Ars, doppia preferenza e liti | Altra puntata sulle 'vere urgenze'

Ars, doppia preferenza e liti | Altra puntata sulle ‘vere urgenze’

Come anche le questioni serie possono diventare irrilevanti nel chiacchiericcio parlamentare.

Che cos’è l’Ars? E’ spesso il luogo fisico e metafisico dell’effimero, l’emblema politico del tiki-taka. Cioè – sia chiarito per i non calciofili di stretta osservanza – la metafora, per certuni critici, del palleggio insistito che non porta a nulla. E’ la tendenza al superfluo, nell’Isola della necessità, che attraversa trasversalmente biografie, azioni e frangenti. Ecco il motivo per cui perfino le cose potenzialmente serie, setacciate nel filtro dell’Assemblera regionale, possono diventare irrilevanti e stucchevoli insieme. Stavolta – l’ultimo esempio in cronaca – la partita più tiki-taka che c’è si gioca sulla parità. Sarebbe pure un argomento interessante, se non fosse già l’ennesimo pretesto per litigare.

Che cosa è successo? Ha cominciato il capogruppo forzista Giuseppe Milazzo, un vero centravanti di sfondamento della politica, presentando un disegno di legge sull’abrogazione della doppia preferenza di genere nelle elezioni per gli enti locali. Perché? “La norma attuale è stata importante per scuotere e sensibilizzare la classe politica – Milazzo dixit a contrapposizione già divampata – su un maggiore coinvolgimento delle donne che vogliono impegnarsi nelle istituzioni. Oggi questa norma è superata dai fatti e cioè che le donne in politica non hanno bisogno né di ‘riserve’ né di ‘aiutini”. Uno a zero.

La compagna di partito e di scranno, Marianna Caronia, appena venuta a conoscenza del progetto, non se l’è tenuta: “Non avendo io nessun passato da modella, soubrette, ballerina o da donna di spettacolo, professioni queste che, per carità, apprezzo e di cui ho il massimo rispetto, ma essendo al contrario solamente una donna, come tantissime altre, impegnata seriamente e in maniera esclusiva in politica e che non ha mai goduto di alcuna corsia preferenziale e si è sempre conquistata col voto la rappresentanza nelle diverse istituzioni, posso forse esprimere più di altre, con forza e con sdegno la mia più totale contrarietà al preannunciato disegno di legge del collega di partito”.  Uno a uno. E palla al centro.

L’onorevole Marianna si è, successivamente, lanciata in un velocissimo contropiede, per appioppare la mazzata definitiva: “Non posso nascondere il mio genuino stupore nell’apprendere che il capogruppo del mio partito, con il quale peraltro in nessuna occasione ho avuto il ‘privilegio’ di confrontarmi e non solo sul tema in questione ma su nessun altro, che l’assurdo e del tutto sbagliato Ddl che prevede l’abrogazione della doppia preferenza di genere sia stato pervicacemente effettivamente presentato nonostante da me e da una gran parte di elettori, donne e uomini di ogni colore politico, clamorosamente respinto. Lo stupore si è immediatamente trasformato in indignazione nel leggere le motivazioni a sostegno di questa inopportuna iniziativa di cui è stata addirittura richiesta la calendarizzazione con procedura d’urgenza”.

Incalza Milazzo, con un guizzo: “La doppia preferenza di genere è una stortura del sistema elettorale che permette di controllare il voto mascherando questa norma come se nascesse per rispettare le donne. Non è così. La legge va cambiata per impedire questo inaccettabile strumento di controllo”. E Si tratta di una breve selezione di comunicati, nel profluvio dei cannoneggiamenti mediatici delle rispettive segreterie.

La partita si è allargata oltre il campo di riferimento, promuovendo raccolte di firme, appelli sui social. Il capogruppo di Sinistra Comune a Palermo, Giusto Catania – che non resiste all’istinto di dirigere il traffico, forse per inclinazione naturale – ha chiosato: “Il Ddl appena presentato da Forza Italia all’Ars cancellerebbe con un colpo di spugna i primi risultati di una legge che cerca di modernizzare la Sicilia. La posizione di Milazzo è intrisa di cultura maschilista”.

Questione seria e commendevole, quella della parità in politica e altrove – perfino drammatica, lontana dai clamori e dal chiacchiericcio – ma se ne dovrebbe discutere con raziocinio, senza cascare nella facile scorciatoia demagogica del machismo-femminismo, senza ridurla a un abborracciato scambio di fendenti che non mira a nessuna soluzione concreta, poiché persegue esclusivamente lo strapuntino mediatico.

Infatti, la lite sulla doppia preferenza, per toni e tempistica, si è trasformata nel consueto monumento al superfluo, in una terra desolata, che avrebbe bisogno di provvedimenti utilissimi e istantanei, non del languido palleggio a mezzo stampa, capace di inibire ogni riflessione.

 Oltretutto,  Il Parlamento siciliano si era già fatto conoscere, mostrando una trafelata fretta per le manifestazioni circa l’anniversario dello sbarco degli americani nella seconda guerra mondiale: il celebre disegno di legge, già incardinato come urgente: “Norme per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale dei siti legati alla Seconda Guerra Mondiale in Sicilia nel 75° anniversario dell’Operazione Husky”. 

E’ il tiki-taka dell’Ars, bellezza, che può rendere irrilevante e stucchevole, stucchevole e irrilevante, ogni faccenda, nelle modalità e nella cronologia della discussione.

Dal canto nostro, ci permettiamo, umilmente, di fornire qualche suggerimento sulle prossime, improrogabili urgenze da dirimere, con annessi dibattiti e leggine di sintesi, perché si può sempre fare meglio partendo da discussioni che siano, già di per sé, inutili, ma dall’intenso contenuto ricreativo.

Ecco  un succinto elenco. La vittoria romanista su Cartagine era regolare o va rivista al Var? Perché, se si chiama Paolino Paperino, lo chiamano tutti col cognome, cioè Paperino, e non col nome: Paolino? Arancina ‘abburro’ o ‘accarne’? La caponata col dado è ancora un piatto siciliano? Temi scottanti. Buon lavoro, cari onorevoli.

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