La rapina e l'omicidio a bastonate| Così crollò l'alibi dell'imputato

La rapina e l’omicidio a bastonate| Così crollò l’alibi dell’imputato

La rapina e l’omicidio a bastonate| Così crollò l’alibi dell’imputato

Il delitto di Borgo Nuovo ricostruito dai carabinieri

PALERMO – L’alibi di Maurizio Talluto non ha retto al vaglio del giudice. Sarebbe stato lui a massacrare a botte Giovan Battista Riccobono. Aveva 89 anni.

L’anziano viveva da solo al primo piano di una palazzina nel rione Borgo Nuovo, periferia della città. Un pomeriggio di agosto bussano alla sua porta. Un uomo chiede un bicchiere d’acqua. Prima di morire la vittima fa in tempo a raccontare che non ha potuto riconoscere quell’uomo che si copriva il volto con le mani. Quando gli ha aperto la porta, ormai era troppo tardi. Il volto era travisato. Ricorda che il suo aggressore è “un uomo di mezza età, altro e magro, con accento palermitano”.

Tutti gli indizi e i sospetti raccolti dai carabinieri della compagnia di San Lorenzo e della stazione Borgo Nuovo portano a Talluto. Vive al pianterreno dello stesso palazzo, è uno dei vicini di casa della vittima. I primi a fare il suo nome sono altri residenti dello stabile. Raccontano dei suoi problemi economici e delle continue richieste di piccole somme di denaro, poche decine di euro. E poi c’è la sua abitudine a chiedere dell’acqua ai vicini. Bidoni o un semplice bicchiere per dissetarsi visto che ha problemi con il motorino di aspirazione.

Alto, magro e di mezza età: la descrizione combacia con quella di Talluto. Di certo non può basare per incriminarlo. Come in puzzle si sommano, giorno dopo giorno, alcuni tasselli investigativi. Innanzitutto, i vicini di casa raccontano che il pomeriggio del delitto hanno visto Talluto armeggiare nell’androne vicino ai citofoni. Era insolito che stazionasse lì, visto che per accedere in casa utilizza sempre l’ingresso indipendente che lo porta direttamente nel giardino. E poi alzava spesso lo sguardo al primo piano, in direzione di casa Riccobono, e faceva strane domande sui lavori in casa dei condomini di cui si era sempre disinteressato. Anche i vicini confermano le sue richieste di piccoli prestiti e di acqua.

I sospetti aumentano quando una coppia di amici riferisce ai carabinieri di essersi meravigliati per alcuni acquisti sostenuti dalla famiglia Talluto nei giorni successivi al delitto. Duecento euro per l’hoverboard della figlia e 90 euro per un paio di scarpe. Soldi che vanno sommati ai 400 euro spesi per comprare una macchina, una vecchia Alfa 146, come hanno accertato i carabinieri.

Del bottino in casa Riccobono fanno parte circa sessanta euro che l’anziano teneva nel portafogli, trovato vuoto, un orologio d’oro (regalo del suo matrimonio) e due, forse quattro fedi (ricordo di una vita insieme alla moglie, di cui è rimasto vedovo).

Talluto viene convocato dai carabinieri e tira fuori un alibi. Racconta che il giorno dell’omicidio è uscito con la compagna e la figlia in autobus. La donna è andata a lavorare, come ogni giorno, in una casa di riposo e loro sono andati al mare, a Mondello. Sono rimasti fuori tutto il giorno, Talluto e la figlia, per fare rientro a casa in serata, ma solo dopo dopo essere passati dal posto di lavoro della compagna. Una collega aggiunge di averli visti fumare una sigaretta al balcone. Spunta pure un video fatto con il telefonino, che ritrae i momenti spensierati di quella giornata al mare. Strano, dai fogli di presenza risulta che il 25 agosto 2017 la compagna di Talluto non ha lavorato e il video è stato registrato sì a Mondello, ma undici giorni prima.

Nella stanza della caserma ci sono telecamere e microspie. Talluto non parla, ma viene filmato mentre guarda con fare sospetto il soffitto, forse a caccia degli occhi elettronici, e indica alla compagna di fare silenzio portando il dito indice al naso. Non è tutto: sempre la donna racconta che al rientro dal mare il compagno era in bermuda. Eppure i carabinieri sono certi che indossasse pantaloni lunghi. Non è tutto, altri vicini mettono a verbale di avere sentito i due litigare e pronunciare frasi del tipo “non fu giusto quello che hai fatto ieri, a farlo morire quel cristiano”, mimando il gesto di un colpo alla nuca. Altri ancora, di avere visto l’uomo schiaffeggiarsi da solo per la disperazione.

L’ultimo elemento che sembrerebbe spazzare via i dubbi residui arriva dall’analisi dei tabulati telefonici. Il giorno del delitto, mentre Talluto diceva di essere al mare, sono partite delle telefonate da casa sua, al pianterreno di largo Campofiorito.

 

 

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