PALERMO – La mafia dei vecchi padrini non esiste più. Alcuni sono morti ammazzati, altri resteranno in carcere fino alla fine dei loro giorni. Bernardo Provenzano e Totò Riina sono morti sepolti al 41 bis. Nonostante tutto tanta gente guarda con venerazione agli uomini di Cosa nostra. Matteo Messina Denaro, latitante da 25 anni, viene addirittura santificato, paragonato a padre Pio.
A fine marzo scorso è stata registrata la conversazione fra il cognato del capomafia di Castelvetrano, Gaspare Como, oggi considerato al vertice del mandamento, e Vittorio Signorello. È stato Signorello a scoprire casualmente che nella sua macchina c’era una microspia. Dopo averla distrutta si è spostato dentro l’abitazione a Triscina, sottovalutando che anche lì potessero ascoltare le sue conversazioni. Dialogando con Como, Signorello paragonava i Messina Denaro ai “santi”. Francesco Messina Denaro, padre del latitante, meritava una statua da mettere “accanto a quello, a padre Pio”.
Si rendeva conto che le sue erano parole forti, ma non faceva alcun passo indietro: “Significa essere colpevole? Arrestami… che fa… non posso dire quello che penso?” Meglio lo “stragista” Messina Denaro che i politici che ci governano: “… mangia e fai mangiare… voi altri tanto mangiate… state facendo diventare un paese… l’Italia è uno stivale pieno di merda…”.

