Ars, Musumeci torna in aula: "Nessuna crisi"

Ars, Musumeci torna in aula: “Nessuna crisi”

La seduta a Sala d'Ercole. Scintille con il capogruppo azzurro, Tommaso Calderone.

PALERMO – Musumeci mette nero su bianco in aula che la crisi non c’è, gli alleati confermano che non staccheranno la spina al governo ma che di ricandidatura si riparlerà in altre sedi. Questo il succo di una lunghissima seduta d’aula scandita dalle comunicazioni del Presidente che sottolinea a più riprese la tenuta della squadra di governo (e fissa l’agenda per i mesi che verranno), bacchettato dalle forze di opposizione e rincuorato dagli alleati (che pure lo richiamano sul ruolo dei partiti e del Parlamento).

Scintille in aula con Calderone e Miccichè

Poche scosse tranne nel finale della seduta quando il capogruppo azzurro Tommaso Calderone pone l’accento sul tema del bis.  “Il patto stipulato tra Musumeci e la coalizione del centrodestra non è mai stato tradito ma non prevedeva il rinnovo ne tacito ne espresso, questo lo discuteremo al momento opportuno. Certamente in questo non ci faremo condizionare da notai romani”. Da qui replica del Presidente che innesca la reazione di Gianfranco Miccichè.  “Sulla lealtà di Forza Italia, e di altri partiti, non ho mai avanzato dubbi. Non ho voluto che ci fosse gente dietro la mia porta. Se lei qualche volta si fosse trovato nei comuni dove io ero in visita ufficiale avrebbe notato quanto rispetto abbia riservato a tutti i parlamentari. Ho voluto che nessun parlamentare fosse dietro la mia porta, perché un parlamentare fissa l’orario e il giorno per incontrare il presidente della Regione”, dice Musumeci. Il presidente dell’Ars chiude la seduta manifestando disappunto. “Avevamo fatto un dibattito molto sereno, alcune cose della sua replica non mi sono particolarmente gradite, e lo dico con sincerità. Alcuni interventi sono stati nei confronti dei parlamentari non sempre identici. Purtroppo non sempre quello che ha detto corrisponde alla verità dei fatti, alcuni parlamentari sono stati profondamente delusi per comportamenti suoi iniqui”, chiosa il leader azzurro. Domani il secondo round quando l’aula discuterà della mozione del capogruppo Calderone sulla revoca dell’incarico a Tuccio D’Urso, soggetto attuatore emergenza Covid.  

LA CRONACA DELLA SEDUTA

16:15 Il Presidente Musumeci prende la parola. E parte dal “voto anomalo” espresso dall’aula tre settimane fa. “I promotori volevano espormi a una mortificazione. Simili tentativi non sorprendono chi conosce la storia di questo Parlamento”, dice il Presidente.  

16:25 “Quel voto offende l’istituzione non me. Condanno gli autori che hanno agito con spirito di vendetta forse rispetto ad alcune richieste, tutte di natura politica, ci tengo a sottolinearlo, ma da parte mia non ricevibili”, spiega Musumeci. Poi si scusa con i deputati (non coinvolti nell’imboscata d’aula) che si sono sentiti offesi dal suo sfogo. E spiega perchè ha sentito “l’esigenza di una verifica con la maggioranza”che si è tradotta mettendo in soffitta l’idea dell’azzeramento. Musumeci nega che ci sia stata una “crisi”. “Il voto anomalo espresso in quest’aula è stato frutto di una autonoma iniziativa o esprime un disagio verso un governo che non appare più rappresentativo della maggioranza? O esprime un segnale di insofferenza verso chi presiede questo governo e quindi se ci sono le condizioni per continuare? E’ da qui che è partita la verifica di governo con i partiti, offrendo loro la possibilità anche di azzerare la giunta, di modificarla o anche di tirarsi fuori. Da parte mia non un segno di sfiducia verso gli assessori, il mio è stato un gesto di rispetto verso le forze politiche del centrodestra. La verifica dopo avere parlato con i vertici della coalizione ha portato un risultato: nessuno ha chiesto la sostituzione della propria rappresentanza in giunta e tutti hanno detto di volere lavorare fino all’ultimo giorno della legislatura. Ne ho preso atto con piacere: quel voto dunque non è stato frutto di scelte politiche dei partiti”, dice.

