Asp, intervista al direttore Alberto Firenze

“L’Asp di Palermo ‘modello Velasco’, recupereremo i delusi della sanità”

Parla Alberto Firenze, il nuovo direttore generale

Dottore Firenze, di cosa hanno bisogno, secondo lei, l’Asp di Palermo e la sanità siciliana?
“Di normalità”.

Alberto Firenze, 56 anni, curriculum denso e abbondante, è diventato direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo dopo una telenovela che abbiamo seguito puntata per puntata. La sua nomina incontra parecchi favori, è bastato chiedere in modalità random ai dipendenti dell’Asp incrociati prima dell’intervista.

L’insediamento è avvenuto pochi giorni fa, il nuovo comandante in capo ha già tutti i dossier aperti fra tavolo di lavoro e pc e si è buttato a capofitto nell’impresa. Si parte dalla parola d’ordine.

Normalità. La cosa più difficile.
“Premetto che non voglio fare torto a nessuno. I cittadini questo chiedono. La normalità di non perdere tempo per il cambio del medico, di accedere ai servizi, di non bloccarsi, di non essere costretti a seguire le pratiche negli uffici, appresso a mille lungaggini…”.

Da dove si comincia?
“Intanto, con una comunicazione corretta. La gente sa che cos’è un ospedale, ma con una Asp ha meno confidenza, non sa di che si tratta. Dobbiamo avvicinarci. Ecco perché vogliamo costruire un filo diretto, non sovrapponibile a quelli tradizionali: penso a una mail per ricevere segnalazioni, suggerimenti e consigli. Sarà presto disponibile”.

E poi?
“Per spiegare che l’Asp ha un valore di filtro importantissimo, nella medicina di prossimità sul territorio, abbiamo in mente un evento pubblico, da tenere probabilmente a fine maggio al Teatro Politeama, per raccontare cosa facciamo e cosa faremo”.

Che ambiente ha trovato?
“Qui c’è tanta voglia di fare e ci sono molte eccellenze da valorizzare. Io punto tutto sul capitale umano, perché da soli non si combina niente. Sono un allenatore, in fondo, devo combinare le professionalità affinché rendano al meglio. Il mio punto di riferimento è il mitico Julio Velasco e a lui, nel mio piccolo, mi ispiro anche in questa situazione. Rifletto pure sulla campagna acquisti…”.

In che settore?
“La sicurezza delle cure, la sorveglianza sanitaria… Tutto quello che ci permette un salto di qualità. E voglio puntare la massima attenzione sulle aree lontane e disagiate. I problemi ci sono. A Corleone, per esempio, riscontriamo una difficile fidelizzazione degli operatori sanitari che preferiscono stare a Palermo, ma non accade solo lì. Creeremo incentivi e collaboreremo con le amministrazioni comunali. I servizi, oltre le competenze specifiche in ambito sanitario, chiamano in causa la responsabilità di tutti”.

Che percezione registra della sanità siciliana?
“C’è un allineamento nella sfiducia, spesso, tra operatori e cittadini perché avvertono la mancanza di risposte adeguate, ognuno nel suo specifico. Dobbiamo sistemare la macchina. Il Covid (il dottore Firenze è stato commissario a Messina, ndr) ci ha insegnato il valore della prossimità. Ogni tessera del mosaico dell’assistenza è risultato essenziale. Gli operatori sanitari si occupavano di cure, gli amministrativi di amministrazione, gli informatici di rete…”.

Ma lei che obiettivo spera di raggiungere?
“Voglio recuperare i delusi della sanità e ci riusciremo”.

Altre criticità?
“C’è, in tutta Italia, il punto dolente delle risorse che mancano in termini umani. Non soltanto medici, soprattutto infermieri e operatori sociosanitari. Le case di comunità, come quella di Monreale, sono strutture importanti. Ma non le possiamo inaugurare finché restano vuote. E’ necessario intervenire sulle terapie domiciliari e palliative, sulle liste d’attesa. Il sovracup è un servizio utile per le prenotazioni, ma ritengo ci sia una frammentazione tecnologica e organizzativa che non aiuta i cittadini a orientarsi. Il mio obiettivo è il superamento delle singole soluzioni aziendali verso una unica soluzione provinciale che esponga in modo chiaro agli assistiti l’offerta istituzionale e quella dei privati, offrendo più canali di accesso alle prestazioni sanitarie, per consentire di superare in modo definitivo il problema delle liste d’attesa”.

I medici di medicina generale, spesso alle prese con carichi pesantissimi?
“Tanti sono molto giovani e stanno aggiungendo alle esperienze già preesistenti forza e freschezza. Conosciamo le difficoltà: apriremo un confronto permanente e ascolteremo”.

Lei arriva all’Asp dopo una lunga parentesi…
“Mi sono messo subito al lavoro. Sento fiducia e questo mi carica. Ho molto apprezzato le parole del presidente Schifani”.

Che cosa le ha detto il presidente della Regione?
“Faccia le sue scelte e porti i risultati. Solo questo interessa ai siciliani e a me. Così mi ha detto. Sono pienamente d’accordo”.

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