Caro Alfano, vada alle Poste | E firmi un protocollo di decenza

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Il corsivo. Angelino è in città. Perché non fare un passaggio alle Poste di via De Gasperi?

Il ministro e suo fratello
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2 min di lettura

La notizia, all’osso, è questa: “Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha firmato, in Prefettura a Palermo, un protocollo di legalità tra l’Anas e le nove Prefetture siciliane finalizzato alla prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dei contratti pubblici e alla prevenzione delle interferenze illecite nei cantieri stradali dell’Isola”.

Bene, benissimo. Certo, la parola ‘protocollo’ è di quelle che provocano l’insorgenza di una irruenta orticaria, un po’ come tavolo tecnico. Se uno ci riflette: li firmava perfino Roberto Helg, in carcere per estorsione.

Comunque, non sottilizziamo. La legalità è cosa buona e giusta, la prevenzione è cosa santa e bellissima, tutto lascia presagire un futuro radioso senza né mafia, né ladri di merendine… Purtroppo, a Palermo, piove: altrimenti il giubilo sarebbe stato completo.

Tuttavia, Eccellenza (nel senso di Alfano), visto che si trova nei paraggi, perché non fa pure una capatina in via De Gasperi, nella sede delle Poste, per firmare un protocollo di decenza? Con l’auto blu ci metterà dieci minuti. Dice: e che c’entra la decenza? C’entra, c’entra…

Rammentiamo le cronache recenti. Alfano Senior ha un fratello che proprio alle Poste lavora, e che abbiamo rinominato, affettuosamente, ‘Alfanino’. Il suddetto ‘Alfanino – come è noto – ha scalato rapidamente i gradini della carriera, attirando su di sé la malevola attenzione di qualche intercettazione che ha mandato in solluchero i soliti giornalisti sfaccendati che, a loro volta, hanno malignato circa presunti e certamente inesistenti favoritismi. E’ stato trasferito a casa. E avrebbe un bagno personale in ufficio per ristorarsi dalle fatiche dell’incarico.

Ora, non c’è niente di male. Sicuramente Alessandro Alfano ha tali e tanti talenti da meritare super-stipendio e prebende. E, siccome siamo dei puri di cuore, siamo pronti a credere che la graziosa e fortunata circostanza di avere un fratello ministro dell’Interno non abbia interferito in una così lampante ascesa. Però, l’Italia è un Paese di biechi e sospettosi che, magari, penseranno cinicamente il contrario.

Ponga dunque rimedio, eccellenza e taciti il cinismo delle malelingue. La faccia quella capatina in via De Gasperi. Si prenda il tempo per un caffè, poi firmi quel protocollo di decenza per fugare il benché minimo sospetto. Anzi, affigga personalmente un cartello alla vetrata maggiore con la scritta: “Qui non si assumono più congiunti di ministri”. Migliaia di postini precari, con fratelli dal cognome meno altisonante del suo, gliene saranno grati.

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