Assenteismo, i numeri sono enormi | Il gip: “Condotta parassitaria”

Assenteismo, i numeri sono enormi | Il gip: “Condotta parassitaria”

Tre dei dipendenti del Comune di Acireale, raggiunti da misura cautelare, avrebbero accumulato quasi 7000 minuti di assenza in 12 giorni.

L'inchiesta
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ACIREALE. Sarebbero 6.781 i minuti di assenza dal lavoro rilevati in soli 12 giorni, questa la durata complessiva dell’attività di monitoraggio tramite l’uso di telecamere, per i tre indagati principali, tutti agli arresti domiciliari, dell’inchiesta sull’assenteismo condotta, tra i dipendenti degli uffici comunali di Acireale, dagli agenti del locale Commissariato di Polizia su coordinamento dei sostituti procuratori di Catania Pasquale Pacifico e Marco Bisogni. In cima alla poco edificante classifica Mario Primavera, 59enne di Acireale, riuscito, secondo l’accusa, a risultare presente in ufficio, pur trovandosi altrove, per ben 2642 minuti. Una media spaventosa. In 12 giorni lavorativi l’uomo avrebbe accumulato ben 44 ore di assenza.

A seguirlo con 2113 minuti c’è il 49enne di Trecastagni Orazio Mammino. Infine, a superare il tetto dei duemila minuti di assenza, Venera Lizio, 45enne di Acireale, accusata di essersi assentata per 2026 minuti. “I tre predetti indagati pur nel breve periodo in cui si sono svolte le indagini – si legge nell’ordinanza del gip Giovanni Cariolo – si sono resi protagonisti di condotte illecite non solo quantitativamente rilevanti ma anche “qualitativamente” significative di una condotta parassitaria”. Numeri davvero imponenti considerata la breve durata dell’osservazione, tramite occhio elettronico, del timbra cartellini posizionato all’ingresso della sede comunale di via Degli Ulivi. In meno di due settimane risultano addirittura 62 i dipendenti coinvolti nell’indagine. A sottolineare la diffusione del fenomeno è il pm Pacifico. “Considerate che nei plessi oggetto d’indagine lavoravano circa 240 persone – spiega il titolare delle indagini – Ciò significa che un quarto dei dipendenti adoperava in maniera più o meno sistematica queste condotte. Un quadro di illiceità allarmante. Tanto è vero che sono state addirittura le segnalazioni dei cittadini, stanchi di non trovare nessuno, a dare il la a questa indagine”.

E’ il 14 febbraio del 2015 quando i poliziotti compiono un primo appostamento davanti a quegli uffici. Viene notato uno strano andirivieni di alcuni dipendenti in pieno orario di lavoro. Dodici giorni dopo vengono piazzate cinque telecamere, due sulla strada per registrare l’ingresso negli uffici e tre posizionate davanti ai rilevatori di presenza per filmare le “strisciate” dei badge. Ma il 12 marzo una dipendente sembra notare una delle telecamere interne. Il giorno successivo è Mario Primavera a guardare con estrema attenzione verso l’apparecchio. L’ex vigile urbano, poco dopo, sale su una sedia e mette fuori uso la telecamera. A quel punto inizia, come spiega il dirigente del Commissariato di Polizia di Acireale Giovanni Marziano, l’attività di incrocio dei dati. “Abbiamo incrociato le immagini con i risultati delle strisciate dei badge che venivano registrati dai rilevatori elettronici posti all’ingresso – dice il funzionario – Abbiamo così individuato le responsabilità. C’era chi era solo timbratore e chi invece si sottraeva al lavoro. Per i tre lavoratori ai domiciliari questa assenza era molto rilevante, quasi o anche oltre la metà del tempo lavorativo previsto”. Un’indagine che non è ancora conclusa e che potrebbe riservare, quindi, nuovi colpi di scena. “Ci chiediamo – dichiara il procuratore capo Michelangelo Patanè – come mai i dirigenti non si siano accorti dell’assenza dai posti di lavoro di molti impiegati. A questa domanda speriamo di dare una risposta”.

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