Agrigento riparte da zero |In sette per una campagna da Kaos

Agrigento riparte da zero |In sette per una campagna da Kaos

Domenica si vota per le amministrative. Coinvolti anche alcuni grandi centri. Livesicilia racconta le sfide principali. Partendo dalla città in cui prima del voto è successo davvero di tutto.

Verso le amministrative
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PALERMO – I sette candidati alla poltrona di primo cittadino di Agrigento entrano nell’ultima settimana di campagna elettorale, una settimana che porterà alle urne migliaia di cittadini che dovranno scegliere colui che avrà il compito difficile di amministrare “l’ultima città di Italia” come è stata classificata nella graduatoria sulla qualità della vita stilata dal “Sole 24 ore”. Le dimissioni in massa in seguito allo scandalo Gettonopoli che ha portato in piazza migliaia di persone, rappresentano l’ultimo atto politico di un’amministrazione che sembra aver tradito la fiducia concessagli nelle ultime elezioni, ma che porta nelle liste più di venti persone dimessesi appena tre mesi fa. Camuffate da nuove liste civiche, sembra infatti che ci sia ben poco di “nuovo” nelle liste presentate da cui si possono ancora scegliere coloro che sono al centro di uno scandalo di rilevanza nazionale. I sette candidati, Alessi, Firetto, Arnone, Marcolin, Di Rosa, Cirino e Dalli Cardillo hanno avuto vita facile nell’incentrare la campagna elettorale sui vari problemi della città agrigentina: dal problema delle strade crollate alla gestione privata dell’acqua, dal rilancio di un centro storico morente, alla questione Favara Ovest, dall’inquinamento delle acque alla storia del gettone di presenza e della chiusura dell’università. A fare clamore però sono inizialmente le decisioni dei partiti, come quella del Pd, che abbandona dopo le primarie Silvio Alessi per appoggiare Firetto nell’ultimo giorno disponibile. Gli avvenimenti nella campagna elettorale sono così ingarbugliati in una matassa difficile da districare in cui si incentrano amicizie, politica, calcio e liste civiche.

Il deputato regionale Firetto alla fine racchiude quindi il centro, gli alfaniani e il Pd; Silvio Alessi, amico di Alfano e di Riccardo Gallo (Forza Italia), vince le primarie del centrosinistra per poi staccarsi e correre “da uomo libero” aggiungendo una lista civica, “Forza Silvio”, di ispirazione berlusconiana. Amici in affari e nemici in politica, questo il destino di Silvio Alessi, presidente dell’Akragas e Giovanni Amico, assessore scelto da Firetto, e nella dirigenza della squadra biancazzurra. Il numero uno dell’Akragas e l’ex sindaco di Porto Empedocle sembrano comunque i favoriti per un ballottaggio finale in un quadro che ai cittadini votanti non risulta così limpido. Una possibile sorpresa è il veneto Marco Marcolin, deputato della Lega, dichiaratosi “l’uomo nuovo” innamorato di Agrigento, città che vuole amministrare alla luce del sole. L’accoglienza entusiasmante di Salvini ad Agrigento sembra aver portato non pochi consensi al leghista candidato nella Città dei Templi. In corsa poi Peppe Di Rosa e Andrea Cirino, Cambiamento con Di Rosa sindaco il primo e Fratelli D’Italia il secondo. Il caso gettonopoli penalizza i due candidati che però lottano con le unghie e con i denti. Per la prima volta ad Agrigento ci prova il Movimento 5 Stelle, scegliendo il candidato Dalli Cardillo (scelta che ha provocato polemiche e divisioni nel gruppo). Il composto esplosivo è poi animato dall’avvocato Peppe Arnone, che riprova a candidarsi col suo consueto stile di denuncia. Senza un comizio pubblico che abbia raccolto tutti i candidati per confrontarsi sulle tematiche dei loro programmi, gli elettori dovranno scegliere il loro candidato, in una città che deve ripartire da zero.

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