PALERMO – Aziende che traformano gli agrumi in tessuti, o che producono video per i brand che ne fanno richiesta, passando per la società che ha inventato un repellente per i topi di origine vegetale e per quella che idea soluzioni tecnologiche per le città. Sono le storie di Orange Fiber, Mosaicoon, Scappatopo e Push, quattro start-up di successo, fondate da siciliani e nella maggior parte dei casi con una sede in Sicilia. Le loro storie sono state raccontate dagli stessi ideatori e fondatori delle società in occasione di uno dei dibattiti di “Panorama d’Italia” la rassegna che si sta svolgendo a Palermo. Un convegno organizzato a Palazzo Mazzarino, sede dell’Università telematica Pegaso, moderato dalla giornalista Rai Barbara Carfagna e che ha visto tra i relatori Domenico Arcuri (Ad Invitalia), Fernando Napolitano (presidente Ib&II), Domenico Pontrandolfo (responsabile Unimercatorum Università telematica), Giuseppe Ravasi (manager Ibm Italia) e Luca Seletto (Enel).
Ma il cuore del convegno è nelle storie di aziende nate in Sicilia e capaci di crescere presto e tanto. Tra le più famose start-up di successo c’è certamente Mosaicoon, azienda di marketing virale e produzione video, guidata da Ugo Parodi Giusino: “Siamo nati nel 2010 e recentemente siamo stati considerati dalla Silicon Valley tra le 15 migliori scaleup (lo stadio immediatamente successivo allo start up, ndr) d’Europa. Abbiamo sfatato i miti legati alla Sicilia: si può fare impresa anche in luoghi decentralizzati. Oggi – prosegue Parodi Giusino – in azienda lavorano circa cento persone, e abbiamo deciso di mantenere il nostro quartier generale a Isole delle Femmine”. Hanno trasformato un problema in una risorsa, invece, i fondatori di Orange Fiber. Anzi, le fondatrici: Erika Arena e Adriana Santanocito. “Creiamo tessuti – racconta quest’ultima – utilizzando gli scarti della produzione di agrumi. In Italia, ma soprattutto in Sicilia esiste un problema di smaltimento dei sottoprodotti dell’industria agrumicola: circa 700 mila tonnellate. Noi li recuperiamo e li traformiamo in un tessuto per la moda. Volevamo creare un prodotto innovativo, nato dall’idea alla base della mia tesi di laurea, ma anche fare qualcosa per la nostra terra dopo aver studiato e lavorato fuori dalla Sicilia. Oggi – conclude – abbiamo anche una sede in Trentino: quindi in un certo senso abbiamo unito l’Italia”. Orange Fiber è stata considerata dalle Nazioni unite l’azienda col più alto potenziale al mondo in termini di impatto ambientale”.
Si occupa di sistemi intelligenti per le città, invece, l’azienda “Push”: “La nostra società punta a risolvere i problemi – spiega il fondatore Domenico Schillaci – sfruttando al massimo le tecnologie, soprattutto in aree considerate ‘marginali’, dove si possono anche testare progetti da espandere poi in altre realtà. La Sicilia poi – continua Schilaci – è luogo ideale anche perché è una terra ricca di talenti e cervelli, che proviamo a tenere nell’Isola evitandone la fuga”. L’avventura di Push nasce anche grazie a un “bando del Miur – racconta Schillaci – che nel 2012 finanziava progetti sulle smart cities: il nostro fu uno dei progetti finanziati per tre anni”.
Da una fobia a un successo. Così si può sintetizzare invece la storia di “Scappatopo”, azienda fondata dalla siciliana Carla Delfino, oggi con sede a Roma. “Avevo il terrore dei topi – racconta – così ho cercato di saperne di più. E ho scoperto innanzitutto che i veleni non fanno altro che rendere questi animali più resisenti favorendone la diffusione. Allora ho iniziato a studiare cercando un’altra soluzione, e ho guardato alle esperienze del passato e agli esempi forniti dalla natura”. Così ecco l’idea: le piante tengono lontani i parassiti attraverso la produzione di oli essenziali. “Ho pensato quindi – spiega Carla Delfino – che anche i topi potessero essere tenuti distanti in questo modo, intervendo sul loro ‘naso’. Se tutto il mondo, oggi, usasse Scappatopo, che oggi è un prodotto brevettato, il numero dei topi si ridurrebbe notevolmente”. Intanto l’azienda cresce: “Puntiamo molto sull’e-commerce – conclude l’imprenditrice – e oggi siamo in trenta a lavorare in società , anche a distanza”.

