Il pizzo, la pecora e l'inglese| Quello strano processo da rifare

Il pizzo, la pecora e l’inglese| Quello strano processo da rifare

Il Palazzo di giustizia di Palermo

La mancata traduzione crea un intoppo in una vicenda insolita.

PALERMO – L’udienza preliminare riparte da zero. L’avviso di fissazione non è stato tradotto in inglese. Il Tribunale accoglie l’eccezione sollevata dall’avvocato Enrico Bennici e riconosce la violazione del diritto di difesa.

Un intoppo in una vicenda insolita. Sotto processo ci sono tre immigrati, due gambiani e un senegalese, accusati di tentata estorsione. Fin qui nulla di strano. Strano è che l’estorsione fosse finalizzata ad ottenere una pecora e qualche sigaretta.

Tutto sarebbe accaduto nell’ottobre del 2014 a Borgetto, nel Palermitano, all’interno del centro di prima accoglienza “Vogliamo volare”. Alì Fati, Lamin Drammeh, e Bodiang Baucar avrebbero usato parole dure per convincere uno dei gestori della struttura a cedere alle loro pressioni. “Dacci una pecora e le sigarette, oppure ti uccidiamo”: avrebbero detto. Scattò una denuncia e si è arrivati al processo. Processo che con la restituzione degli atti al pubblico ministero riparte da capo.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI