E venne un uomo chiamato Delio

E venne un uomo chiamato Delio

Il Bar dello sport
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E venne un uomo chiamato Delio. Diede un’occhiata alle disastrate macerie rosanero. Disse appena: “Lavorerò”. E molti si misero a ridere. Sì, lavorerai… Ma come, nulla ci prometti? D’accordo, lo scudetto è probabilmente andato. Chessò… Una coppetta Uefa, un posto in Paradiso, una vincita al Gratta e Vinci. Altri lo videro nella conferenza stampa di presentazione accanto a Zamparini e azionarono il cronometro. E’ sempre cosa buona e giusta azionare il cronometro, quando parte la sigla del reality: “Quanto durerà l’allenatore?”, che altri chiamano confidenzialmente: una stagione (se ci arrivi) con Maurizio Zamparini.
Delio non si è turbato. Ha continuato a masticare le cose che mastica con insistenza da anni (e un team di scienziati non è riuscito a svelare il mistero circa l’identità delle suddette). Si è messo a tavolino col suo bravo compasso: un colpetto lì, una linea qui. Ed ecco che dalla massa informe di Zengalandia è nata una squadra normale e concreta, basata su poche e però adamantine certezze. Per esempio: se uno è portiere gioca in porta.
Per ora Delio Rossi vola alto nei cuori rosanero. Ha conquistato la piazza a suon di sconfitte (altrui). Verranno giorni più magri, con prevedibili contestazioni. Delio continuerà a masticare. L’antidoto al malumore? Quando vorremo urgentemente criticare il signor Rossi, pensiamo alla fortuna che c’è toccata. Pensiamo che prima c’era Coach Z. E che Bresciano giocava mediano. Ma forse un giorno l’avremmo trovato in porta.

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