Beatrice e Angelino: da Ncd a Ncn | Il partito dei "Non c'entro niente"

Beatrice e Angelino: da Ncd a Ncn | Il partito dei “Non c’entro niente”

Beatrice e Angelino: da Ncd a Ncn | Il partito dei “Non c’entro niente”
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Dopo lo sbaglio, il potere cerca sempre il capro espiatorio. Accade col 'Fertility Day'. E non solo.

Si chiama Ncd, ma l’acronimo dovrebbe essere un altro: Ncn, ovvero: Non C’entro Niente. E vediamo perché.

NcN numero uno. Il ministro Lorenzin riesce nella ciclopica impresa di ‘sbagliare’ ben due campagne sul ‘Fertility Day’. Prima la prima, poi la seconda con i buoni ridanciani, biondi e vichinghi e i cattivi che virano al seppiato, con i capelli rasta. Dice: può capitare. Invece no, perché il modo in cui si comunica un’iniziativa fondamentale è più importante dell’iniziativa in sé. E non ci vuole un filosofo per capirlo, basterebbe chiedere al giornalaio sotto casa.

Dice ancora: ma che c’entra la ministra? La gaffe sarà stata di qualcun altro, giusto? Infatti, Beatrice non ha perso tempo, silurando su due piedi il direttore della comunicazione del suo ministero. E’ sufficiente? Invece, ancora e ancora, no. In politica esiste un onere non aggirabile – accanto ai molteplici e dispendiosi onori – che si chiama responsabilità oggettiva: per cui non puoi scusarti col modulo Ncn, specialmente quando hai responsabilità di governo.

Nella situazione in calce, se Beatrice non ha controllato a puntino il messaggio, visto che si veniva dalle macerie del precedente flop, ha commesso un errore di omissione. Nemmeno vogliamo considerare l’altra ipotesi: che la ministra abbia dato il via libera e adesso si rimangi tutto. La soluzione più facile? La ricerca di un colpevole da dare in pasto al pubblico indignato. Ncn, appunto: Non C’entro Niente.

Che deve essere una sorta di marchio di famiglia. Ncn numero due. Ricordate la storia di Alma Shalabaya, la moglie di un famoso dissidente, espulsa e rimandata in Kazakistan, un pasticcio internazionale che sollevò un polverone di polemiche? Citiamo una fonte di cronaca, l’Huffington Post dell’epoca: “Il governo non è stato informato sull’operazione che ha portato alla cattura e all’espulsione di Alma Shalabyeva e di sua figlia. È cominciata così la difesa di Angelino Alfano in Parlamento per riferire, prima al Senato e poi alla Camera, sulla vicenda della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. Poche ore prima il capo di gabinetto Giuseppe Procaccini aveva rassegnato le sue dimissioni”.

Fatta salva sempre la buonafede di Angelino – come si potrebbe non credergli? – anche allora a pagare fu il dimissionario di turno. Ma la domanda che ne consegue è semplicissima: quando sei un politico di lungo corso, con un incarico governativo di primissimo piano, cosa è peggio: sapere e sbagliare, assumendo coraggiosamente il peso di un errore in un affare serio, oppure non sapere niente?

Sciocchezze, quisquilie e pinzillacchere. Certe domande teoriche risultano inopportune al cospetto della prassi delle poltrone e della colla che il potere usa per restare in sella. Ncn: Non C’entro Niente. E sfortunato il capro espiatorio che ha l’unica colpa di trovarsi nei paraggi.

 

 

 

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