PALERMO – Altri dieci imputati tra professori, esperti e tutor della scuola “Giovanni Falcone” allo Zen finiscono sotto processo. Per altri quattro la richiesta di patteggiamento è stata ritenuta troppo bassa alla luce del disvalore delle imputazioni.
A cominciare Daniela Lo Verde e Daniele Agosta, ex preside e vice preside. Si tratta del secondo dei tre capitoli nati dall’inchiesta sulla gestione dei fondi europei.
Rinviati a giudizio Alessio Cacciato, Antonio Cuccia, Rosalia Farina, Dorotea Francavilla, Domenico Montalto, Rosalba Pizzolato, Giuseppe De Luca, Gloria Lo Greco e Giovanna Trapani.
Il Gip Walter Turturici ha respinto la richiesta di patteggiamento anche per Silvana Agugliaro, Alida Ippolito e Calogera Ognibene. Nella motivazione si parla di “condotte riprovevoli e meritevoli di adeguata risposta sanzionatoria”. Il prossimo 10 marzo dovranno proporre una pena più alta – quelle respinte vanno da sei mesi a un anno e mezzo – altrimenti dovranno affrontare il processo.
“Truffa” sui corsi alla scuola dello Zen
Avrebbero tutti contribuito alla truffa di cui l’artefice sarebbe stata l’ex dirigente scolastica che, così come Agosta, ha già patteggiato una volta per corruzione e peculato e ora chiedevano chiudere la faccenda con una condanna a sei mesi in continuazione. I pm Amelia Luise e Calogero Ferrara della Procura europea contestano la mala gestio dei fondi destinati alla scuola della periferia palermitana. I corsi sarebbero stati disertati dagli studenti e per garantire lo stesso i compensi – da 500 a 3.900 euro – agli imputati sarebbero state fatte carte false: “Ci metto a tutti presente e vaffanculo?”.
Preside e vice preside avrebbero firmato i fogli di presenza al posto degli studenti. Bisognava fare attenzione, però. Lo Verde invitava Agosta ad essere prudente: “Questo bambino guarda come firma qua… improvvisamente poi impara a scrivere in corsivo… questo non si può guardare…”.
Troppo rischioso: “Io me ne devo andare in carcere per forza?… quindi li togli tutti… li ristampi e li ricarichi tutti… è palese che è la stessa mano che firma”.
Dalle indagini venne fuori che Lo Verde si sarebbe anche appropriata di tre iPhone (poi restituiti) e del cibo destinato alla mensa degli alunni. I carabinieri del Reparto operativo immortalarono la dirigente mentre usciva con i sacchetti della spesa dalla scuola.
Nel corso delle indagini l’ex dirigente scolastica, che fino quando non finì sotto inchiesta era in prima linea nell’impegno per la legalità, ha anche risarcito danni per circa 20 mila euro.
Come nacque l’inchiesta
Una professoressa si era rivolta ai carabinieri del Nucleo investigativo consegnando il file audio di una conversazione con una collega. Nella registrazione si sentiva la docente parlare di irregolarità.
Poi sono arrivate le conferme di un’altra professoressa della scuola dello Zen. Disse che era un’abitudine raccogliere le firme di presenza dei ragazzi che in realtà disertavano i progetti organizzati dalla scuola. Senza presenze non sarebbero arrivati i finanziamenti.
Non è finita perché nei giorni scorsi la Procura europea ha chiesto altri 16 arresti e si attende la decisione del Gip.

