Piano Farmacie ancora nel limbo| Attesa per il dibattito in Aula

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Il consiglio comunale preleverà l'atto della discordia.

SALA DELLE LAPIDI
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3 min di lettura

PALERMO – Potrebbe essere martedì 11 settembre il giorno decisivo per il Piano farmacie del comune di Palermo. Dopo mesi di rinvii, riunioni e sollecitazioni, con farmacisti pronti ai ricorsi e legali sul piede di guerra, il consiglio comunale dovrebbe prelevare il Piano 2018 che prevede l’apertura di quattro nuovi punti. L’Aula è pronta a emendare la delibera, eliminando il riferimento alle circoscrizioni e inserendo una localizzazione che dovrebbe avvenire per ambito, mentre resta caldo il fronte del Piano 2014.

Il consiglio, infatti, non dovrebbe modificare nulla ma limitarsi a un semplice ordine del giorno con cui invitare gli uffici a valutare una collocazione diversa per le farmacie di via Basile, via Venere e Cruillas che sono, peraltro, le uniche su cui non sono arrivate controperizie. Per altri casi, invece, ci sono da un lato i farmacisti vincitori del concorso che sostengono di non trovare spazi adeguati e dall’altro le controperizie di altri colleghi che invece sostengono che i locali ci sarebbero. Una diatriba in cui il consiglio ha deciso di non entrare in nessun modo.

“Il Piano 2018 dovrà essere coerente con quello del 2014, nonostante le criticità, per non creare scollamenti tra le vecchie e le nuove assegnazioni – dice Tony Sala, capogruppo di Palermo 2022 – Dobbiamo garantire servizi alla popolazione, i nuovi presidi devono coprire tutto il territorio. Vogliamo dare risposte, sono fiducioso in una soluzione positiva”. “Bocceremo la proposta dell’amministrazione che è su base circoscrizionale – spiega Giulio Tantillo, capogruppo di Forza Italia – Un emendamento invece dirà che la localizzazione si farà per ambito. Se non si trovano i locali, sarà possibile allargarsi al solo ambito”.

Una diatriba su cui è intervenuto anche l’Ordine dei Farmacisti, che lo scorso 31 agosto ha inviato una nota al Comune per chiedere rispetto delle regole e la riduzione al minimo dei possibile contenziosi. “Individuate le sedi che effettivamente sono senza locali e propongono una soluzione verificata – scrive l’Ordine – il Comune potrebbe, senza modificare le individuazioni fatte a suo tempo, comunicare all’Asp, invocando l’eccezionalità e la straordinarietà della circostanza, che i locali specificamente elencati soddisfano l’interesse pubblico e servono le zone individuate. Potrebbe così rendersi fisiologico il contenzioso, non adottando provvedimenti che potrebbero palesemente essere attaccati nella legittimità”.

Ma sul tema intervengono anche gli avvocati Luisa Pullara e Oriana Ortisi: “Il problema sicuramente è del Comune e solo esso può e deve risolverlo. Le dichiarazioni de soggetti diversi possono essere condivise o meno, ma certo è che non possono in nessun modo interferire su un potere riconosciuto dalla stessa legge solo al Comune. Per i giudici amministrativi siciliani e per la normativa siciliana, il problema della individuazione delle sedi è del consiglio comunale. Di certo le farmacie vanno aperte e se non ci sono locali, come attestato nelle perizie giurate prodotte e riscontrate, occorre comunque garantirne l’apertura nel pieno rispetto del bando e della scelta fatta nella revisione straordinaria del 2014. L’unica possibilità per il consiglio comunale è quella di consentire una integrazione delle zone individuate nel 2014 fino a ricomprendere quel locale che garantisce le due condizioni della legge, senza violare il bando. Se dai riscontri fatti per singolo caso, si è appurato che non vi sono locali disponibili entro l’originario perimetro e non vi è la possibilità di concedere anche in locazione immobili pubblici o autorizzare prefabbricati, e si ha la certezza di garantire questi criteri, allora il consiglio comunale non ha motivo di impedire il soddisfacimento delle istanze degli assegnatari. Viceversa, se a queste condizioni si dovesse negare l’apertura delle farmacie assegnate, si configurerebbe gravissima violazione della legge e del bando”.

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