PALERMO – Il nodo della competenza territoriale è il tema più controverso nell’inchiesta nei confronti del ministro delll’Interno Matteo Salvini, indagato per sequestro di persona aggravato. Il reato sarebbe stato commesso ad Agrigento, dunque si radica a Palermo, oppure a Catania?
Della competenza si è discusso stamani nella prima riunione informale del Tribunale dei ministri al Palazzo di giustizia palermitano. L’argomento fa parte degli approfondimenti chiesta dalla Procura. L’operazione di salvataggio dei migranti da parte della Diciotti è iniziata a largo di Lampedusa, ma è nel porto di Catania dove la nave della Marina militare è rimasta alcuni giorni in attesa dell’ordine di sbarco.
Tocca al collegio sciogliere il nodo nei prossimi 90 giorni. I magistrati sorteggiati a inizio anno per fare parte del Tribunale sono Filippo Serio, Fabio Pilato e Giovanni Sidoti. In un momento in cui si parla molto di correnti della magistratura, i tre non hanno adesioni ufficiali anche se Serio viene collocato vicino ad Area (la corrente di sinistra) e gli altri due a posizioni di centrodestra (Unicost e Magistratura indipendente). Tra i colleghi si sottolinea, però, il loro rigore.
Serio è in servizio alla sezione Gi-Gup, ma ha un passato al Riesame. Nel 2011 il suo nome è finito in una lista nera di “amici degli immigrati” pubblicata su un sito neonazista (Stormfront). La sua “colpa” era di aver annullato l’arresto di un presunto trafficante di droga nigeriano, il quale dopo la decisione del tribunale venne rimesso in libertà. I magistrati decisero di dichiarare la nullità dell’atto in quanto l’ordinanza di custodia non era stata tradotta nella lingua dell’indagato che, pertanto, non aveva potuto comprendere il significato e quindi difendersi.
Di recente ci sono state nuove polemiche su una sua decisione. Il Riesame, infatti, aveva annullato l’ordinanza di arresto emessa da Serio nei confronti di 63 presunti mafiosi agrigentini. In alcuni casi la bocciatura era dovuta al fatto che il Gip si sarebbe limitato a ripetere alcuni ampi passaggi della richiesta della Procura. Insomma, un semplice “copia e incolla”. Solo che negli appelli della Procura, sicura che non ci fosse alcun difetto di motivazione da parte di Serio, i pm fecero emergere che lo stesso Riesame aveva usato il “copia e incolla”.
Anche Pilato – presidente del Tribunale dei ministri – lavora all’ufficio Gip e in passato si è già occupato da giudice tutelare di immigrazione, in particolare delle procedure che riguardano i minorenni che giungono in Sicilia non accompagnati. Nel 2016 contribuì, infatti, a quella che venne definitiva una ‘rivoluzione’ nella gestione dei migranti minori, con il Comune di Palermo capofila in Italia di un protocollo d’intesa, firmato in prefettura con l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Con le nuove regole, le prime in Italia, il minore straniero che arriva da solo a bordo dei barconi, viene accompagnato verso la maggiore età.
Il nome di Sidoti è legato alle recenti vicende del Palermo Calcio. La Procura aveva chiesto il fallimento della società rosanero, ma il Tribunale diede ragione a Zamparini. Il collegio era presieduto da Giovanni D’Antoni e ne facevano parte il giudice relatore Giuseppe Sidoti e il giudice anziano Raffaella Vacca.
Al Tribunale dei ministri spetta stabilire cosa fare nell’inchiesta su Salvini. La Procura si è limitato, e non poteva fare altrimenti, a suggerire gli accertamenti da svolgere. Innanzitutto, secondo i pm, bisognerebbe sentire il comandante della nave Diciotti, il capitano di fregata Massimo Kothmeir. L’audizione di Kothmeir rientra nel filone di indagine che mira a ricostruire la “catena di comando” e i passaggi attraverso i quali sarebbe stato attuato il blocco dello sbarco dei migranti. La lista dei possibili testi comprende anche i comandanti delle capitanerie di porto di Porto Empedocle e di Catania, il responsabile dell’ufficio circondariale marittimo di Lampedusa, il capo del Dipartimento delle libertà civili, Gerarda Pantalone, e il suo vice Bruno Corda.
*Aggiornamento ore 18.53
“Tiro dritto, la gente mi chiede ogni giorno di andare avanti, vai avanti, non mollare. Questo incredibile affetto e sostegno popolare mi dà non solo forza ma determinazione e responsabilità”. Lo ha detto Matteo Salvini a proposito delle inchieste giudiziarie sul caso Diciotti e della sentenza sul sequestro dei fondi della Lega, arrivando alla Fondazione Don Gino Rigoldi. “Rispetto ma ho la determinazione a non mollare. Se qualcuno pensa di intimorirmi o di invitarmi a fermarmi o a dimettermi ha proprio sbagliato a capire” ha aggiunto.
(ANSA).

