Case popolari tra morosi e abusivi| Il Comune invia 1.400 ingiunzioni

Case popolari tra morosi e abusivi| Il Comune invia 1.400 ingiunzioni

I debitori sono meno del 10%, mentre 800 abusivi chiedono di essere messi in regola.

PALERMO – C’è chi non paga dal 1989, accumulando nel tempo un debito lievitato a 65 mila euro, e chi dal 1991, arrivando a un debito di 52 mila euro, e chi invece ha deciso di regolarizzare la propria situazione facendo anche un enorme favore al Comune. E’ un mondo assai variegato quello delle case popolari, a Palermo: oltre 5 mila alloggi che per Palazzo delle Aquile, spesso, rappresentano più un problema che una ricchezza. Perché se molti sono in regola e pagano puntualmente spese del condominio, affitto e bollette, altri invece (meno del 10%) sono morosi o non sborsano alcunché col risultato che a dover coprire i buchi è proprio l’amministrazione comunale. Un credito che è arrivato all’incredibile cifra di 15,4 milioni di euro, anche se la cifra è da prendere con le pinze: alcune somme, non pagate, infatti si ripetono anche negli anni successivi.

Una situazione che ormai si trascina da anni, con gli uffici del Patrimonio a corto di personale e costretti spesso a caricare pagamenti e arretrati manualmente. A venire in soccorso del Comune è la nuova legge regionale che consente agli abusivi di mettersi in regola: sono ben 800 le famiglie che hanno chiesto di ricevere l’assegnazione per l’abitazione in cui già vivono. Ma su 40 domande esaminate, solo 25 sono state accettate perché hanno potuto dimostrare che l’occupazione è iniziata prima del 2018, così come previsto per legge. Un paletto che sta creando non pochi problemi. “Su indicazione della giunta, gli uffici stanno vagliando la possibilità di acquisire ogni tipo di documento, che non sia una mera autocertificazione e che permetta di dimostrare la data di prima occupazione degli immobili, proprio perché vogliamo favorire la fuoriuscita da una condizione di irregolarità e perché finalmente il patrimonio Erp cittadino sia pienamente e legittimamente utilizzato con un beneficio per tutti”, spiega il sindaco Leoluca Orlando.

Venerdì scorso il Comune ha firmato la prima assegnazione nel quartiere Medaglie d’Oro ma, al contempo, ha anche iscritto a ruolo il primo moroso: una famiglia che a Bonagia da anni non paga alcunché e per la quale adesso scatta il recupero delle somme dovute. “Si tratta di due provvedimenti diversi – dice ancora Orlando – ma che vanno nella stessa direzione: quella di mettere ordine e ricondurre a piena legalità la situazione degli alloggi popolari in città. Da un lato favorendo la regolarizzazione di quanti hanno i requisiti per essere assegnatari e dall’altro perseguendo coloro che già hanno una casa popolare, ma pensano di potervi rimanere a spese della collettività. Entrambi sono provvedimenti di giustizia ed equità sociale”.

Ma i problemi, per il Comune, non finiscono qui. Se da un lato la nuova normativa consente agli abusivi di mettersi in regola e quindi di pagare, dall’altra gli uffici comunali sono a ranghi ridottissimi e usano metodi che poco hanno a che fare con l’era telematica. Il dirigente del settore, Domenico Verona, lo scorso 23 novembre ha firmato una nota dai toni non troppo teneri per sottolineare come da anni gli uffici chiedano nuovo personale, ma invano. Il Comune da qualche tempo si è dotato di un software di gestione contabile elaborato con l’aiuto di Sispi, ma il caricamento dei dati è un’operazione complessa che riguarda l’inventario, la parte amministrativa e quella contabile. E in quest’ultimo caso il caricamento dei dati viene ancora fatto manualmente controllando i singoli bollettini postali, bonifici bancari o assegni, tutto su carta; basti pensare che l’anno scorso il personale comunale ha caricato ben 16.212 bollettini. Ma registrare i pagamenti non basta, perché vanno anche controllate le singole posizioni dei debitori con un’analisi, anche stavolta manuale, delle schede cartacee. Soltanto dopo possono partire le lettere di diffida e messa in mora, a cui seguono eventualmente emissione dell’ingiunzione di pagamento e iscrizione a ruolo dei crediti non riscossi; una procedura lunga e farraginosa ma che va monitorata passo dopo passo, per evitare che il tutto cada in prescrizione. Se si aggiunge che gli uffici sono a corto di personale, la frittata è fatta.

Ma quanti sono i morosi, tra gli assegnatari di una casa popolare? Il Comune in questi giorni sta notificando ben 1.453 ingiunzioni di pagamento per un totale di 450 famiglie e ben 15 milioni di euro di incasso. Cifra che comunque è il risultato anche della ripetizione delle stesse somme non incassate negli anni, che però non si cumulano.

“I morosi – sottolinea l’assessore Giuseppe Mattina – sono appena il 9% degli assegnatari, a dimostrazione del fatto che il sistema nel suo complesso funziona”. Le somme dovute variano in modo considerevole da 430 euro, dovute al mancato versamento della quota condominiale, ad oltre 65 mila euro in un caso in via Alia o 52 mila euro in via del Bassotto, dove le famiglie, rispettivamente dal 1989 e dal 1991, non pagano nulla. “La normativa – spiega l’assessore – non prevede la revoca dell’assegnazione per morosità e quindi gli uffici possono soltanto tentare il recupero coattivo delle somme, come stiamo facendo adesso con l’iscrizione a ruolo delle cartelle, e la compensazione con eventuali servizi e contributi erogati dal Comune”. In totale il Comune spera di incassare 15 milioni di euro con le ingiunzioni emesse e che ammontano a 3,5 milioni nel 2014 per 450 persone, 2,7 milioni nel 2015 (365 persone), 5,3 milioni nel 2016 (329 persone), 1,3 milioni nel 2017 (150 persone) e 2,6 milioni nel 2018 (159 persone).

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