CATANIA – Allo stato sono 80 i falsi braccianti indagati per le truffe all’Inps e allo Stato da centinaia di migliaia di euro organizzate dal sodalizio criminale sgominato stamane dalla Polizia di Stato, che ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 persone che avrebbero organizzato con documenti falsi truffe ai danni dell’Inps per fare conseguire benefici ed indennita’. Nell’operazione, denominata ‘Impero’.
Custodia
Una ordinanza di custodia cautelare in carcere e’ stata emessa per Pietro Lazzaro, di 44 anni, Vito di Stefano, di 66, gia’ detenuto per altra causa e Angelo Tomaselli, di 51, gravemente indiziati di essere associati al clan mafioso Santangelo -Taccuni’ e di essere capi e promotori dell’associazione. Con la stessa ordinanza sono state applicate le misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, dell’obbligo di dimora nel territorio del comune di dimora abituale, con ulteriore obbligo di non allontanarsi dalla propria abitazione per alcune ore del giorno a carico di altri nove indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffa e falso ai danni dell’Inps.
Durante le indagini e’ stato individuato anche un ragioniere, anch’egli tra i destinatari dell’odierna misura, accusato di controllare e curare la corretta tenuta della falsa documentazione. Ifalsi braccianti agricoli erano tenuti a versare direttamente all’associazione criminale una quota delle indennita’ che ricevevano dallo Stato
I nomi
Si tratta di Pietro Lazzaro (11 giugno 1977); Vito Stefano (nato ad Adrano 15 agosto 1955) e di Angelo Tomaselli (nato ad Adrano il 22 aprile 1969).
Le parole
Falsi braccianti agricoli
Le indagini hanno accertato l’esistenza di un articolato sistema criminale che consentiva al clan di incassare le indennità erogate dall’Inps nel settore agricolo dichiarando l’esistenza di falsi braccianti agricoli. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni dello Stato con l’aggravante di avere favorito il clan di Cosa nostra, falso ideologico, truffe e falsi.

