CATANIA – “Catania è tra le città più care in Sicilia per costo complessivo degli asili nido comunali, considerata la somma di rette e servizio mensa”. Lo afferma Enza Meli, segretaria generale della Uil di Catania, commentando il rapporto del “Sindacato delle Persone” sui costi degli asili nido.
I costi per le famiglie
“Stando a uno studio nazionale del Servizio Stato sociale e Politiche fiscali Uil, guidato dal segretario confederale Santo Biondo, siamo secondi solo a Messina e, ma per appena 5 euro, a Siracusa relativamente alla spesa sostenuta dai nuclei familiari con modello Isee fino a 15 mila euro – afferma Meli –. Nella tabella riferita a Isee sino a 25 mila euro, invece, ci precedono Messina e Palermo”.
“Confidiamo nel fatto che il sindaco Enrico Trantino e tutta l’amministrazione, anche sulla base dei dati forniti dalla nostra organizzazione, vogliano avviare un confronto al fine di individuare soluzioni a questa ulteriore, pesante, voce di uscita per le persone di questo territorio. Perché una cosa è certa: così non si aiutano le famiglie, così non si aiuta chi lavora!”, aggiunge.
“Opportunità negate”
“Siamo costretti a ribadire, come abbiamo fatto in occasione della pubblicazione di studi Uil come quello sulla Tari, la preoccupazione per il disagio e la sofferenza di una comunità tartassata e sempre più fragile. Alle istituzioni politiche chiediamo di cercare assieme a noi risposte alla povertà che avanza”, prosegue Meli.
“Facciamo nostre – aggiunge la segretaria generale della Uil di Catania – le considerazioni che il segretario nazionale Uil Santo Biondo ha fatto a margine di quest’ultima, preziosa, elaborazione del Servizio Stato sociale e Politiche fiscali. Da Catania, non a caso da Catania, vogliamo dire che la disponibilità di posti e i costi degli asili nido sono un nodo ancora irrisolto nel nostro Paese”.
“Per molte, troppe, famiglie, il peso dei servizi alla prima infanzia continua a rappresentare una voce significativa con evidenti disparità territoriali che si aggiungono a quelle già esistenti nella disponibilità e nell’accessibilità dei servizi. Un altro caso, insomma, di opportunità negate e discriminazioni francamente inspiegabili”.
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Il rapporto Uil
Nella nota al rapporto del Servizio nazionale Stato sociale e Politiche fiscali Uil, il segretario confederale Santo Biondo ha scritto: “È necessario mantenere alta l’attenzione sui servizi educativi per la prima infanzia perché incidono sulle opportunità di crescita delle bambine e dei bambini e sul contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita”.
“Allo stesso tempo, rappresentano una condizione importante per sostenere sia la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro sia l’occupazione femminile”.




