Scarcerazione di 14 mafiosi | Slitta la decisione dei giudici

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Il palazzo di giustizia di Palermo
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Gli uomini d'onore potrebbero essere liberi il 19 febbraio.

PALERMO – La Corte d’Assise d’appello di Palermo, che deve decidere il congelamento dei termini di custodia cautelare in carcere per 14 tra boss ed estortori di Cosa nostra che potrebbero lasciare la cella il 19 febbraio, è in Camera di Consiglio per decidere una serie di eccezioni di nullità presentate da uno dei legali degli imputati, l’avvocato Raffaele Bonsignore. Il penalista ha sostenuto, tra l’altro, la nullità dell’avviso di fissazione dell’udienza di oggi in quanto non avrebbe rispettato il termine di 10 giorni imposto dalla legge tra la notifica dell’avviso stesso e la celebrazione dell’udienza.

Un ulteriore problema che complica il caso scoppiato a causa del ritardo con cui il gip, che ha condannato gli imputati in primo grado, ha depositato le motivazioni della sentenza. Per evitare la scarcerazione degli imputati, che dovrebbe avvenire il 19 febbraio, la corte d’appello di Palermo, su richiesta della procura generale, ha fissato un’udienza camerale, prima dell’inizio del processo di secondo grado nel corso della quale, come prevede la legge per processi particolarmente complessi, i giudici potrebbero bloccare il decorso dei termini di custodia cautelare. I giudici stanno per decidere sull’eccezione del legale.

I giudici della corte d’assise d’appello hanno rigettato le eccezioni di nullità presentate dai legali. Gli avvocati eccepivano la nullità della fissazione dell’udienza per mancato rispetto dei termini di legge e perché non notificata agli imputati ma solo ai loro legali. Solo la posizione di un imputato è stata stralciata e verrà trattata domani in quanto la corte ha ritenuto fondata l’eccezione dei difensori. Per gli altri 13 l’udienza è ripresa. Il presidente del collegio ha invitato i difensori e il pg a concludere, ma i legali ritenendo violati i diritti di difesa hanno lasciato l’aula. Il collegio si è ritirato per decidere. A chiedere la fissazione dell’udienza camerale e la sospensione dei termini di carcerazione è stato il pg che sta tentando di scongiurare il rischio scarcerazione.

Slitta a domani la decisione della corte d’assise d’appello di Palermo sul “congelamento” dei termini di custodia cautelare per 14 tra boss ed estorsori di Cosa nostra. Se i giudici dovessero pronunciarsi negativamente, i mafiosi sarebbero scarcerati il 19 febbraio. Il rischio scarcerazione è stato determinato dal ritardo con cui il gup, che li ha condannati in primo grado, ha depositato le motivazioni della sentenza. Per ovviare al tempo trascorso il magistrato ha illegittimamente chiesto una proroga al presidente del tribunale che, altrettanto illegittimamente sostengono i legali degli imputati, gliel’ha concessa. A quel punto il giudice ha sospeso i termini di custodia, ma il tribunale del Riesame, a cui i difensori si sono rivolti, ha annullato il provvedimento. E’ cominciata, allora, una corsa contro il tempo per evitare la scarcerazione di massa. Il pg ha chiesto alla corte d’appello di sospendere i termini in una udienza apposita, visto che non c’era il tempo per fissare, prima del 19 febbraio, l’inizio del giudizio di appello in cui legittimamente si sarebbero potuti congelare. L’udienza camerale è stata fissata per oggi. Aperta da una serie di eccezioni di nullità dei difensori, tutte respinte, si è conclusa con la decisione degli avvocati di abbandonare l’aula per protesta “contro una serie di atti dei giudici contrari alla legge”. Domani la decisione. Nel frattempo sulla vicenda ha deciso di vederci chiaro, attraverso l’invio degli ispettori, il ministro della Giustizia Andrea Orlando.  (ANSA).

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