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"Una classe politica dozzinale che non guarda il futuro." Ma se i siciliani soffrono per i risultati del loro operato, i poltici meritano anche di essere definiti "ladri di vita". La sanità è la vita dei siciliani . Il lavoro, anche quello di chi è costretto a scappare, è vita. La sicurezza, in tutte le sue declinazioni funzionali, è vita. La prevenzione e la pianificazione è vita........Gli aspiranti poltronisti che siederanno sugli scranni degli eleganti ambienti del palazzo regionale hanno la vita dei siciliani nelle mani.
Dopo 5 anni di Musumeci e 4 di Schifani con il rapporto democraticamente consolidato tra maggioranza e poltrone, parlare “solo” di poltronisti di ogni colore è “riduttivo” nel senso che i sederi che hanno occupato le poltrone più di peso, nel bene e nel (tanto?, punti di vista) male sono quasi esclusivamente della maggioranza, di questa maggioranza di centrodestra o di destracentro (punti di vista). E la ricerca di una classe politica meno dozzinale inevitabilmente ci fa pensare che quelli della politica sono tutti uguali, e non è vero. Ricordando che i distinguo, come le eccezioni, confermano la regola.
Presidente, se vogliamo davvero dare ai giovani il diritto di restare, partirei da una domanda: quali lavori vanno a fare fuori i giovani siciliani che partono? Spesso non partono perché non vogliono restare, ma perché qui non trovano il lavoro per il quale sono stati formati. L’indagine “La Sicilia che (non) vorrei” ha avuto un grande merito: ascoltando voci diverse, ha fatto emergere con sorprendente chiarezza una vera mappa dei bisogni della Sicilia. Infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Partiamo da questi bisogni, programmiamo il lavoro necessario per rispondervi e orientiamo la formazione di conseguenza. Il Governo regionale deve costruire una collaborazione stabile e strutturata con università ed enti di formazione, rispettandone l’autonomia ma assumendosi la responsabilità di programmare i fabbisogni professionali della Sicilia. Se servono più medici, ingegneri, tecnici o altre professionalità, bisogna saperlo per tempo e creare le condizioni per formarli. Creiamo anche un sistema premiante per università ed enti formativi basato sui risultati occupazionali ottenuti in Sicilia: quanti giovani trovano un lavoro coerente con le competenze acquisite? Quanti ricevono opportunità già nell’ultimo anno di formazione? Quanti riescono davvero a restare? E studiamo anche chi torna. Sappiamo quanti rientrano, molto meno perché lo fanno. Tornano perché hanno trovato lavoro qui, per la famiglia, per lo smart working o perché il costo della vita fuori non consente più di restare? Conoscere queste ragioni è indispensabile per costruire politiche efficaci. Altrimenti rischiamo il paradosso di formare giovani che, per utilizzare ciò che hanno imparato, sono costretti a partire; con loro perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. In più, sosteniamo i costi della loro formazione mentre altre regioni o altre nazioni ne utilizzano le competenze. Presidente, il diritto a restare non può essere soltanto un auspicio. Individuiamo i bisogni, programmiamo il lavoro, orientiamo la formazione e misuriamo quanti giovani riusciamo davvero a far lavorare in Sicilia. Questa programmazione deve essere globale, propositiva, trasparente e comunicata ai cittadini con obiettivi, tempi, risorse e risultati leggibili da tutti. A Lei, Presidente, chediamo di assumere fino in fondo questa precisa responsabilità politica: mettere in relazione i bisogni della Sicilia, il lavoro e la formazione, rendere pubblici e misurabili i risultati e, attraverso questa trasparenza, riavvicinare i cittadini alla politica.
Commozione tristezza rabbia. Signora dia un abbraccio al suo bambino,
I miserabili sono sempre esistiti, li troviamo da sempre nella storia umana, ma vi è sempre stata una linea che non è sottile, ma ben demarcata, dettata dalla morale, che distingue quello che, anche al di fuori delle regolare sociali, che chiamiamo legge, si può o non si può fare. E questa linea esiste da migliaia di anni e la ritroviamo nelle tavolette cuneiformi, fino ad oggi. I ladri sono sempre esistiti, ma un ladro non uccide, non picchia, non usa armi. Nessun ladro è mai stato sfiorato dall'idea di rubare in un luogo sacro (a prescindere dal culto), ai poveri, ai bambini, ai defunti. Questo non è furto, ma qualcosa che andrebbe considerato come sciacallaggio. Oggi anche questa linea di confine è saltata, e purtroppo i nostri figli cresceranno in un mondo senza confini morali.


Al massimo le verrà notificato un decreto di espulsione e ce la ritroveremo in mezzo ai piedi! Peccato: una risorsa così!!!
Foglio di via obbligatorio!!!
Se la farà franca, perché siamo terra di conquista; al suo paese non l’avrebbe mai fatto, perché l’avrebbero ridotta male senza alcuna pietà e, poi, lasciata nuovamente per strada, a terra.
in italia si può far di tutto….
Qualche aquila di amministratore ha vietato a Palermo l’uso del TASER, anche in via sperimentale? E bravo l’asino!
Si decreto di espulsione che non verra’ mai eseguito..!! Ma questa nel nostro territorio cosa fa..?? Provo ad indovinare..?? No evito..!!
taser, le forze dell’ordine devono essere provviste di taser
Mah una brasiliana proprio qui a Palermo, non sarebbe molto meglio per lei ritornare nella bellissima Rio de Janeiro per prepararsi adeguatamente alle sfilate in strada del prossimo Carnevale? Se potessi ci andrei io….
Adesso le chiederanno scusa ed accuseranno i poliziotti ed i vigilante di violenza nei suoi confronti . Funziona così siamo in Italia.
Nel suo paese prima di poter solo pensare di prendere a calci e pugni le F.O. avrebbe ricevuto un paio di manganellate….e poi riportata la calma avrebbe dovuto prima chiarire e poi risarcire quanto distrutto. Ma siamo in Italia e grazie a buonismo, accoglienza ed integrazione ci ritroviamo tutti i giorni d essere terra di nessuno.