CATANIA – Daniela Monaco Crea, Gip di Catania, è la nuova presidente della Giunta catanese dell’Associazione Nazionale Magistrati. “Sono la prima donna – afferma – alla presidenza dell’Anm di Catania è questo già significa qualcosa”. Una frase che apre il filone donne in magistratura. “Qualche riserva ancora esiste” – commenta Monaco Crea, ma il giudice è positivo sull’argomento. I passi avanti sono stati fatti, anche se gli incarichi direttivi sono ancora per la maggior parte appannaggio degli uomini e al Csm c’è solo una donna componente togato. All’ipotesi di quote rosa al Csm Daniela Monaco Crea è assolutamente contraria: “Sarebbe in un certo senso svilire la donna”. “Non abbiamo bisogno di quote” – è il verdetto.
Daniela Monaco Crea prende le redini dell’Anm dopo due anni di presidenza del sostituto procuratore Pasquale Pacifico. “Proseguiremo il percorso iniziato due anni fa anche perchè ogni atto è sempre stato condiviso”. Un viaggio che ha come obiettivo quello di “dare voce alle istanze dei magistrati del distretto che hanno creduto in questa Giunta”.
E tra gli obiettivi c’è anche il grande dialogo tra magistratura e cittadinanza. Un confronto che si è concretizzato anche nell’aprire il Palazzo di Giustizia alla città: ai giovani, alle scuole, alle associazioni. Un’iniziativa, quella di qualche settimana fa, che tuttavia non ha raccolto l’adesione di una parte dell’avvocatura. Daniela Monaco Crea non ha peli sulla lingua: “La mia personale opinione è che alcuni, critichino la magistratura sempre, comunque e a prescindere, in modo strumentale, senza esaminare in modo costruttivo le emergenze che quotidianamente affliggono il sistema giustizia “. Parole decise ma serene quelle del Giudice che evidenzia come uno degli scopi della Giunta sia quello di favorire una maggiore sinergia tra Anm e Avvocatura. Un’alleanza che deve avere come fine ultimo il regolare e esercizio della attività giurisdizionale e, in definitiva, l’interesse dei suoi utenti.
Un lavoro di abnegazione quello del magistrato. Una missione? “Quasi” – afferma il presidente dell’Anm evidenziando le condizioni di lavoro in cui sono costretti ad esercitare le funzioni i magistrati catanesi. “Svolgiamo un’opera di supplenza quotidiana” – spiega Daniela Monaco Crea. Mancano ufficiali giudiziari, cancellieri, assistenti e molte volte “siamo costretti a svolgere mansioni che non rientrebbero nel nostro ruolo”. Un deficit di risorse evidente e drammatico che fa a pugni con la richiesta della collettività di una giustizia più celere e snella. Per dare un esempio pratico di ciò che accade a Catania: in alcuni procedimenti dove è necessaria la video conferenza i giudici si devono dividere pochissime aule che sono dotate del sistema tele trasmissione. E questo fa slittare udienze e quindi i processi si allungano, nonostante “gli sforzi”.
Magistrati in politica? Il nuovo presidente dell’Anm di Catania ha le idee chiare: “Sicuramente non si può candidare nello stesso distretto dove ha esercitato le funzioni. Ma il problema si ripropone allorquando cessa il mandato politico e chiede di rientrare in magistratura. Forse eticamente sarebbe corretta una scelta irreversibile perché un magistrato deve non solo essere ma anche apparire imparziale “. Un’opinione che si fonda sui pilastri di imparzialità e indipendenza della magistratura, elementi che potrebbero essere inquinati dall’ombra del sospetto che un ruolo politico potrebbe alimentare nella figura di un pm o di un giudice.
Daniela Monaco Crea diventa presidente dell’Anm in un momento storico cruciale per la magistratura italiana: la riforma sulla responsabilità civile è uno spartiacque. “E’ una riforma che i magistrati ritengono punitiva – afferma il Gip – , mascherata da una richiesta dell’Europa ma che in realtà travalica la richiesta europea. Qualcuno ha detto che godiamo di un’immunità illogica ma i principi di imparzialità e indipendenza, dei quali il filtro di ammissibilità oggi abolito è espressione, sono sanciti dalla Costituzione e sono posti a garanzia della collettività”.
“Io sono certa che i magistrati non si faranno intimidire. – afferma Monaco Crea – Ma chiaramente è un attentato all’imparzialità e all’indipendenza. Perchè nel momento stesso in cui un cittadino è interessato da un procedimento penale o rischia di risultare soccombente in un procedimento civile sa di poter avere questo strumento a disposizione, sa di poterlo utilizzare anche per influenzare la decisione. Si innescano dei meccanismi che possono essere devianti”. E per tornare in argomento processi lenti, gli effetti di questa riforma secondo il presidente dell’Anm si vedranno anche in un possibile “proliferarsi di giudizi”. Altro che combattere la “giustizia lumaca. I tribunali dovranno occuparsi anche di dirimere questo nuovo tipo di controversie”.

