Lorefice allo Zen di Palermo: "No passerelle, chi spara è codardo"

Lorefice allo Zen: “No alle passerelle, chi spara è un codardo”

Monito ai politici nella parrocchia San Filippo Neri: "Hanno dimenticato le periferie"

PALERMO – “Betlemme come lo Zen. Gerusalemme come Palermo. Un bambino. I bambini. Una mamma che ha dato alla luce un bambino. Le mamme, le famiglie dello Zen. Gli umili pastori che adorano. I cari e degni abitanti di questo quartiere. Realtà umana semplice”. Questo un passaggio dell’omelia pronunciata da monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, nel corso della Messa che si è celebrata nella parrocchia San Filippo neri, allo Zen. Un momento molto partecipato.

La celebrazione eucaristica ha fatto seguito al sit-in con oltre 200 le persone convocato dalle associazioni del quartiere di fronte la parrocchia San Filippo Neri, il cui portone nei giorni scorsi è stato danneggiato da alcuni colpi di arma da fuoco.

Lorefice allo Zen: “Alzati, rivestiti di luce”

Una risposta, quindi, alle intimidazioni subite dalla parrocchia nei giorni scorsi. Nel giorno dell’Epifania, l’arcivescovo di Palermo si è rivolto agli abitanti del quartiere riuniti nella parrocchia San Filippo Neri, citando il profeta Isaia e rivolgendo loro un invito: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”. Una esortazione rivolta “anzitutto alla comunità cristiana – ha evidenziato Lorefice – e poi a quella cittadina”.

Betlemme e lo Zen: periferia geografica, urbana, esistenziale – ancora l’arcivescovo di Palermo -. Eppure ‘centro’, se li guardiamo alla luce della fede in questo bambino. I piccoli, i marginali. Questo bambino – ha ricordato Lorefice – è donato a tutti, anche a Palermo”.

Il ricordo di Piersanti Mattarella

A questo punto Lorefice ha ricordato “l’atroce delitto” del presidente della Regione Piersanti Mattarella, “con ancora troppe zone d’ombra e depistaggi”. Quel Mattarella “coraggioso oppositore dei subdoli poteri mafiosi e indefettibile servitore delle istituzioni”. La Palermo che oggi ha ricordato Mattarella e che allo stesso tempo “conosce una recrudescenza di violenza”. E ricordando il bambino Gesù, “luce di speranza e faro di riscatto”, anche per lo Zen, l’arcivescovo di Palermo ha poi aggiunto: “Siamo qui per confessare questa fede, e il vostro vescovo, particolarmente, per confermare questa cara comunità in questa fede. Per sostenere la speranza. Per animare la forza rivoluzionaria dell’amore”.

Lorefice: “Questa non è una passerella”

Secondo Lorefice essere nella parrocchia San Filippo Neri in questa occasione “per nessuno può essere una passerella”, ma deve essere “un’assunzione definitiva di responsabilità” da parte di tutti, “a cominciare – ha precisato – dal vescovo di questa città”. Poi il monito: “Siamo qui anche come cittadini e cittadine, per prendere posizione a favore della città. Per prendere posizione per lo Zen. Tutta Palermo, tutti e tutte che la abitiamo”.

“Chi spara è un meschino”

Ecco l’attacco diretto a chi in città utilizza le armi: “Chi spara allo Zen o a Monreale, all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio, è un balordo, è un nulla, un meschino, un fifone, un codardo che si vuole mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore ostentando la forza delle armi e il potere dei ‘piccioli’ frutto di traffici illeciti e criminali”.

“Convertitevi a Dio”

Lorefice si rivolge direttamente agli autori delle violenze: “Convertitevi a Dio. Cambiate vita se no sarete solo dei perdenti. Dei falliti. Dei fuggiaschi che non possono venire alla luce del sole. Siete costretti a vagare nella notte. Siete sagome, ombre gonfiate. Solo il Dio che si è fatto bambino dalla parte dei bambini, è l’onnipotente. L’unico vero onnipotente”.

“La politica ha abbandonato lo Zen”

Nelle parole dell’arcivescovo di Palermo anche la critica alla classe politica. “Allo Zen si spara anche perché tutti abbiamo responsabilità. Perché lo Zen è frutto di scelte precise. A cominciare dall’abbandono in atto dell’esercizio della democrazia partecipativa. Ne è un segnale puntuale la massiccia mancata partecipazione al voto. Frutto di una politica di ieri e di oggi che ha creato e mantiene quartieri ghetto. Che non si pensa come servizio affinché tutti i cittadini siano destinatari dei diritti costituzionali. Frutto di una politica che non si pensa dal basso, a partire dai più poveri. Che non dà la parola ai poveri, che si fa strada servendosi dei poveri. Che concentra poteri e privilegi, quando non è anche connivente con organizzazioni mafiose. Che cerca i primi posti, senza frequentare i vicoli e le case delle periferie, se non in tempo di elezioni. Abbiamo creato noi i quartieri ghetto”.

E ancora: “Abbiamo permesso noi lo scempio, qui accanto a questa chiesa di San Filippo Neri: l’aborto di una piazza, luogo di incontro dei cittadini, diventato da decenni mondezzaio a servizio della malavita organizzata, spazio della bruttezza che rende bruti”. Un ringraziamento, infine, a scuole, forze dell’ordine, polizia urbana, parrocchia, comunità religiose e associazioni di volontariato: “Presidi delle istituzioni che ferialmente abitano, vivono e sposano le ferite di questo martoriato quartiere”. Un monito accompagnato da un lungo applauso.


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