I Siciliani liberi: "Ma quale festa? |Noi aspettiamo l'indipendenza"

I Siciliani liberi: “Ma quale festa? |Noi aspettiamo l’indipendenza”

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"Non si celebra un fantasma o un cadavere. Lo Statuto è morto".

L'anniversario
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2 min di lettura

PALERMO – “Noi il 15 maggio non festeggiamo, aspettiamo la Festa del’Indipendenza. Lasciamo questa “commemorazione” agli unitaristi ossessionati. La lasciamo volentieri agli “autonomisti” più o meno intruppati negli schieramenti italiani di “centro-destra” e “centro-sinistra”. E le ragioni non mancano”. Così sul loro sito internet i Siciliani liberi commentano la ricorrenza dell’anniversario dello Statuto.

“La Sicilia è al collasso. il 70 % di disoccupazione giovanile e le 12 ore per andare in treno da Palermo a Trapani rappresentano il fallimento ormai definitivo di ogni forma di appartenenza della Sicilia all’Italia. Basta, non ne parliamo più. Per anni abbiamo chiesto l’attuazione dello Statuto e – chissà – come tappa intermedia, verso l’indipendenza, qualche articolo potrebbe ancora esserci utile. Ma non si celebra un fantasma o un cadavere. Lo Statuto è morto, nel 1956, con la soppressione dell’Alta Corte. L’Autonomia si è persa poi piano piano per strada. Il fallimento della Sicilia non è solo materiale, ma soprattutto morale, con gran parte della sua classe dirigente, anche tra i giuristi, che si parlano addosso come parrucconi per “riformare” un’autonomia che non c’è più. La Sicilia è una colonia, solo un cieco non se ne accorgerebbe”, si legge nella nota pubblicata dal movimento guidato da Massimo Costa, che a Palermo candida Ciro Lomonte.

“Un compleanno tra i peggiori, questo dell’Autonomia siciliana. Disoccupazione alle stelle, economia bloccata, sanità che funziona per isole felici, formazione che non funziona affatto, disabili costretti a ricorrere al mondo dello spettacolo per vedere soddisfatte, almeno in parte, le proprie esigenze – è amaro l’elenco di Lucia Pinsone, presidente del movimento etico-politico Vox Populi – Però il presidente Crocetta pensa bene di abbandonare i palcoscenici televisivi per quello di un teatro per venirci a raccontare di una Sicilia che cresce e va nella direzione migliore possibile”.

Chi celebra la data, invece, sono i monarchici siciliani: “Nel settantunesimo anniversario dello Statuto della Regione Siciliana – scrive Michele Pivetti Gagliardi, presidente regionale dell’Unione monarchica – è utile ricordare l’esempio di grande lungimiranza politica di S.M. Re Umberto II che concesse lo Statuto dopo aver ascoltato il territorio riunito in un consiglio generale composto da partiti e sindacati. Il primo dei federalisti dunque che partiva dai territori per dare soluzioni. Oggi la politica sembra lontana anni luce così impegnata com’è a dibattere su leggi elettorali e alleanze. Manca la visione d’insieme che invece Re Umberto II ebbe prima di tutti”.

 

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