16:30 “Nessun governo regionale ha garantito stabilità come questo”, ruggisce Musumeci che poi affronta il tema della ricandidatura. “Il tema sarà affrontato nei luoghi e nei tempi opportuni. Poi ricorda gli impegni con i siciliani da portare avanti nei prossimi mesi: legge finanziaria, Pnrr e programmazione europea 21/27″, dice. Apre al confronto sul Pnrr. Dalla prossima settimana ogni assessore relazionerà sui progetti. “Mancano solo sette mesi alla presentazione delle liste regionali e circa due mesi alla formalizzazione delle candidature per le amministrative, compresa Palermo: certamente un lasso di tempo non ampio ma a volte l’avarizia del calendario può essere neutralizzata dall’impegno e dalla passione di ciascuno di noi. Saranno mesi di intenso lavoro per tutti. Dovremmo sperare di trovare il tempo per affrontare leggi di riforma, come quella dei rifiuti, dei consorzi di bonifica, della forestale: alcuni di questi disegni di legge sono stati licenziati dalle commissioni di merito, da parte del governo si ribadisce la massima e doverosa disponibilità e sono convinto che ognuno di noi farà la propria parte”. Poi sciorina vari punti all’ordine del giorno nell’agenda del governo e dopo una mezz’ora abbondante di discorso termina il suo intervento. La palla passa ai capigruppo che avranno dieci minuti a testa (come stabilito ieri in conferenza dei capigruppo) per commentare “le comunicazioni” del presidente. Tempi contestati dal capogruppo del Pd Giuseppe Lupo alla luce del lungo intervento del presidente.

16:56 Il primo intervento spetta al deputato Danilo Lo Giudice (esponente di Sicilia Vera, movimento di Cateno De Luca) del gruppo Misto. “Ci stiamo esprimendo su una crisi di governo in cui ha fatto tutto Musumeci”. “Questa armonia nella maggioranza non c’è e non si può liquidare tutto dicendo che non è successo nulla” poi chiede le dimissioni di Musumeci. “La palude in cui si è tuffato non le consente di fare più nulla”, ruggisce.

17:00 Interviene Claudio Fava va giù duro. “Musumeci mi ricorda un personaggio minore de I Promessi Sposi: il Conte zio che per risolvere gli scandali della città diceva ‘sopire, troncare, troncare, sopire’ come a dire ‘parliamo di altro”. “Perfino di fronte ad una mozione di censura di Forza Italia nei confronti di D’Urso, l’uomo di fiducia del Presidente per la spesa Covid, Musumeci dice che la crisi ce la siamo inventata noi. Un fatto è certo: questo presidente – che si dimetta o meno poco importa – non ha più la fiducia della sua maggioranza”, attacca.

17:06 E’ il turno di Antonio Catalfamo capogruppo della Lega. “L’unità della coalizione è un valore sottovalutare l’importanza di questo valore perché siamo vicini a scadenze elettorali”. Il capogruppo chiede che si scindano il livello elettorale e quello del governo e dice di andare avanti e lavorare ma di discutere di vicende elettorali nei luoghi e nei tempi opportuni.

17:12 Prende la parola il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo che non lesina critiche a Musumeci. “La maggioranza non c’è più”, affonda. “Quello di buono che c’è stato è arrivato dal lavoro del Parlamento”.  “Siamo ai titoli di coda del governo Musumeci e di una legislatura partita male e finita peggio. Con un governo che si tiene in piedi dopo fratture clamorose rispetto alla coalizione presentata agli elettori, come quella del sindaco di Messina, e una compravendita di parlamentari mai vista nella storia del Parlamento siciliano”, attacca. “La coalizione non c’è più e riteniamo illegittima l’attuale composizione della stessa giunta di governo- ha proseguito – per violazione del principio della parità di genere. Questo governo è ultimo in classifica nelle regioni italiane per presenza di donne: a marzo si terrà l’udienza di discussione di al Tar di fronte a cui abbiamo presentato ricorso”.
“E’ singolare che Musumeci oggi si sia appellato al confronto – ha proseguito Barbagallo – mentre in questi anni ha speso il suo tempo in aula definendoci ‘pidocchi’. Musumeci ha tradito il Parlamento e l’impressione è proprio che voglia proprio sfuggire il dialogo e il confronto. E invece le iniziative più rilevanti sono arrivate proprio dall’Aula, ma la risposta del Governo è stata l’incapacità di gestire la gara per gli uffici unici della Regione, i bandi per il sostegno e i ristori alle imprese e su tutti cito il Click-day oppure le Finanziarie approvate in aula e non attuate dal Governo: cose mai viste prima”, spiega.
“Oggi ci saremmo aspettati – ha aggiunto – un discorso franco e schietto e invece non ci resta che celebrare la falsità dell’intervento del presidente della Regione. Questo clima da sepolcri imbiancati e farisei che celebrano il capo si vede anche per quanto riguarda il tema delle riforme ferme per – ha concluso – l’incaponimento del Governo, su tutte quella sui rifiuti e sulla privatizzazione dell’acqua, della pubblica amministrazione, sui forestali”. “Questo governo non è stato all’altezza della Sicilia”, chiude.

