CATANIA – Gli agenti della Squadra mobile di Catania hanno eseguito una misura cautelare di divieto di avvicinamento, emessa dal Gip, a carico di una coppia, per il caso del bambino di 11 anni picchiato, il cui video è finito su Tik Tok. I due sono indagati per maltrattamenti aggravati in concorso ai danni del figlio, un bambino di 11 anni.
Le misure cautelari hanno tratto origine dalle indagini, avviate il 3 gennaio proprio a seguito di una segnalazione del video, divenuto virale sui social. Il video era corredato da un audio e conteneva gravissimi maltrattamenti, fisici e psicologici. Maltrattamenti che sarebbero consistiti in percosse con un cucchiaio di legno e umiliazioni verbali da parte di un uomo ai danni del bambino. Il tutto in presenza, tra gli altri, di altre due bambini.
Bimbo picchiato, l’iniziale fermo del padre
Dopo le prime indagini il padre era stato sottoposto a fermo. Sulla base delle dichiarazioni della piccola vittima, era stato indicato quale unico autore dei maltrattamenti. A seguito della scarcerazione – il gip catanese non ha riconosciuto i gravi indizi per l’ipotesi di maltrattamenti – sono proseguite le attività investigative.
Dalle testimonianze raccolte sarebbe emerso un quadro indiziario ben delineato. La Procura ipotizza la “sistematica sottoposizione del minore a maltrattamenti da parte di entrambi i genitori”. Tale da integrare, come riconosciuto dal Giudice in questa fase, il reato di maltrattamenti. È emerso così che la madre – anche in modo autonomo rispetto al padre – avrebbe in più occasioni colpito il piccolo con un cucchiaio di legno e che la stessa sarebbe l’autrice del filmato ora parte le indagini. Questa ovviamente è l’ipotesi degli inquirenti. Nell’audizione, invece, il bambino aveva dichiarato che ad effettuare le riprese era stata la sorellina.
I lividi e i segni di violenza
Le indagini, nel delineare un quadro indiziario grave a carico dei due indagati quali autori delle condotte di maltrattamento, avrebbero restituito un quadro indiziario di violenze ripetute. Violenze che hanno provocato al ragazzino, in più circostanze, lividi e segni di violenza. Il ripetersi nel tempo degli eventi, la gravità dei fatti e il pericolo concreto che potesse compromettersi la genuina acquisizione della prova hanno indotto l’Ufficio a richiedere la custodia cautelare in carcere.
Grazie anche alle indagini eseguite dagli agenti della terza sezione della Squadra mobile, si è ricostruito a livello indiziario come il padre avrebbe reiteratamente umiliato il minore con l’uso di espressioni offensive. E ciò in aggiunta a quanto documentato nel video da cui si evince la violenza sul minore, colpito con particolare foga e continuità, con un cucchiaio di legno e indotto a rispondere alla domanda “chi sono io?” “sei il mio padrone…” alla presenza delle altre tre figlie minori, mentre la madre ne sosteneva l’azione, filmando l’evento così da mostrarglielo ogni volta che avrebbe non osservato le regole imposte.
Vittima chiusa a chiave nello sgabuzzino
Nello stesso contesto investigativo sarebbero stati delineati – sulla base degli indizi raccolti – ulteriori drammatici episodi. Il padre, per banali motivi, come essere salito su un banco di scuola o avere fatto piangere una delle sorelline, avrebbe picchiato la piccola vittima. E l’avrebbe rinchiusa a chiave in uno sgabuzzino. Sarebbero inoltre emersi rimproveri e schiaffi ai danni delle tre figlie della coppia, di 8, 7 e 4 anni.
La Procura aveva chiesto l’arresto e la custodia in carcere per entrambi gli indagati. E in subordine il divieto di avvicinamento alla vittima. Il gip ha accolto questa seconda ipotesi, ma l’organo requirente ora sta valutando, così ha reso noto il procuratore di Catania Francesco Curcio in una nota, di impugnare il provvedimento al Riesame.

