Sicurezza è anche questione| di genere e benessere

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Questo il tema del workshop organizzato a Catania nella Sala Bonaventura della Cisl etnea dalle società ATF Studio ed Ergon Ambiente e Lavoro, che ha coinvolto addetti ai lavori, esperti di settore, organizzazioni sindacali, lavoratori e imprenditori.

LAVORO E FORMAZIONE
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3 min di lettura

CATANIA – Quando la salute e la sicurezza sul lavoro sono anche questione di genere e di benessere organizzativo. Questo il tema del workshop organizzato a Catania nella Sala Bonaventura della Cisl etnea dalle società ATF Studio ed Ergon Ambiente e Lavoro, che ha coinvolto addetti ai lavori, esperti di settore, organizzazioni sindacali, lavoratori e imprenditori.

Che la motivazione, il coinvolgimento dei lavoratori ma anche la flessibilità e la fiducia siano elementi fondamentali per migliorarne la salute mentale e fisica oltre che la stessa produttività in azienda, è un dato tanto acclarato quanto purtroppo ancora troppo sottovalutato. “Del resto – hanno sottolineato i rappresentanti sindacali – rischiano di diventare argomenti marginali quando c’è in gioco il lavoro stesso, ormai precario, mal pagato e senza regole”. “ Ma invertire la rotta si può – hanno sottolineato Enrico Viola, coordinatore Smile per ATF Studio e Federico Giacco di Ergon Ambiente e Lavoro –perché è investendo in sicurezza e benessere che può aumentare la produttività”.

Un momento di confronto alla presenza dei due esperti nazionali Daniele Ranieri e Paola Conti con cui si è chiuso il piano formativo SMILE (Sicurezza per il Miglioramento delle Imprese per un Lavoro Efficace), presentato da Atf Studio e interamente finanziato da Fondimpresa, dopo 800 ore di lezioni improntate alla cultura della sicurezza e della diversità di genere, rivolte a un centinaio di lavoratori ad alto rischio sicurezza di una trentina di imprese dei settori manifatturiero e lapideo, agricoltura e pesca, sanità privata.

“Lavoro e benessere non sono fatti per incontrarsi” ha esordito Daniele Ranieri, esperto in psicologia delle organizzazioni di lavoro – “almeno se pensiamo alle comuni definizioni, ma i due significati possono assumere un tratto unificante quando si intende per lavoro lo spazio di ricerca identitaria, individuale e sociale per benessere lo spazio di crescita culturale umana e anche professionale”.

“Così, il benessere organizzativo diventa quella capacità dell’organizzazione aziendale di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori – ha spiegato Ranieri – perché tanto più una persona ne condivide i valori, le pratiche, i linguaggi, tanto più trova motivazione e significato nel suo lavoro”.

“Va da sé, però che il contesto sociale e occupazionale odierno, caratterizzato da precarietà e calo di produttività, rimarca un ambiente in cui il carico di stress e di prestazione costituisce un appesantimento ulteriore per i lavoratori e l’argomento rischia di restare ai margini delle priorità ” hanno denunciato Margherita Patti, Rosamaria Costanzo e Cesira Ieni, di Cgil, Cisl e Uil presenti al dibattito, le quali hanno ribadito la necessità per le aziende di modificare i modelli organizzativi, invertire la logica della redditività e segnare una complessiva crescita culturale.

Al benessere organizzativo si affianca anche la sicurezza in ottica di genere. “Si tratta di guardare alle persone reali e non escludere le differenze biologiche – ha introdotto Paola Conti, psicologa –ma al contrario tenere conto dei diversi ruoli sociali e di come questi si interfaccino con i fattori di rischio e di prevenzione nei luoghi di lavoro”. “Le aziende sane che tengono alle logiche agiscono con la cura verso le diverse condizioni individuali – ha concluso l’esperta – bisogna utilizzare metodi appropriati per capire come intervenire con strumenti differenziati”.

 

 

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