17:18 Interviene Nuccio Di Paola, capogruppo del M5S. “Mi sarei aspettato le sue dimissioni”, dice a Musumeci. Poi legge il discorso che il presidente ha letto su Facebook la sera dello “schiaffo”. “Musumeci – dice Di Paola – ha dimostrato ancora una volta di non volere dismettere l’abito dell’arroganza, che ha sfoggiato sin dal momento del suo insediamento nei confronti dell’opposizione, ma anche dei deputati della sua maggioranza, che ha definito scappati di casa, disertori, ricattatori e sciagurati. Ci farebbe piacere che ci dicesse quanti degli 830 mila e passa voti che ha preso alle elezioni regionali vengono da questa gente, dipinta in questo modo”.
“Musumeci – conclude Di Paola – si è sentito ferito nell’orgoglio, perché arrivato terzo nelle elezioni per designare i grandi elettori del presidente della Repubblica. Anche il presidente del Molise, Tomà, è arrivato terzo, ma non è successo nulla. A Roma, il presidente è andato soprattutto per stringere accordi per la sua ricandidatura, per la quale si sta impegnando fino allo stremo delle forze. Ci chiediamo cosa sarebbe ora la Sicilia se Musumeci avesse usato per il bene della nostra terra anche l’1 per cento delle energie spese per riconquistare la poltrona”.

17:23 E’ la volta della capogruppo di Fratelli d’Italia, Elvira Amata. “Oggi occasione per affrontare il malessere che la maggioranza ha espresso”, esordisce. “Traspare uno scollamento tra maggioranza e governo: inutile nasconderlo”, dice. Tra le cose che non vanno c’è la “cristallizzazione dello status quo”. “Fratelli d’Italia sarà al suo fianco presidente”, dice Amata chiedendo però di affidarsi alle forze della coalizione.

17:33 Cafeo, deputato siracusano della Lega prende la parola. E si dice dispiaciuto per le parole del presidente all’indirizzo dei parlamentari per via “di una difficoltà del governo a confrontarsi con il Parlamento”. E conferma la linea del capogruppo: andare avanti e discutere del futuro della coalizione in altre sedi.

17:38 Parla il capogruppo dem, Peppino Lupo. “Presidente, ha deciso di mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi fingendo di non vedere e anzi di nascondere la crisi politica della sua maggioranza”, attacca. “Non è più in sintonia con i siciliani e lo dimostra che non ha votato neppure il Presidente Mattarella”, dice.

17:41 L’onorevole dem Nello Di Pasquale interviene e attacca frontalmente Musumeci. “La verità è che questa coalizione non esiste più: siete separati in casa”.

17:44 Il deputato Totò Lentini interviene in aula. L’autonomista non ha gradito “le offese” ai parlamentari ma apprezza il tono del discorso odierno e l’annuncio sul coinvolgimento nella gestione dei fondi del Pnrr.

17:52 Interviene l’onorevole Eleonora Lo Curto, capogruppo dell’Udc, che si complimenta per il “ritrovato garbo istituzionale con il quale si è rivolto al parlamento”. “La crisi va discussa nelle sedi opportune, in questa sede (sacra) si commentano le comunicazioni del presidente: saranno i partiti a decidere se riconfermare o meno Musumeci sulla base di quello che è meglio per i cittadini”, dice.

18:00 Prende la parola la pentastellata Stefania Campo che punta sul malessere della maggioranza soprattutto rispetto alla sanità. “Legittimo da parte del presidente – spiega – lamentarsi della sua maggioranza, ma se si fosse presentato con una sola lista avrebbe avuto attorno solo persone di suo gradimento. Evidentemente, però, a quell’epoca gli è piaciuto avere i voti di tutte le forze politiche. Inutile oggi fare la vittima”.

18:04 Interviene il collega del M5S Luigi Sunseri. “Sta annegando e fa di tutto per rimanere a galla, anteponendo la sua persona agli interessi dei siciliani, dimostrando di non avere più il controllo della situazione e di essere in balia della sua stessa coalizione”, attacca. “Il pane si fa con la farina che si ha in casa“, diceva, nel 2012, il candidato Musumeci, a chi gli chiedeva della presenza nelle sue liste di personaggi discutibili. Dopo le dichiarazioni di ieri, avrà cambiato idea. Ma il pane marcio continuiamo ad averlo al governo. Perché dopo la pesante batosta, non ha avuto il coraggio né di dimettersi né, quantomeno, di azzerare la giunta. Il cavallo di caligola è diventato senatore, forse ci riuscirà anche lei”, dice.

18:08 Parla Elena Pagana di Attiva Sicilia e prende le difese del governo e del Presidente. “E’ vero è iniziata la campagna elettorale, nel peggiore dei modi: sfregiando istituzioni per il piacere di farlo e apparire forti all’esterno”, dice. E incoraggia Musumeci ad andare avanti.

