C’è antimafia e antimafia. C’è quella vissuta come sacramento, con sobrietà e disinteresse che, dalla venerazione per il sacrificio, muove i suoi passi. E c’è quell’altra da circo che lucra gli strapuntini e le rendite di una carriera rigogliosa. Comunque sia, in Sicilia, l’antimafia non tira più. I suoi cantori non incantano. Chi ne rivendicava il marchio esclusivo, anche nelle ultime elezioni siciliane, non ha tratto giovamento dalla sovrapposizione con la politica. Il vecchio Cinema Antimafia risulta chiuso. Ed è un’affermazione che si può comprovare, casi alla mano.
C’è, per esempio, l’antimafia istituzionale e aggressiva dei grillini – che pure vantano un totem di rango come il pm Nino Di Matteo – con la loro smania dell’assalto al cielo putrido delle caste. Gli aedi dell’onestah, capitanati da Giancarlo Cancelleri, hanno condotto una campagna chiodata, richiedendo perfino l’intervento degli ispettori dell’Osce contro le infiltrazioni – mafiose, di chi sennò? – che avrebbero indirizzato i sempre mascariati siciliani tra le braccia del capocosca di turno. Non ha funzionato, non per vincere, almeno.
E non è bastata nemmeno, a pochi giorni dal voto, la notizia dell’inchiesta a carico di Berlusconi e Dell’Utri quali mandanti delle stragi del ’93. Un evento salutato con fervore dagli adepti della nota confraternita della Trattativa, specialmente quelli, e sono tanti, di rito cinque stelle. Ha scritto il nostro Riccardo Lo Verso: “Sarebbe un eccesso di curiosità, irrispettosa e da malpensante, volere sapere la data della riapertura del fascicolo. Giusto per spegnere il cattivo pensiero sulla possibile concomitanza tra la divulgazione della notizia e la campagna elettorale per eleggere il Parlamento siciliano”.
La circostanza non è dunque servita. Col sospetto che, anzi, dallo scoop sia scaturito una sorta di effetto boomerang. E che Nello Musumeci, candidato col centrodestra, padre nobile di ‘Diventerà Bellissima’, titolo e citazione di Paolo Borsellino, abbia vinto con il sostegno fondamentale dell’indagato Berlusconi, disceso nell’Isola a serrare le fila, e per la strategia risolutiva di Gianfranco Miccichè, con i suoi cosiddetti ‘impresentabili’.
E poi c’è Claudio Fava con la sua antimafia seria e presentabile. I suoi ‘cento passi’ erano la trasposizione politicamente intellegibile di un’altra trasposizione scenografica che alludeva alle vittime rese tali da Cosa nostra. Pure lui non ha ricevuto la risacca sperata dell’impegno. Infatti, il sorpasso agognato sull’avversario di area, il malcapitato rettore, non è riuscito.
Così, tra percentuali asfittiche, si è consumato il triste destino politico del centrosinistra, costretto a confrontarsi con impercettibili gradazioni della stessa catastrofe. E lo scenario chiama in causa, in primissimo piano, Leoluca Orlando sindaco di Palermo. Chi più di lui si infiamma nell’antimafia da denuncia e da oratoria? Per saperne di più, citofonare Micari.
C’è ancora la storia di Valeria Grasso, candidata proprio nella lista Micari e testimone di giustizia. Poco prima del voto, la cronaca di un furto in casa, un’esperienza traumatica e brutale. In seguito il commento di Rosario Crocetta all’Adnkronos: “Sinceramente non mi è mai capitato di sapere di un furto durante il quale si entra in una casa e si ruba la foto della proprietaria ritratta coi propri figli. L’episodio desta gravi preoccupazioni e mi crea profonda inquietudine”. Una profondità di inquietudini che tuttavia, nonostante la doverosa e meritata solidarietà, non si è trasformata in preferenze, come sarebbe accaduto in passato. Valeria Grasso si è fermata allo scarno bottino di cinquecento voti più uno. Un flop.
E diverse sono le omelie intinte nell’epica antimafiosa che, per un verso o per un altro, non hanno sortito l’effetto desiderato.
Perché è accaduto? Perché il vecchio Cinema Antimafia ha chiuso i suoi battenti? Una delle risposte plausibili conduce proprio a Rosario Crocetta che si proclamò antimafiosissimo, rivoluzionario, intransigente, sotto gli auspici benedicenti di Beppe Lumia, ribattezzato “il senatore della porta accanto”.
Quella fu l’antimafia delle imposture – nel senso di riflesso luccicante che copre una differente realtà – e della vanità che tutto distrugge senza nulla costruire. L’antimafia che additava i colpevoli, quasi sempre presunti, senza indicare le soluzioni, che sollecitava esposizioni mediatiche per nascondere l’incapacità e l’irrilevanza di un’esperienza politica. L’antimafia che era fumo di declamazioni e privilegi, mancando l’arrosto della sostanza. L’antimafia che era buona per apparecchiare spettacolini nell’arena del compiacente Giletti, ma che si mostrava spesso avvinta alle sue contraddizioni.
Chi ha memoria, non ha dimenticato l’assessore Lucia Borsellino che diede eloquenti dimissioni, abbandonando baracca e burattini, dopo essere stata portata in trionfo quale simbolo supremo. Di lei disse suo fratello Manfredi: “Io non credevo che Lucia, dopo 23 anni dovesse vivere un calvario simile a quello del padre, nella terra che lo ha eletto a eroe”. La stessa Lucia, in una lettera di commiato, scrisse: “Vari, purtroppo, sono stati gli accadimenti che hanno aggredito la credibilità dell’istituzione sanitaria che sono stata chiamata a rappresentare e, quindi, della mia persona”.
E c’era appunto quella sanità chiacchierata sui giornali e non solo, che vedeva in prima linea – tra gli altri – protagonisti come il dottore Tutino, amico e medico di Crocetta, e che annotava inchieste e presunti scandali. Valgono immancabilmente e per chiunque, le presunzioni di innocenza fino a prova contraria. Ma qualcosa varranno pure la memoria e il suo giudizio.
Il risultato è visibile. Non c’è un siciliano sano di mente che, a sentire la parola ‘antimafia’, non avverta uno sgradevolissimo reflusso gastrico, perché si ritiene vilipeso e scippato dal crocettismo. Non c’è più chi non sovrapponga i concetti, confondendoli. Dire ‘antimafioso’ o dire Crocetta è la stessa cosa, nella medesima rabbia , per via della sovrabbondanza di retorica e inconcludenza che ha portato a non poterne più. E il reflusso sale.
Anche per questo il vecchio Cinema Antimafia è ormai vuoto. Nessuno lo frequenta. Del resto, chi pagherebbe il biglietto di uno spettacolo talmente desolante?

