Un primo tempo in cui si è giocato a calcio. Nel secondo, il Palermo ha ammainato la bandiera ed è stato uno spettacolo da vergognarsi. Rosa preda dei bianconeri che si sono divertiti col titic-titoc fino al vilipendio. Eppure, all’inizio il miracolo. Guariti dal mal di trasferta. Saliti in contrada torinese col piglio gagliardo dei giovanotti pettoruti e screanzati. Dobbiamo fare il solito discorso su chi c’è e chi manca? La palla gol nitidissima è capitata tra i piedi spettrali di Ilicic. Buffon, certo, è stato prodigioso nel respingere. E se ci fosse stato un centravanti?
Bel Palermo. Teso e aguzzo. Non premiato dal risultato, nei venti minuti d’avvio. Il gol di Pepe ha spaccato la partita a metà. Concorso di colpa tra la difesa attonita e Tzorvas che è rimasto a metà strada. Manuale del portiere, pagina due: o esci o stai fermo. Incerto il greco, anche su un cross precedente respinto malissimo. I rosanero ci hanno provato. E allora facciamolo il solito discorso. Con un attaccante iscritto all’albo al posto di Ilicic suoneremmo una musica diversa. Josif ha perso il pallone davanti a Buffon. Infine, ha sparato sul palo più vicino, dopo assist al bacio di Miccoli. Ancora una paratona. Ma perché non mirare al secondo palo?
La compagine gagliarda del quarantacinquesimo, al quarantaseiesimo ha lasciato il posto a una compagnia di giro afflitta dallo psicodramma. Il Palermo si è squagliato, complice il raddoppio di Matri. Da lì è stato uno spettacolo inverecondo. Il coraggio si è spento. La lezione tattica è appassita. In panchina non c’era nessuno (ma sì, facciamolo il discorso sulla rosa incompleta). Terzo gol di Marchisio, terzo schiaffone sulla gota arrossata. E tutti a casa.

