CATANIA – Pietro Garozzo, arrestato nell’operazione Gorgòni, è tornato in libertà. La sua posizione, rispetto agli altri indagati che sono tornati in libertà dopo il ricorso al Tribunale del Riesame, è diversa perché l’indagato è accusato di associazione mafiosa al clan Cappello. In particolare sarebbe stato l’anello di collegamento – secondo la tesi accusatoria – tra gli imprenditori ritenuti interni al clan (Vincenzo Guglielmino, ndr) e le pubbliche amministrazioni al fine di agevolare l’affidamento degli appalti sui rifiuti.
Il Tribunale del Riesame, presieduto dalla giudice Gabriella Larato, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare accogliendo il ricorso del difensore di Garozzo, l’avvocato Davide Giugno. Le motivazioni dell’ordinanza saranno depositate entro 45 giorni.
Il nome di Pietro Garozzo, subito dopo il blitz della Dia, era finito al centro di diversi articoli stampa per la sua partecipazione come teste nel processo contro l’architetto Anna Maria Li Destri. L’ex funzionario del Comune è stata rinviata a giudizio dopo il licenziamento da parte del Comune per gravi e sospette irregolarità riscontrate nel capitolato d’appalto per i servizi di manutenzione e riparazione dei veicoli comunali per la nettezza urbana. Era stato lo stesso difensore della Li Destri, l’avvocato Dario Riccioli, a citarlo nella lista dei testi. Per il suo ruolo di responsabile del personale e per una serie di situazioni anomale che erano state segnalate anche in una lettera anonima spedita (e protocollata) al Comune di Catania. Ma questa è un’altra storia.

