PALERMO – Più che un’abitudine politica, quasi una moda. Rinnovata anno dopo anno, governo dopo governo, e portata al suo apice da Rosario Crocetta, che nel suo – ancora breve – percorso da presidente della Regione ne ha scelti ben quattro come compagni di strada. Sta di fatto che da quando si è aperta l’era dei presidenti eletti direttamente dai siciliani, il “prestito” di magistrati alla politica è diventato una consuetudine: sono nove, solo negli ultimi 14 anni di storia della Sicilia, le toghe che, smessi gli abiti da pm o da giudice, sono passate alla politica o a un incarico di primissimo piano nell’amministrazione.
Prima, però, ce ne erano stati molti altri: da Anna Finocchiaro, entrata nel toto-Quirinale e oggi indicata come potenziale nuovo ministro, agli uomini del pool antimafia finiti in Parlamento.
Non solo Salvatore Cirignotta o il più evidente caso del presidente del Senato Pietro Grasso, insomma: alle toghe prestate alla politica o alla burocrazia, e alle loro sorti dopo la fine di quell’esperienza, è dedicato un ampio servizio nel nuovo numero di “S”, in edicola da venerdì 6 febbraio a Palermo e in Sicilia occidentale e dal giorno successivo in Sicilia orientale. Si scopre così che – ad esempio – la prima a varcare la soglia fra politica e giustizia nell’era dell’elezione diretta, quella Agata Consoli scelta da Totò Cuffaro per l’assessorato ai Lavori pubblici, è già tornata in Sicilia dopo l'”esilio” di cinque anni imposto dalla legge. Ma i nomi sono molti di più. Perché il “prestito” delle toghe, ormai, è quasi una moda.

