Borsellino: il silenzio, le polemiche, le parole del Presidente Mattarella

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L'anniversario

 PALERMO- Alle 16.58, ora della strage di via Mariano D’Amelio, a Palermo, le centinaia di persone presenti alla manifestazione organizzata dalle Agende rosse hanno osservato un minuto di silenzio nella strada dove il 19 luglio di 34 anni fa,Cosa Nostra ha assassinato il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della polizia di Stato Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Subito dopo è stato suonato il Silenzio e l’inno di Mameli. Un lungo applauso ha chiuso il momento solenne.

In via D’Amelio presenti, tra gli altri, il fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, Giovanni Impastato, fratello di Peppino e coordinatore delle attività di casa memoria, l’europarlamentare ed ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il leader del M5S Giuseppe ContE, Roberto Scarpinato senatore del M5S e Federico Cafiero De Raho, deputato del M5S, i magistrati Nino Di Matteo e Gaetano Paci. Molti giovani hanno alzato verso l’alto la mano tenendo l’agenda rossa.

Le parole del Presidente Mattarella

“Paolo Borsellino pagò con la vita il proprio impegno di magistrato, e con lui vennero uccisi cinque servitori dello Stato, i cui nomi sono iscritti per sempre nella memoria della Repubblica: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina”. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“A trentaquattro anni dall’eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro – uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni – che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso”. “Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare. Con il loro impegno nelle istituzioni hanno dato allo Stato nuovi e più avanzati strumenti nella lotta alle mafie. Con la loro passione hanno seminato la cultura di legalità, insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla scuola. Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica”. 

La memoria e le polemiche

Non sono mancate, come da tradizione, le rituali polemiche. “Continuate ad occupare le istituzioni, ma non è opportuno che vi presentiate oggi”. Così il leader dei cinque stelle Giuseppe Conte a Palermo ad una manifestazione organizzata per il 34º anniversario della strage di Via D’Amelio riferendosi alla partecipazione alle manifestazioni di esponenti della destra.

Conte – riferisce l’agenzia Ansa – ha ricordato anche il tentativo di mandar via dalla commissione antimafia i parlamentari del movimento Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, entrambi ex magistrati. “Hanno parlato di conflitto di interessi -ha concluso – forse perché loro la mafia l’hanno combattuta davvero? Sarebbe questo il conflitto di interessi?”.

“‘Giù le mani da Paolo Borsellino’ non lo deve dire Scarpinato, lo dobbiamo dire noi. Chi ha parzialmente archiviato l’inchiesta mafia-appalti non ha le carte in regola per emettere giudizi. E vogliamo anche chiarezza sul ruolo di Pignatone, sugli acquisti di immobili da parte sua quando era magistrato a Palermo. Vogliamo chiarezza sulle inerzie e sull’inchiesta mafia-appalti, vera causa della uccisione di Borsellino. In Antimafia stiamo portando avanti la verità”. Lo dichiara in una nota il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Commissione Antimafia. TUTTE LE REAZIONI

 Di mafia “noi ne parliamo e continueremo a parlarne. lo dico con chiarezza, determinazione, serenità, ma al tempo stesso senza un solo secondo di esitazione: non ci tapperanno la bocca. Non ci tapperanno la bocca nemmeno con gli attacchi sguaiati che stanno facendo in queste ore, in modo gravemente scorretto, proprio da Via D’Amelio. Via D’Amelio è un luogo sacro. Nessuno si deve permettere in Via D’Amelio di utilizzare quella strada e quel drammatico ricordo per fare strumentalizzazione politica”. Così il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli dal palco di ‘Parlate di mafia’, kermesse organizzata dai gruppi parlamentari a Palermo nell’anniversario della strage in cui ha perso la vita il giudice Paolo Borsellino con la scorta.

“Si deve vergognare – attacca – chi in queste ore in Via D’Amelio sta provando a tappare la bocca alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo. Chi in questo momento in Via D’Amelio sta cercando, ancora una volta, di nascondere la verità sul dossier mafia-appalti”.

Colosimo: “Desecreteremo gli atti”

Questa “è una storia in controtendenza nel metodo e nel merito. Forse non ero prevista, probabilmente non mi hanno vista arrivare, come direbbe qualcuno. Però noi siamo arrivati, ho difeso la storia e l’onore di una comunità politica. Siamo qui per dirvi che abbiamo studiato, ascoltato, scavato, desecretato e desecretermo ancora documenti che qualcuno voleva tenere nascosto”. Lo ha detto la presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo, nell’intervento conclusivo dell’evento ‘Parlate di mafia’ organizzato da Fdi a Palermo nell’anniversario della strage di Via D’Amelio.

