia municipale, con la sua squadra. Non voglio rubargli il mestiere (altra risata, ndr)”.

Va bene, insistiamo…
“Direttore, mi permetta di essere chiaro, una volta per tutte. Il sindaco Roberto Lagalla, con la sua giunta, tra enormi difficoltà, ha avviato un gigantesco percorso di rinnovamento e di risanamento che non si era mai visto. Alcuni risultati sono evidenti, penso, per esempio, alla dignità ridata al cimitero dei Rotoli, altri si manifesteranno con il tempo. Io sono impegnato, non da solo, al suo fianco, in questa opera immane che ha il mio pieno sostegno”.

Sosterrebbe il bis del sindaco?
“Assolutamente sì. L’ho detto e lo ribadisco. Di più: per me è scontato”.

Lei, in passato, militava in un altro schieramento. Come la mettiamo?
“È stata una campagna dialetticamente elegante e sportiva, piuttosto, che ci ha consentito di ritrovarci. Sono stato il primo a telefonare al sindaco neo-eletto per riconoscere la vittoria e gli ho subito offerto in aula i numeri per risanare i conti. Il successivo ingresso nella squadra e il rapporto con Roberto Lagalla mi hanno dato modo di toccare con mano la consistenza del suo impegno e la sua statura anche umana. Parliamo di un lavoratore strenuo, che si adopera per la città venti ore al giorno. Un amministratore serio, competente, perbene”.

Fabrizio Ferrandelli ‘nasce’ come orlandiano, poi il cambio di schema. Cosa è successo?
“Si cresce, si matura, si cambia, appunto, e se ne prende atto. Ma il giudizio onesto rimane. Leoluca Orlando è stato l’uomo della vera svolta per Palermo. Poi, la sua azione riformatrice si è appannata e si è fermata. Il suo posto nella storia è, tuttavia, innegabile, nessuno può toglierglielo”.

Non le viene il dubbio che, se avesse aspettato ancora un po’, lei sarebbe diventato, forse, il sindaco del dopo Orlando?
“Sì, sarebbe andata così, però non ho rimpianti. La democrazia non prevede monarchie, eredità e successioni. Avevo qualcosa da rappresentare e, con schiettezza, mi sono fatto avanti nel momento che ho ritenuto opportuno. Anche in quel caso, come è lapalissiano, non ho pensato al mio possibile traguardo”.

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Qual è l’approdo a cui tiene di più?
“La lotta per ridare certezza del diritto all’assegnazione delle case ha capovolto il paradigma del racket e dell’illegalità. C’è chi non lo ha capito, magari in buonafede. C’è chi rema contro, per interessi criminali. Una cosa è certa: andiamo avanti”.

Ma lei non ci pensa mai alla parola ‘sindaco’ accanto al suo cognome? Dica la verità, assessore, che effetto le farebbe?
“Io penso al bene di Palermo, nel ruolo che ricopro. Nel mio futuro ci sarà sempre l’impegno per la mia città, quale che sia l’incarico che avrò”.


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