18:13 Interviene il capogruppo di IV-Sicilia Futura, Nicola D’Agostino. “Una seduta d’aula, su una crisi inesistente, forse necessaria, ma che rischia di essere inutile se non ne consegue nulla. Musumeci ha parlato di riforme e di fondi europei da programmare, ma potrebbe essere troppo tardi e, se il Presidente non vuole limitarsi ad una mera enunciazione, chieda al Parlamento di collaborare. Lo faccia con convinzione, come abbiamo fatto per la Finanziaria per l’emergenza Covid.

18:18 Parla il capogruppo di Diventerà Bellissima, Alessandro Aricò. “I giornali si sono divertiti a parlare di una crisi che non c’è come è emerso ascoltando i colleghi che hanno sostenuto il governo ma anche Pagana e D’Agostino. Quale crisi?”, si chiede.

18:26 E’ il turno di Roberto Di Mauro, autonomista, che senza negare il malessere che c’è stato assicura che il centrodestra è maggioritario nel territorio siciliano. Ma bacchetta Musumeci nel rapporto con i partiti. “Si è chiuso nel rapporto con gli assessori”, dice rivendicando il ruolo dei partiti.

18:34 Prende la parola la portavoce Giusy Savarino di Diventerà Bellissima. “Oggi in Aula un importante intervento del Presidente Musumeci che ha ribadito i risultati del suo governo, a partire dai fondi europei spesi e certificati tutti e rilanciato sui fondi del PNRR da programmare, secondo le direttive che Roma ci ha indicato.” E apre al confronto. “Si sono serrati i ranghi della coalizione di maggioranza e ribadito l’importanza dell’ultimo scorcio di legislatura, senza perdersi in polemiche inutili , sono altre le priorità su cui il governo e la maggioranza devono continuare a concentrarsi, certo confrontandosi col Parlamento, ma senza perdersi nelle beghe di palazzo che non interessano ai siciliani che guardano ai riscontri dei fatti concreti.”, dice.

18:38 E’ la volta del deputato dem Antonello Cracolici. “Musumeci tenta di piegare la Sicilia al ricatto della sua ricandidatura. Tutta questa vicenda fa emergere solo una cosa, la sua assoluta inadeguatezza”, attacca.

18:40 Chiude il capogruppo di Forza Italia, Tommaso Calderone. “Forza Italia ha stipulato un patto nel 2017, un contratto, un patto che non è mai stato tradito, lei ha avuto una pattuglia di assessori di tutto rispetto che non si sono mai tirati indietro”, esordisce. “Lei ha fatto un sibillino riferimento alla ri candidatura, il patto fatto nel 2017 però non lo prendeva”, dice l’azzurro che assicura che di questo si parlerà in altre sedi. “Il patto stipulato tra Musumeci e la coalizione del centrodestra non è mai stato tradito ma non prevedeva il rinnovo ne tacito ne espresso, questo lo discuteremo al momento opportuno. Certamente in questo non ci faremo condizionare da notai romani. Ha avuto a disposizione una pattuglia di assessori di tutto rispetto, che mai si sono tirati indietro” spiega. E aggiunge che Forza Italia non si farà tirare dalla giacca, nemmeno da notai romani perché “il paese è dei paesani”.

18:48 Nello Musumeci risponde ai deputati. “Avrei dovuto parlare con i parlamentari e non l’ho fatto”, ammette Musumeci che dice però di avere parlato con assessori e partiti. E torna a battere sul punto. “Per me la crisi non c’è perchè nessuna forza politica esce dalla coalizione o chiede una sostituzione in giunta”. Risponde a Di Mauro. “I partiti sono essenziali nella democrazia, le assicuro che sono stato sempre leale in questi anni con i partiti: anche in questa fase dobbiamo parlare con i partiti e confrontarci con il parlamento”, dice. Poi giustifica le assenze in aula dicendo che era al lavoro in quelle ore. Poi chiama in causa Calderone. “Sulla lealtà di Forza Italia, e di altri partiti, non ho mai avanzato dubbi. Non ho voluto che ci fosse gente dietro la mia porta. Se lei qualche volta si fosse trovato nei comuni dove io ero in visita ufficiale avrebbe notato quanto rispetto abbia riservato a tutti i parlamentari. Ho voluto che nessun parlamentare fosse dietro la mia porta, perché un parlamentare fissa l’orario e il giorno per incontrare il presidente della Regione”, argomenta Musumeci.

19:01 Gianfranco Miccichè risponde a Musumeci. “Io avrei mantenuto il dibattito sereno. Alcuni aspetti della sua replica non li ho graditi, non sempre quello che lei ha detto risponde alla verità dei fatti perchè alcune volte i parlamentari sono stati delusi dai comportamenti iniqui tra gli uni e gli altri”, dice il presidente dell’Ars.


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