“Non sono io – ha aggiunto – ad avere scritto tutte le sentenze che parlano anche di mafia e appalti. Nella Borsellino quater, scritta dal presidente Balsamo, quindi abbastanza autorevole, è scritto che via D’Amelio è il più grande depistaggio della storia italiana e per questo meritava approfondimento. Abbiamo scelto di partire dal più grande depistaggio della storia italiana perché a quello tutto il resto è collegato e noi scriveremo cosa è successo in quei 57 giorni, perché Falcone e Borsellino sono inscindibili”. 

 “Non si tratta di intercettazioni a strascico, semplicemente di recuperare quegli articoli che prevedono che si possa utilizzare una intercettazione per reati gravissimi: parliamo di allarme sociale, di terrorismo, di mafia. Non è interesse di nessuno tornare alle intercettazioni a strascico, ma non può essere nostro interesse lasciare che un intercettato, che magari confessa una violenza sessuale o di appartenere a un clan, non possa essere indagato”. Così la presidente Colosimo spiega la ratio dell’emendamento di FdI al decreto giustizia e immigrazione contro cui ha fatto muro Forza Italia.

Arianna Meloni: “Dobbiamo la verità ai figli”

“Ringrazio la presidente Chiara Colosimo per il grande lavoro che sta facendo per cercare la verità. Gli italiani vogliono la verità e noi abbiamo il compito di consegnargli quella verità, lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo al nostro percorso e prima di tutto lo dobbiamo ai figli di quegli eroi”. Lo ha detto la responsabile della segreteria politica di FdI Arianna Meloni intervenendo a ‘Parlate di mafia’ in corso a Palermo.

“Vedete, 57 giorni. 57 giorni in cui tutto sembrava perduto, sembrava che la mafia avesse vinto, sembrava che lo Stato avesse perso la sua battaglia. Eppure, a distanza di 34 anni, quello che ci rimane oggi non è il sapore del declino, ma è un messaggio forte: la mafia può essere sconfitta, la mafia deve essere combattuta”. 

La fiaccolata

 E’ partita da piazza Vittorio Veneto, a Palermo, con centinaia di persone, la fiaccolata per commemorare il 34esimo anniversario della strage che ha ucciso Paolo Borsellino e 5 poliziotti. Il corteo organizzato dai movimenti giovanili di Destra comunità ’92 e Forum XIX luglio, arriva in via D’Amelio.

In testa al corteo vi sono il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli, il capogruppo Fdi al Senato Lucio Malan e la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, diversi sindaci con la fascia tricolore, tra cui quello di Messina, parlamentari nazionali e regionali di Fdi. E’ attesa Arianna Meloni. Davanti al corteo viene tenuto uno striscione con scritto “Paolo vive”.

Al termine della manifestazione in via Autonomia Siciliana, nei pressi di via D’Amelio, lo spettacolo teatrale “I giorni di Giuda – Intervista marziana a Paolo Borsellino”, di Francesco Vitale e Manfredi Borsellino. Sul palco Marco Feo, Paride Cicirello e Germana Nicolosi, con la partecipazione di Giacomo Tantillo alla tromba e la partecipazione al testo e alla regia di Angelo Butera. 

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“È giusto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricordi oggi Paolo Borsellino e il suo sacrificio. Ma il ricordo della politica rischia di risultare poco credibile se non si traduce, ogni giorno, in scelte coerenti a sostegno della magistratura e della lotta alle mafie”.

Lo affermano i componenti democratici della Giunta per le autorizzazioni della Camera che sottolineano: “non comprendiamo l’annunciata decisione della maggioranza di respingere la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Caroccia, nell’ambito di un processo per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Delmastro non è indagato, ma la Procura ritiene quelle conversazioni rilevanti ai fini dell’accertamento dei fatti. Se Delmastro non è indagato e Fratelli d’Italia non hanno nulla da temere, perché impedire alla Procura di acquisire elementi che ritiene importanti in un processo che riguarda il contrasto alla criminalità mafiosa? Quale sarebbe l’interesse pubblico nel negare questa autorizzazione? La prossima settimana la Giunta e poi l’Aula saranno chiamate a decidere. Ci auguriamo che la maggioranza smentisca gli annunci e scelga la coerenza. Perché il modo migliore per onorare Paolo Borsellino non è ricordarlo un giorno all’anno, ma consentire alla magistratura di svolgere fino in fondo il proprio lavoro, ogni giorno. Sulla lotta alle mafie non possono esserci doppi standard”. 

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