Catania, le botte e gli insulti al bimbo: il video e l'indignazione

Catania, le botte e gli insulti al bimbo: il video choc e il dolore

Le immagini cancellate dai social. Ma restano quel pianto innocente e quelle urla impresse nella nostra mente

CATANIA – Le urla. Il pianto. E la violenza barbara e disumana. Cancellato dai social, quel video che circolava da ieri mattina sui telefoni di trequarti di città, pare avere destato tutti dal tepore quasi automatico delle giornate natalizie. Non si è trattato solo di indignazione.

Bensì della necessità di immedesimarsi in un dolore che non era solo quello di un bimbo picchiato selvaggiamente. Di una scena feroce postata sui social tutt’altro che in maniera involontaria. Quasi un grido d’aiuto disperato, sebbene il video risalga a metà dello scorso mese di dicembre.

Il video-shock

Il racconto delle immagini fa accapponare la pelle. Il patrigno – compagno della madre che ha legalmente riconosciuto il bimbo di 10 anni – colpisce ripetutamente la sua vittima indifesa con un cucchiaio da cucina in legno. Il bambino resta seduto sul divano. Alla violenza fisica si unisce quella verbale: “Basta – grida il piccolo tra i singhiozzi – mi sto sentendo male”. “Chi sono io? – scandisce ossessivamente l’altro -. Sono il padre e mi devi ubbidire, devi fare quello che dico”. Terrorizzato, il ragazzino ripete: “Sei il papà, il mio padrone”.

La registrazione del filmato si conclude con il ragazzino che si alza dal divano e percorre un corridoio, seguito dal padre che continua a insultarlo. Un video di pochi minuti interminabili e raccapriccianti.

L’indagine ed il fermo

L’uomo adesso è accusato di maltrattamenti aggravati anche nei confronti delle altre tre figlie, tutte più piccole del bambino che la madre ha avuto con un altro uomo e che l’attuale marito ha – come detto – riconosciuto legalmente.

Dopo le numerose segnalazioni giunte alla polizia, le indagini sono scattate immediate. In poco tempo l’uomo è stato individuato e prelevato a casa, a San Cristoforo. Un gruppo di residenti si sarebbe scagliato contro di lui e non ha risparmiato insulti alla moglie. Dopo essere stato interrogato in questura, su disposizione del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che coordina l’indagine con il pm Alberto Santisi, l’uomo è stato portato in carcere. 

Ed in queste ore è stato detto tanto e commentato molto un pò dappertutto. Quello che resta è il sapore amaro di una di una infanzia violata. Con la narrazione atroce di immagini che sono state appello e grido d’aiuto assieme. Un post su Tik Tok che ha svelato quanto già (forse) sapevamo: la cruda e fragile realtà che si consuma nel silenzio altrettanto violento di tante famiglie.


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