Affiliati nelle docce del carcere| L'ascesa criminale dei nuovi boss

Affiliati nelle docce del carcere| L’ascesa criminale dei nuovi boss

Affiliati nelle docce del carcere| L’ascesa criminale dei nuovi boss
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI

Così i fratelli Marino, arrestati ieri, sono entrati in Cosa Nostra. Quando rischiarono il peggio.

PALERMO – Quando nel 2008 i poliziotti fecero irruzione nella villa sul mare di Altavilla Milicia, Stefano Marino non oppose resistenza. Aveva capito di non avere via di scampo. Chiese solo di non spaventare i suoi familiari che dormivano. Venti uomini della Squadra mobile avevano accerchiato l’abitazione. La sua latitanza era durata sei mesi. Centottanta giorni durante i quali Stefano Marino aveva dimostrato di meritare i gradi di capomafia.

Era sfuggito all’arresto nell’operazione “Old Bridge” che fece saltare il “vecchio ponte” fra i boss palermitani e quelli americani. A portare gli inquirenti fino al latitante era stato il fratello Antonino. I poliziotti della sezione Criminalità organizzata piazzarono un gps sul suo scooter, un Aprilia Leonardo. Alle le 22:15 del 30 luglio gli agenti fecero irruzione nella villa.

Oggi Stefano Marino è stato arrestato insieme al fratello Michele con l’accusa di essere il capomafia di Roccella, borgata che ricade nel mandamento mafioso di Brancaccio. Della sua scalata al potere hanno parlato tre collaboratori di giustizia.

Antonino Pipitone ha raccontato di avere conosciuto i due fratelli in carcere a Taranto dove “Giovanni Asciutto e lo zio dei Marino, Sansone, entrambi uomini d’onore volevano organizzare l’affiliazione dei fratelli nella doccia”. Erano i mesi successi all’arresto di Salvatore Lo Piccolo, boss di San Lorenzo e uomo forte dell’intera Cosa Nostra palermitana, e “si era deciso che ogni mandamento si doveva gestire autonomamente e quindi Sansone aveva deciso questa affiliazione. Invece Nino Sacco diceva che non si potevano combinare perché avevano avuto il padre ucciso e c’era chi stava scontando l’ergastolo per questo omicidio”.

Nino Sacco, che nel 2009 sarebbe stato arrestato nello stesso blitz con Michele Marino, rispetto al quale però godevo di un prestigio criminale maggiore, aveva pessime intenzioni. Così ha riferito Vito Galatolo, pentito dell’Acquasanta: “… erano gente male intenzionata, perché si sono fatti uomini d’onore senza che nessuno volesse, invece già c’era uno che apparteneva in quella famiglia, quando li hanno combinati, non tanto Stefano ce l’aveva con Nino Sacco, perché poi Nino Sacco gli ha fatto anche degli abusi che avevano delle macchinette, la moglie di Stefano Marino l’hanno chiamata, ‘questi soldi non gli arriveranno più’, cose fra di loro però che Nino Sacco raccontava a tutti però. Poi invece quando, invece Michele che è il fratello più grande, si ci voleva contrastare con Nino Sacco e allora noi mettevamo la buona ìlascia stare sono cose che…’”.

Di Michele Marino Galatolo ha ricordato “il carattere molto aggressivo, invece suo fratello Stefano è più ruffiano diciamo. Invece lui si voleva litigare con Nino Sacco, e ci voleva alzare pure le mani a Nino Sacco e l’ho fermato io”.

L’ultimo a parlare dei fratelli Marino è stato Filippo Bisconti, capo mandamento di Belmonte Mezzagno e da qualche mese pure lui pentito. Ecco cosa ha riferito, in particolare, di Stefano Marino: “… uomo d’onore della famiglia di Corso dei Mille, che dovrebbe essere il fratello dell’altro uomo d’onore Nino di cui abbiamo parlato nell’altro album. Imparentato con i Tagliavia, non so che tipo di parentela hanno, cugini, nipoti, non so cosa, uomo d’onore ritualmente presentatomi da… all’interno del carcere mi è stato presentato”.

I fratelli Marino oggi vengono piazzati dai magistrati della Dda di Palermo al vertice del mandamento di Brancaccio e in contatto con boss arrestati e ancora a piede libero. Si sarebbero occupati di droga, pizzo ma anche di truffe alle assicurazioni, assoldando gli spaccaossa. Qualcuno spiegava che “… dice le pratiche di quelle ragazze, quelle due femmine, sono le nostre, le dobbiamo seguire noi per i carcerati… che dovevo fare? Una volta che c’era Marino seduto là”.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI