PALERMO – Nonostante gli arresti e le condanne, la mafia mantiene la sua forza egemonica e ora punta al controllo del sistema economico legale e sulle risorse investite sulle misure anticovid. E intanto cresce la criminalità comune, specie quella minorile.
Le nuove linee di tendenza di Cosa nostra sono descritte nella relazione che il presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, presenterà domani all’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Arresti e condanne a Palermo: “La mafia non è stata ancora sconfitta”
È una relazione che concentra la sua analisi su osservazioni di carattere tecnico dalle quali emerge che la mafia “non è stata ancora sconfitta e continua a esercitare il suo diffuso e penetrante controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali”.
E anche se le emergenze criminali tendono a ridursi, la Dda prosegue le inchieste che sono orientate a scoprire il ruolo di un’ampia “costellazione” dei fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro.
Le indagini cercano di alzare il velo anche su molteplici fenomeni di “intestazione fittizia e riciclaggio propiziati dalla crisi della piccola e media impresa”.
Un settore osservato dalla magistratura è quello delle misure anticovid, “sul quale si concentrano gli interessi dei gruppi mafiosi”, e su operazioni di “indebita acquisizione delle somme stanziate dallo Stato per il soccorso alle aziende in crisi”.
I giovani e la violenza
I segnali c’erano già stati: movida violenta, tre giovani morti a Monreale, un altro ucciso a Palermo, scontri tra gruppi, un quartiere (lo Zen) sotto assedio. Ora sulla violenza minorile in forte crescita a Palermo arriva la conferma dalla relazione del presidente della Corte d’appello, Matteo Frasca.
Oltre alle misure repressive e di recupero sociale, si pone la sfida più impegnativa: sottrarre tanti ragazzi alla sfera di reclutamento mafioso.
I dati statici, citati da Frasca, tracciano il profilo di un fenomeno allarmante.Sono stati 1606 i ragazzi segnalati ai servizi sociali: 1448 per la prima volta e 158 già conosciuti. C’è stato un incremento significativo rispetto all’anno precedente. Si tratta di una tendenza a forte caratterizzazione locale: tra i ragazzi sotto osservazione prevale infatti la nazionalità italiana (1311) e il genere maschile (1202) rispetto ai 295 soggetti di nazionalità straniera.
Interessante appare il quadro sociale nel quale i minori palermitani sono inseriti. Vivono per lo più in “zone di vulnerabilità sociale ovvero in situazioni di marginalità, di disagio socioeconomico legato a condizioni di precarietà lavorativa e sofferenza per condizioni di disoccupazione, di difficoltà nell’inserirsi nel mercato del lavoro, di povertà educativa, culturale e sociale”.
Affiora anche una certa fragilità familiare nella “gestione dei figli adolescenti con problematiche di natura socioeducativa e relazionale”. Si registrano anche forme di disagio “correlate a problematiche di natura psichica o sanitaria all’interno del nucleo o a condizioni di dipendenza” dalla droga.
Altri elementi fondamentali riguardano l’appartenenza a “condizioni di bassa istruzione, affollamento abitativo, disagio economico, disagio assistenziale, precedenti penali che interessano anche più familiari nello stesso nucleo”.
I servizi sociali segnalano anche “una sempre maggiore presenza nei ragazzi di una forte urgenza emozionale e di una difficoltà a procrastinare la soddisfazione dei bisogni, che prevalentemente appaiono essere di tipo materiale e consumistico”.

