Ci sembra assai opportuno riprendere la riflessione lucida e appassionata del direttore di Livesicilia, Roberto Puglisi, sulla realtà palermitana. Una riflessione poi ulteriormente approfondita dopo gli allarmanti fatti avvenuti allo Zen: colpi d’arma da fuoco contro il portone della chiesa, ragazzini, probabilmente con la regia di adulti, in giro con fucili e pistole.
La sua disamina mette a nudo le contraddizioni di una comunità ricca di potenziale ma bloccata da decenni da inerzie profonde: da un lato, figure che incarnano dedizione e sacrificio per il bene collettivo; dall’altro, atteggiamenti diffusi di disimpegno individuale, menefreghismo e immobilismo istituzionale.
Palermo conserva un patrimonio unico, umano e materiale, eppure fatica a compiere una trasformazione da metropoli europea rimanendo una periferia priva di una visione che guardi al futuro. Nessuno può ritenersi estraneo alle difficoltà della città che persistono nonostante gli sforzi di chi opera nel sociale o nella guida spirituale della comunità.
In questo contesto la memoria di Biagio Conte – giustamente ricordata da Puglisi come esempio di vita spesa per i più fragili – rimane un riferimento forte capace di ispirare anche oggi.
Emblematica, a proposito di riferimenti operosi, la richiesta d’aiuto rivolta alle istituzioni da don Giovanni Giannalia, parroco della chiesa San Filippo Neri allo Zen, dopo le pistolettate al suo portone, convintamente supportato dall’arcivescovo Corrado Lorefice.
Critico, e non poteva essere altrimenti, appare il ritratto della classe dirigente dove priorità elettorali e di consenso spicciolo spesso prevalgono sugli obiettivi di lungo termine per migliorare i servizi essenziali e la qualità della vita anche oltre le zone residenziali.
I risultati nel risanamento finanziario, pur riconosciuti, non bastano a colmare il divario con le aspettative dei cittadini in un quadro di percezione generale negativa confermato dalle recenti classifiche sul gradimento degli amministratori.
Il punto cruciale di ogni ragionamento, comunque, è costituito dalla partecipazione: una maggioranza silenziosa che osserva senza intervenire rischia di perpetuare lo status quo rendendo quasi inutili gli sforzi di minoranze impegnate.
Ciò, ovviamente, alimenta rassegnazione e scetticismo, particolarmente nei giovani che fuggono verso il Nord Italia o all’estero in gran numero, impedendo il cambiamento auspicato.
In definitiva, occorre una reazione, uno scatto d’orgoglio da parte di tutti i soggetti coinvolti, leader politici, responsabili dei settori vitali della società, semplici cittadini, per immaginare una Palermo più consapevole e padrona dei propri destini. Una chiamata che, nel momento di bilanci dell’anno appena conclusosi e di propositi per il nuovo, suona certamente attuale e necessaria.

