PALERMO – Potrebbe essere l’ennesimo gesto di sfida. I picciotti del racket sono tornati al bar Chéri in via a Ignazio Mormino allo Zen. Il condizionale è dovuto alla fase iniziale delle indagini. Di sicuro le fiamme hanno danneggiato le macchine esterne dei condizionatori.
Sull’episodio stanno lavorando i poliziotti del commissariato San Lorenzo e della squadra mobile che sta seguendo i casi precedenti. Sono state acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
Sette giorni fa qualcuno aveva lasciato una bottiglietta di liquido infiammabile con la scritta “5.000 euro” davanti all’ingresso del bar. Un’altra in vetro, e piena di petardi, era stata fatta esplodere all’interno della veranda. Il materiale ignifugo ha bloccato sul nascere le fiamme. È come se i picciotti del pizzo avessero un conto in sospeso con il titolare del bar.
Nel blitz dei 181 dell’anno scorso era emerso che già nel 2022 la mafia pretendeva di incassare la tassa del racket “con le buone o con le cattive”. Così diceva Domenico Ciaramitaro della Marinella, mentre parlava con Francesco Stagno e Antonino Mazza. Erano pronti ad accollarsi il rischio di essere denunciati perché “questi dello Cherì sono sbirri”.
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Una cosa è certa. Dallo scorso novembre un esercito di emergenti sta mettendo a ferro e fuoco il territorio che va da Tommaso Natale fino a Capaci e Isola delle Femmine.
L’11 giugno scorso la Procura della Repubblica ha arrestato otto persone, ma i raid non si sono fermati. Oltre al bar Chéri, la settimana scorsa, erano finiti nel mirino un barbiere e una parruccheria allo Zen.




