Nella rete degli arrestati | il meccanico di via D'Amelio

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La Fiat 126 usata nella strage Borsellino passò dall'officina di Maurizio Costa. Allora, però, non fu accertato il collegamento con Cosa nostra.

PALERMO – Dalla sua officina passò la 126 utilizzata per fare saltare in aria Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. La Procura di Caltanissetta, nel 2012, aveva chiesto l’arresto di Maurizio Costa, 49 anni, con l’accusa di favoreggiamento aggravato e continuato. Allora non fu accertato il collegamento con Cosa nostra e, soprattutto, non c’era la prova che sapesse che la macchina sarebbe servita per l’attentato. Interrogato nel marzo del 2009 Costa avrebbe pure mentito ai pm nisseni.

La faccenda non bastò a fare scattare l’arresto di Costa, ma nelle carte è rimasta la ricostruzione dei fatti, ora ripresa nella nuova ordinanza di custodia cautelare. Fu Gaspare Spatuzza a tirarlo in ballo, dicendo di essersi rivolto a lui per riparare la 126 che sarebbe stata poi parcheggiata, una volta imbottita di tritolo, in via D’Amelio. Della faccenda Costa avrebbe parlato con Agostino Trombetta, pure lui diventato collaboratore di giustizia: “Mi ha chiamato Gaspare – avrebbe detto Costa a Trombetta – sono andato al magazzino e c’è una 126, e ha voluto, mi ha dato 100.00 lire e mi ha fatto sistemare … il fanale, i freni etc. “.

Dopo la convocazione da parte dei pubblici ministeri di Caltanissetta che gli lessero il racconto di Spatuzza sulla 126, Costa venne intercettato mentre spiegava ad un parente: “Questo a noi ci rovina,… Gasparino è pentito… lo portarono là, a Trombetta, a Scarantino… alla Dia”. Nel 2009 lo misero pure a confronto con Trombetta. La prima cosa che Costa fece al rientro a Palermo fu raccontare tutto ad alcuni personaggi legati alla mafia di Brancaccio. Per Costa quello di oggi è un ritorno in cella. Ha già scontato, infatti, condanne per favoreggiamento alla mafia, spaccio di droga e furto. Dopo l’ultima scarcerazione le cimici lo captarono ad un incontro convocato da Cesare Lupo, che sarebbe stato arrestato mesi dopo con l’accusa di avere fatto parte del vertice del clan. Fu l’inizio delle indagini che ora hanno portato Costa di nuovo in cella.

 

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